LAVORO

Trasparenza salariale: l’Italia corre più veloce delle altre grandi economie europee

L’Italia registra una spinta significativa sul fronte della trasparenza salariale, avanzando con un passo più spedito rispetto ai principali mercati dell’Unione Europea. Secondo i più recenti dati dell’Indeed Hiring Lab – il dipartimento di ricerca economica di Indeed – a luglio 2026, il 61% degli annunci di lavoro pubblicati sul portale italiano di Indeed indica la retribuzione o il range salariale di riferimento. Una rivoluzione, se si considera che nel 2020 tale percentuale si attestava al 5,3% e un balzo straordinario rispetto al 35% registrato a inizio anno.

A fronte di una crescita serrata in Italia, le altre grandi economie dell’UE mostrano, invece, un andamento per lo più stabile o di attesa, rispecchiando gli stati di avanzamento degli iter normativi di recepimento della Direttiva Europea sulla trasparenza retributiva (UE 2023/970) nei vari mercati. Paesi Bassi (49%) e Francia (43%), che negli ultimi anni si sono sempre distinti per percentuali tra le più elevate, a luglio si attestavano a valori inferiori a quelli italiani. Spagna (18%) e Germania (14%), invece, si mantengono su livelli minimi.

L’effetto traino della legislazione italiana

L’Italia si posiziona in primo piano in materia di trasparenza retributiva, in virtù del rapido recepimento della Direttiva Europea UE 2023/970. Il D.Lgs. del 7 maggio 2026, n. 96, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 1° giugno ed entrato in vigore il 7 giugno 2026, ne definisce il quadro di applicazione in Italia.

Lisa Feist, economista di Indeed, spiega: “Questa accelerazione dell’Italia negli ultimi mesi deriva direttamente dall’entrata in vigore delle norme nazionali di recepimento della Direttiva Europea. Il rispetto puntuale della scadenza di giugno ha posizionato l’Italia in prima linea su questo fronte, con un quadro normativo che si caratterizza per un’applicazione estensiva della Direttiva: i datori di lavoro sono tenuti a indicare lo stipendio iniziale o la fascia retributiva direttamente nell’annuncio di lavoro, anziché rinviarne la comunicazione a un momento successivo della selezione. Nelle altre principali economie dell’Unione Europea, invece, il trend appare più stazionario. Le aziende mantengono un atteggiamento più cauto in attesa del completamento dei rispettivi quadri normativi nazionali”.

I range salariali non si sono ampliati

Si temeva che i datori di lavoro potessero reagire alle nuove norme ricorrendo a range salariali molto ampi, in osservanza della legge, ma poco indicativi per chi cerca lavoro. I dati suggeriscono invece il contrario: i range salariali pubblicati si sono ristretti. La mediana dei range salariali negli annunci di lavoro pubblicati su Indeed Italia tra il 7 giugno e il 31 agosto 2026 era pari al 25% del limite inferiore, in calo rispetto al 46% registrato nello stesso periodo dell’anno precedente. Ad esempio, un range che partiva da 2.000 euro aveva in passato un’ampiezza di circa 900 euro; oggi è più vicina ai 500 euro.

Ciò è in linea con l’analisi condotta da Mariano Mamertino, economista senior presso il Burning Glass Institute, sulla base dei dati di Lightcast. Mamertino aggiunge: “Si sospettava che la trasparenza salariale potesse indurre i datori di lavoro a pubblicare range salariali molto ampi, tecnicamente trasparenti ma poco utili. Finora, i dati mostrano il contrario: i range salariali si sono effettivamente ridotti”.

Si è ancora lontani dal 100%

Sebbene il trend italiano sia orientato alla crescita, la quota di annunci trasparenti è ancora lontana dalla totalità del mercato. Si tenga presente che alcune tipologie contrattuali e settoriali beneficiano di deroghe specifiche e che sono ancora in corso di definizione alcuni dettagli attuativi della normativa. I processi HR di diverse realtà aziendali, inoltre, richiedono un fisiologico tempo di adeguamento alle nuove prassi.

Conclude Lisa Feist: “in questo scenario, favorire una maggiore trasparenza salariale non rappresenta un mero adempimento normativo per le aziende, ma una leva strategica. Aiuta i candidati a fare scelte più consapevoli e permette alle aziende di attrarre i talenti giusti, con aspettative già allineate. È uno strumento chiave per creare fiducia fin dal primo contatto, ridurre il mismatch sul mercato e contribuire alla parità retributiva di genere.”