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Gas Qatar: fino a 21 miliardi di euro il conto per le imprese italiane nel 2026, il Qatar non torna prima del 2027

 29 carichi di gas naturale liquefatto cancellati, per un volume complessivo di circa 3,8 miliardi di metri cubi: è il bilancio che QatarEnergy non è riuscita a consegnare a Edison dall’aprile scorso a oggi, con la crisi che secondo le stime di Shell potrebbe protrarsi fino al 2027-2028. È Claudio Fratocchi, Managing Director di Scientia Consulting e CEO di Energieering, a collegare questo dato geopolitico al suo impatto sui conti delle imprese italiane.

Impatto economico stimato sulle imprese

Le stime più recenti disegnano un quadro a più scenari:

  • Secondo l’Ufficio studi CGIA di Mestre, se i rincari di gas ed elettricità dovessero stabilizzarsi sui livelli attuali, le imprese italiane pagherebbero quasi 10 miliardi di euro in più in bolletta nel 2026 rispetto al 2025.
  • Il Centro Studi Confindustria stima per la sola manifattura una forbice tra +7 e +21 miliardi di euro nel 2026, a seconda della durata del conflitto in Golfo Persico e dell’andamento del petrolio; con un barile medio a 140 dollari l’incidenza dei costi energetici sui costi totali salirebbe al 7,6%, vicino all’8,3% del picco 2022.
  • Nomisma Energia stima per settembre un aumento della spesa energetica delle imprese fino al +54% su base annua, contro il +23% delle famiglie.
  • Confesercenti quantifica in circa 870 milioni di euro la stangata su commercio, somministrazione e turismo tra giugno e agosto 2026 rispetto allo stesso periodo 2025 (700 milioni di elettricità, 170 milioni di gas), con punte vicine al +50% per ristoranti e alberghi.

Le stime non sono cumulabili tra loro — coprono perimetri e periodi diversi — ma convergono su un ordine di grandezza: diversi miliardi di euro l’anno di costi aggiuntivi, concentrati su manifattura energivora e PMI del terziario, che hanno meno potere contrattuale per scaricare il rincaro sui listini.

Su questo sfondo, il contratto Edison-QatarEnergy (6,4 miliardi di m³ l’anno9-12% della domanda italiana) resta solo uno dei fattori di rischio: il gas al TTF è più che raddoppiato in un anno e sui massimi da gennaio 2023, mentre gli stoccaggi europei restano intorno ai due terzi della capacità, sotto le medie stagionali — l’Italia, invece, viaggia verso l’obiettivo del 90% grazie alle aste di primavera.

«Il dato che deve far riflettere non è più solo “fino a novembre”, ma “fino al 2027, forse al 2028” — dichiara Fratocchi —. Le stime di CGIA e Confindustria dicono la stessa cosa in modo diverso: la sicurezza energetica non si misura solo in metri cubi, si misura negli euro al megawattora che le imprese pagano ogni giorno. Con un conto che può arrivare a 21 miliardi per la sola manifattura, il settembre della ripresa rischia di trasformarsi in un autunno di margini azzerati per capannoni, laboratori e botteghe. Serve più coraggio: l’energia a costi competitivi è interesse nazionale, non ordinaria amministrazione».

Da qui il «Patto energia per le PMI» proposto da Fratocchi, in tre punti: estendere l’Energy Release 2.0 — oggi riservato agli energivori — alle PMI manifatturiere; introdurre, dopo l’esaurimento di Transizione 5.0, un credito d’imposta del 30% per autoproduzione, efficienza e continuità energetica, incluse le tecnologie di protezione fisica e cibernetica degli impianti; varare un programma nazionale di protezione delle infrastrutture energetiche in coerenza con la direttiva NIS2.

«Ogni rigassificatore, ogni interconnessione, ogni chilometro di rete è oggi un asset strategico da difendere — conclude Fratocchi —. Se il conto delle imprese può arrivare a 21 miliardi e la crisi qatariota durerà fino al 2027, l’Italia non può permettersi di scoprirlo strada facendo».