Più occupati e più ore lavorate, ma una crescita del prodotto inferiore a quella dell’input di lavoro. I dati sul secondo trimestre 2026 pubblicati da Istat e Eurostat restituiscono un quadro molto chiaro dell’economia italiana: rispetto allo stesso trimestre del 2025 le ore effettivamente lavorate aumentano dell’1,3%, mentre il PIL reale cresce dell’1,0%. Istat stima complessivamente 11,6 miliardi di ore lavorate nel trimestre.
Se si utilizza la misura dell’occupazione dei conti nazionali, quella coerente con il calcolo del PIL e della produttività, il numero degli occupati cresce nello stesso periodo dell’1,4%. Confrontando i dati Eurostat su PIL e occupazione, ne risulta per l’Italia una diminuzione di circa lo 0,4% della produttività per occupato, uno dei soli tre valori negativi nell’Unione europea insieme a Irlanda e Romania. Nella media dell’UE, lo stesso calcolo indica invece una crescita della produttività per occupato di circa l’1,0% (PIL UE +1,4%, occupazione UE +0,4%).
La stessa relazione emerge guardando alle ore: se il prodotto italiano aumenta dell’1,0% mentre le ore impiegate per produrlo crescono dell’1,3%, la produttività oraria italiana risulta sostanzialmente in lieve diminuzione, attorno allo 0,3%. Nell’Unione europea le ore lavorate aumentano invece dello 0,8% e il PIL dell’1,4%, per una produttività oraria che, sulla base di questi due dati Eurostat, si stima in crescita di circa lo 0,6%.
«Il dato sull’occupazione resta positivo e non va sminuito – commenta Francesco Seghezzi, presidente di ADAPT – soprattutto per un Paese che continua ad avere un tasso di occupazione molto più basso della media europea. Ma questi numeri mostrano anche il limite del modello di crescita italiano: stiamo aumentando il prodotto principalmente aumentando la quantità di lavoro utilizzata. Nel secondo trimestre abbiamo l’1,3% di ore in più e circa l’1% di PIL in più. Vuol dire che, mediamente, ogni ora di lavoro genera meno prodotto rispetto a un anno fa».
Anche i dati della Rilevazione sulle forze di lavoro confermano l’espansione dell’occupazione, pur utilizzando una definizione statistica diversa da quella dei conti nazionali. Nel secondo trimestre gli occupati raggiungono 24 milioni 447 mila, 246 mila in più rispetto a un anno prima (+1,0%). A crescere sono soprattutto gli occupati a tempo pieno, +345 mila (+1,7%), mentre quelli a tempo parziale diminuiscono di 99 mila. Aumentano di 155 mila i dipendenti permanenti e diminuiscono di 33 mila quelli a termine.
«Questo è un elemento da tenere presente – prosegue Seghezzi – perché sarebbe troppo facile spiegare la debole produttività semplicemente con una crescita di lavoro precario o a poche ore. I dati non raccontano questo: aumenta il tempo pieno e aumenta il lavoro permanente. La questione è più profonda e riguarda dove si crea occupazione, come vengono organizzati lavoro e produzione, gli investimenti, la tecnologia e la capacità delle imprese di generare valore aggiunto».
La composizione settoriale offre qualche indicazione. Le ore lavorate aumentano dell’1,6% nei servizi, dell’1,9% nelle costruzioni e solo dello 0,6% nell’industria in senso stretto. Nel settore privato non agricolo le posizioni dipendenti crescono dell’1,8% nei servizi e appena dello 0,5% nell’industria.
«Il problema diventa ancora più evidente se lo guardiamo in prospettiva demografica. L’Italia può ancora sostenere la crescita aumentando i tassi di occupazione, soprattutto tra donne, giovani e lavoratori più anziani. Ma la popolazione in età da lavoro sta diminuendo. Una crescita fondata prevalentemente sull’aggiunta di persone e ore incontra quindi un limite fisico. Se non torna a crescere la produttività, diventerà difficile sostenere insieme crescita economica, salari e sistema di welfare».
Nel secondo trimestre 2026, dunque, la sequenza dei dati italiani è particolarmente semplice: occupati +1,4%, ore lavorate +1,3%, PIL +1,0%, produttività per occupato circa -0,4%. Per ADAPT è questa relazione, più del singolo record occupazionale, a indicare oggi il principale nodo strutturale del mercato del lavoro italiano.
