LAVORO

Benefit aziendali: il più richiesto è il supporto alla previdenza

Per un dipendente italiano su tre (31%), il supporto previdenziale offerto dal datore di lavoro, sotto forma di piani pensionistici aziendali e di assistenza nella fase di pensionamento, è il benefit aziendale più desiderato. Al secondo posto c’è una retribuzione premiale basata sui risultati e sulle competenze (27%) mentre al terzo c’è l’offerta di sconti, agevolazioni o convenzioni (25%).

È quanto emerge per l’Italia dall’indagine HR & Payroll Pulse condotta da SD Worx, principale fornitore europeo di soluzioni HR, paghe e presenze, che ha coinvolto 5.936 responsabili delle decisioni in ambito HR e 16.500 dipendenti in 16 Paesi europei.

I dipendenti pensano al futuro economico

Per i lavoratori italiani la retribuzione va oltre il solo stipendio. La sicurezza economica, nel breve e nel lungo periodo è una priorità, tanto è vero che l’offerta di una previdenza integrativa è il benefit aziendale più apprezzato dai dipendenti italiani con il 31% delle preferenze, leggermente sotto la media europea che tocca il 33%. E non è un caso se sono i 35-49enni quelli che apprezzano di più un piano pensionistico complementare: in questa fascia d’età le preferenze salgono al 36%.

Anche il sostegno contro il carovita, però, è al centro delle richieste dei dipendenti italiani. A fronte di un carrello della spesa alimentare che è aumentato del 31,5% tra 2019 e inizio 2026, il 25% dei lavoratori (20% in Europa) domanda convenzioni e sconti che aumentino il potere d’acquisto e un altro 25% chiede sistemi premiali che includano voucher o buoni. Questi ultimi sono particolarmente richiesti, anche più di un piano pensionistico integrativo, da chi si trova nella fascia tra i 25 e i 34 anni (28%), spesso alle prese con i costi della formazione di una famiglia e con le sfide abitative.

E le aziende come stanno rispondendo? In Italia il 32% offre piani pensionistici ai propri dipendenti, più della media europea che si ferma al 31%, mentre la seconda tipologia di benefit più diffusa, pari al 25% delle aziende a fronte di una media europea del 22%, sono proprio le agevolazioni per affrontare l’aumento dei prezzi.

La trasparenza retributiva diventa una priorità strategica

La sicurezza economica, però, non dipende soltanto da quanto si percepisce, sotto varie forme, ma anche dalla trasparenza con cui vengono illustrate retribuzione e politica salariale. Più di un dipendente su cinque, il 21%, considera la chiarezza retributiva un elemento importante ed è ancora più dirimente (25%) per chi ha tra i 25 e i 34 anni. Inoltre, il 23% vorrebbe avere una panoramica completa dei benefit e dei riconoscimenti previsti.

Le aziende italiane ne sono sempre più consapevoli, per il 21% di esse (media europea: 19%) la trasparenza rientra, infatti, tra le cinque principali priorità in ambito payroll e retribuzione e nel 23%, 4 punti sopra il dato europeo, è già pratica consueta all’interno delle politiche HR con l’esplicitazione delle fasce retributive e dei criteri di equità salariale applicati.

“Oggi i dipendenti si aspettano più di uno stipendio competitivo. Vogliono anche comprendere come viene determinata la loro retribuzione, quali benefit ricevono e in che modo l’azienda li sostiene nel lungo periodo. Sicurezza economica e trasparenza diventano così due pilastri fondamentali delle moderne politiche retributive. – afferma Chiara Valdata, People Director per l’Italia di SD Worx Il termine per il recepimento della Direttiva europea sulla trasparenza retributiva negli ordinamenti nazionali è scaduto il 7 giugno 2026 e l’Italia, a differenza di molti Stati membri, lo ha già attuato. Le organizzazioni, oggi più che mai, sono quindi chiamate a compiere ulteriori passi verso politiche retributive più chiare e trasparenti e noi di SD Worx siamo lieti di accompagnarle in questo percorso. Attraverso un modello integrato che abbiamo studiato e sviluppato internamente le aiutiamo, infatti, a trasformare un obbligo europeo in un vantaggio competitivo per loro e per il Paese.”

La via italiana al welfare aziendale passa da buoni pasto e carburante

L’esigenza di una maggiore sicurezza economica passa anche dagli strumenti concreti che i lavoratori italiani individuano come prioritari quando si parla di benefit. Se a livello europeo ai primi posti ci sono più giorni di ferie o permessi (40%) o maggiore flessibilità oraria (31%), nel nostro Paese queste richieste scivolano rispettivamente al quinto e terzo posto, perché hanno molta più importanza le misure di integrazione al reddito.

In cima, infatti, ci sono i buoni pasto, citati dal 39% dei dipendenti (contro il 25% europeo) con una preferenza maggiore da parte delle donne (44%); poi vengono le carte sconto e i buoni carburante con il 30% (solo il 19% in Europa), seguiti da flessibilità oraria (27%) e voucher legati alla cultura (26%). Per questi ultimi, la percentuale sale al 31% tra le lavoratrici.

Le imprese italiane sono ricettive rispetto a queste richieste: il benefit più comune, adottato dal 33% delle imprese (19% in Europa) sono infatti proprio i buoni pasto, seguiti dalla flessibilità oraria, con il 26%, e, dato rilevante, dall’offerta di un’assicurazione sanitaria, presente nel 21% delle organizzazioni, dato molto maggiore rispetto a quello medio europeo (14%) e che sale al 43,5% nel settore finanziario.

Reward, tra fiducia e sostenibilità dei costi

In questo momento il 53% delle aziende sta valutando come rendere il pacchetto retributivo più attrattivo senza aumentare il costo complessivo del lavoro e per questo saranno i benefit a diventare una leva importante per coniugare sostenibilità dei costi e valore aggiunto.

“La retribuzione evolve così da strumento esclusivamente economico a sistema strategico capace di mettere in relazione fiducia, sostenibilità ed engagement. Le organizzazioni che investono in sicurezza economica, trasparenza, flessibilità e benessere non solo rafforzano il proprio posizionamento sul mercato del lavoro, ma costruiscono politiche retributive più adatte a rispondere ad aspettative crescenti e a un quadro normativo sempre più articolato”, conclude Valdata.