INTERNAZIONALIZZAZIONE

L’economia globale a tre velocità tra AI, geopolitica e frammentazione

Immagine di jcomp su Magnific

Tre velocità differenti, legate a tre driver diversi: così l’economia mondiale si avvicina al 2027 con un crescita disomogenea e incostante. È quanto emerge dal ‘Sector Atlas 2026’ di Allianz Trade, il leader globale dell’assicurazione dei crediti commerciali: la crescita globale dovrebbe rallentare al +2,5% nel 2026, prima di risalire al +2,9% nel 2027, sostenuta soprattutto dagli investimenti nell’intelligenza artificiale, mentre persistono gli effetti delle tensioni geopolitiche, delle tensioni commerciali e della frammentazione delle catene di fornitura. Il principale motore della crescita resta il comparto tecnologico legato all’AI. Gli investimenti infrastrutturali dei grandi operatori digitali potrebbero raggiungere 725 miliardi di dollari nel 2026 e superare 1.000 miliardi nel 2027, spingendo le vendite globali di semiconduttori verso quota 1.500 miliardi di dollari. Questo “superciclo” sta creando una netta frattura tra i vincitori dell’AI e i settori più esposti a costi elevati e domanda debole. 

Il Sector Atlas 2026 di Allianz Trade analizza l’evoluzione del rischio d’impresa in 17 settori economici e 70 Paesi. Lo studio si avvale di una metodologia proprietaria che valuta il rischio di mancato pagamento delle imprese sulla base di quattro dimensioni: domanda, redditività, liquidità, contesto operativo e normativo.

I tre comparti più solidi: farmaceutica, software e IT, energia 

Allianz Trade assegna un rating di rischio ai settori (Low, Medium, Sensitive, High): nessun grande settore industriale rientra nella categoria “High Risk”; i tre comparti più solidi risultano farmaceutica – capace di generare utili per effetto di invecchiamento della popolazione e innovazioni dovute alle  applicazioni dell’AI – software e IT – comparto trainato dallo sviluppo della digitalizzazione – ed energia – spinta dall’aumento della domanda strutturale di elettricità legata alla crescita dei data center, ma anche per effetto dei flussi di cassa generati dai prezzi di petrolio e gas.

I tre comparti meno solidi: automotive, moda e chimica europea

I tre settori con maggiori difficoltà risultano essere l’automotive – per la pressione dei produttori cinesi che comprime prezzi e margini –, il tessile/moda – a causa dei costi in aumento e della domanda dei consumatori debole – e la chimica – specialmente in Europa, penalizzata dal gap dei costi energetici con altre regioni, in primis gli USA.

In Italia bene farma e AI, attenzione a domanda debole in alcuni settori

“L’Italia riflette pienamente la ‘economia a tre velocità’ descritta dal Sector Atlas 2026. I settori che beneficiano dei trend strutturali legati all’intelligenza artificiale, alla digitalizzazione, agli investimenti infrastrutturali e alla difesa presentano prospettive più solide. A questi si affianca la farmaceutica, che continua a distinguersi per capacità innovativa, competitività internazionale e resilienza della domanda, e risulta una delle aree più performanti di una economia in moderata crescita”, spiega Gianluigi Iacovino, Region & Italy Credit Assessment Director MMEA di Allianz Trade. “Leggermente più complessa appare la situazione per i comparti che sono più esposti al commercio internazionale e al rallentamento della domanda europea. Ad esempio, Automotive, moda, sistema casa e alcune filiere della manifattura tradizionale continuano a confrontarsi con una domanda ancora debole nei principali mercati di sbocco, una redditività sotto pressione per effetto della competizione globale, dei costi di trasformazione, energetici, nonché un contesto operativo caratterizzato da crescente incertezza geopolitica e commerciale”, elementi questi ultimi che ovviamente non investono solo il nostro Paese.

“Dal punto di vista del rischio d’impresa – conclude Iacovino – osserviamo oggi una crescente divaricazione tra i settori che riescono a combinare crescita della domanda, adeguata redditività e solidità finanziaria, e quelli che devono affrontare simultaneamente pressioni sui margini, maggiore fabbisogno di investimenti e mercati finali meno dinamici. In questo scenario, la capacità delle imprese italiane di innovare, diversificare i mercati di sbocco e rafforzare il posizionamento su prodotti e servizi ad alto valore aggiunto sarà determinante per preservare competitività e risultati nel medio periodo”.