- La debolezza della nostra industria emerge chiaramente dagli ultimi dati: nel secondo trimestre 2026 la produzione è aumentata leggermente, sia in termini congiunturali (+0.4%) sia in termini tendenziali (+0,5%).
- L’export di settore cresce dell’8,3% su base annua, trainato in misura maggiore dai mercati extracomunitari (+9,9%) rispetto all’UE (+6,9%). Francia (+11%), Germania (+5,2%) e Spagna (+3,5%). Da segnalare gli ulteriori cali verso Cina (-4,1%) e India (-10,2%).
- Lavoro: se tra gennaio-giugno 2026 le ore autorizzate di CIG sono diminuite del 22,1%, rispetto all’analogo periodo del 2025, le richieste di CIGS hanno invece superato quelle di CIGO.
- Le previsioni per i prossimi mesi indicano un calo dell’attività produttiva e un ridimensionamento dell’occupazione: il 23% delle imprese intervistate ha attivato procedure per crisi e/o ristrutturazione aziendale.
- Focus Conflitto in Medio Oriente: il 79% delle aziende segnala un incremento dei costi derivanti dal conflitto. A fronte di questi rincari il 48% delle aziende ha potuto aumentare i prezzi di vendita in misura trascurabile o ridotta, mentre solo il 25% è riuscita ad aumentarli in misura più significativa
- Focus Nuove opportunità di business: negli ultimi 12-18 mesi, oltre un terzo delle imprese partecipanti all’indagine ha avviato nuove produzioni in specifiche filiere, soprattutto nell’Automotive (12% dei casi), seguito da Difesa e Sicurezza (9%) e da Navalmeccanica/Cantieristica e Aerospazio, entrambe al 7%.
Sono stati diffusi i risultati della 179ª edizione dell’Indagine congiunturale di Federmeccanica sull’Industria Metalmeccanica – Meccatronica italiana.
Nel secondo trimestre del 2026, le tensioni geopolitiche persistenti e la volatilità dei costi energetici hanno continuato a pesare sull’attività delle imprese manifatturiere. Nel nostro Paese, la produzione industriale resta fragile e i segnali di ripresa risultano ancora discontinui: il tono più vigoroso di inizio trimestre si è poi ridimensionato fino alla frenata di giugno. La debolezza della nostra industria, infatti, emerge chiaramente dagli ultimi dati: nel secondo trimestre dell’anno in corso la produzione è aumentata leggermente, sia in termini congiunturali (+0.4%) sia in termini tendenziali (+0,5%).
L’attività produttiva metalmeccanica ha ugualmente rallentato nel secondo trimestre rispetto al primo pur dimostrando una maggiore tenuta nei valori. Tra aprile e giugno dell’anno in corso, infatti, i volumi di produzione sono cresciuti in media dello 0,5% rispetto ai tre mesi precedenti e del 2,2% nel confronto l’analogo periodo del 2025.
Nell’ambito dell’aggregato, i risultati di produzione nel periodo sono stati contrastanti nei diversi comparti e questo perché il settore metalmeccanico è fortemente eterogeneo sia per l’inclusione di una vasta gamma di attività produttive sia per le differenti dimensioni che caratterizzano le imprese metalmeccaniche.
La tenuta del settore è stata sostenuta soprattutto dalle fabbricazioni di Autoveicoli e rimorchi (+3,2% congiunturale e +13,4% tendenziale) e di Altri mezzi di trasporto (rispettivamente +2,1% e +4,9%). In controtendenza la produzione di Apparecchiature elettriche che è diminuita dell’1,7% rispetto al primo trimestre e dello 0,9% rispetto al secondo trimestre del 2025.
Nell’Unione Europea, dopo il ribasso registrato nei primi tre mesi del 2026, nel secondo trimestre c’è stata un’inversione di tendenza dell’attività produttiva sia nel comparto manifatturiero (+1,3% congiunturale) sia in quello metalmeccanico (+1,6%), nonostante il rallentamento registrato a giugno. Dopo il calo produttivo registrato dal settore a inizio 2026, la Germania ha mostrato un lieve recupero (+0,3% su base congiunturale), mentre la Spagna ha segnato una ripresa più marcata (+3,3%); Francia e Italia hanno invece confermato i modesti risultati positivi del primo trimestre, rispettivamente pari a +0,4% e +0,5%.
Nel primo semestre del 2026, le esportazioni metalmeccaniche sono aumentate in media dell’8,3% rispetto al 2025, sostenute soprattutto dai mercati extracomunitari (+9,9%) rispetto a quelli dell’Unione Europea (+6,9%). Le importazioni sono cresciute ancora di più (+11,9%) e il saldo dell’interscambio si è così attestato a circa 23 miliardi di euro, sotto i 25 miliardi registrati nel primo semestre del 2025.
Verso la UE, tra gennaio e giugno del 2026, le esportazioni metalmeccaniche sono aumentate verso la Francia (+11,0% rispetto allo stesso periodo del 2025) la Germania (+ 5,2%) e la Spagna (+3,5%). Per quanto riguarda i flussi indirizzati verso i paesi esterni alla UE, le esportazioni verso la Svizzera continuano a crescere in modo significativo (+ 118,7% grazie esclusivamente alle vendite di metalli preziosi). In crescita anche le esportazioni verso gli USA (+4,2%), Regno Unito (+2,0%) e Turchia (+1,7%). Sono invece diminuite quelle dirette verso i mercati asiatici di Cina (-4,1%), India (-10,2%) e Giappone (-3,0%).
Infine, con riferimento al fattore lavoro, sebbene nel periodo gennaio-giugno del 2026 le ore di Cassa Integrazione Guadagni complessivamente autorizzate per gli addetti delle aziende metalmeccaniche siano diminuite del 22,1%, rispetto all’analogo periodo del 2025, le richieste di CIGS hanno superato quelle di CIGO, rispettivamente 73,1 milioni e 50,7 milioni. La crescita della CIGS è riconducibile soprattutto all’aumento delle ore autorizzate per riorganizzazioni e crisi aziendali (+62,6%) a fronte del calo di quelle destinate ai contratti di solidarietà (-33,7%).
I risultati dell’indagine che Federmeccanica conduce presso un campione d’imprese associate, le attese sono all’insegna di un peggioramento della congiuntura di settore con le previsioni per i prossimi mesi che indicano un calo dell’attività produttiva e un ridimensionamento dell’occupazione:
- Scende al 26% (dal 32% della scorsa rilevazione) la quota di imprese che ha dichiarato un aumento delle consistenze in essere del portafoglio ordini;
- Rimane elevata e pari all’11% la percentuale di imprese che valuta “cattiva o pessima” la situazione della liquidità aziendale;
- Il 20% (inferiore al precedente 24%) prospetta incrementi di produzione a fronte di un 27% (in salita dallo scorso 21%) che, al contrario, prevede contrazioni;
- Si conferma superiore al 70%, la quota di imprese che non pensa di modificare la propria forza lavoro (il 13% prevede aumenti a fronte del 14% che, invece, pronostica ridimensionamenti);
- Il 23% delle imprese intervistate ha attivato procedure per crisi e/o ristrutturazione aziendale: il 12% ha già fatto ricorso agli ammortizzatori sociali, nel 3% dei casi è prevista una attivazione nei prossimi tre mesi e il rimanente 8% ha dichiarato di essere in fase di valutazione.
La Vicepresidente di Federmeccanica, con delega all’Ufficio Studi, Alessia Miotto ha dichiarato: «La nostra industria è in pericolo e con essa lo è il futuro del Paese. I segnali della nostra indagine diventano tanti indizi che fanno una prova e anche qualcosa di più. Potrebbe essere già una sentenza. Il nostro appello è rivolto al governo dell’Europa e del Nostro Paese. Dobbiamo unire le forze per proteggere l’industria in generale e la metalmeccanica/meccatronica in particolare. Le guerre producono effetti devastanti, la crisi di altri Paesi a noi collegati si riflette sulle nostre filiere, le complessità della transizione continuano a pesare su settori strategici. Ci sono alcune luci che vengono da comparti come quello della navalmeccanica ma c’è il rischio che poi si navighi in un mondo manifatturiero sommerso dalle grandissime criticità. Non possiamo permettercelo. Ai tanti problemi che provengono dai diversi angoli del mondo facendoci trovare tra due e più fuochi, si aggiungono focolai interni che possono consumare ulteriormente la nostra capacità industriale. Il caso ex Ilva è emblematico. Nulla è ancora perduto e si può salvaguardare questo fondamentale asset italiano per poi rilanciarlo. Per far questo, per non essere ancor più dipendenti dall’estero, bisogna trovare il modo per sviluppare un circuito virtuoso, il ciclo integrato con anche l’area a caldo».
FOCUS: Il conflitto in Medio Oriente
Anche nel secondo trimestre è proseguito il monitoraggio del conflitto in Medio Oriente e dell’intensità dell’impatto sull’attività aziendale. Il 45% delle imprese intervistate lo considera moderato e il 9% nullo; al contrario, il 46% ritiene significativi gli effetti del conflitto. Tra queste, il 34% prevede un impatto significativo di lunga durata, mentre il 12% ne ipotizza una durata breve.
Nella precedente indagine, le imprese avevano indicato come principale conseguenza del conflitto in Medio Oriente l’aumento dei costi di energia, trasporti, logistica e assicurazioni. L’attuale rilevazione ha quindi approfondito se, e in quale misura, tali rincari siano stati trasferiti sui prezzi di vendita.
In particolare, il 21% delle imprese rispondenti non ha rilevato aumenti significativi dei costi, mentre il 6% ha dichiarato di non aver ancora potuto trasferire i maggiori costi sui prezzi. Il trasferimento degli incrementi sui prezzi di vendita è stato invece trascurabile nel 29% dei casi (fino al 10% del rincaro); ridotto nel 19% (10%-40%) e parziale nel 18% (40%-80%). Il restante 7% delle imprese ha dichiarato di aver trasferito quasi integralmente, oltre l’80% del rincaro, l’aumento dei costi di produzione sui prezzi di vendita.
FOCUS: Nuove opportunità di business
Negli ultimi anni la trasformazione industriale ha accelerato in modo significativo, spinta dalla transizione ecologica, dall’intelligenza artificiale e dalla digitalizzazione. Federmeccanica ha quindi voluto approfondire se, e quali, nuove opportunità di business si stiano aprendo per le imprese metalmeccaniche, anche con l’obiettivo di sostenerne la sopravvivenza e la crescita nel tempo.
È stato condotto un confronto temporale sulle strategie aziendali adottate per individuare nuove opportunità di business, considerando sia il periodo 2022-2025 sia le prospettive dal 2026.
Le iniziative più diffuse sono state l’ampliamento del portafoglio clienti nelle filiere produttive servite e le collaborazioni industriali, come partnership, joint venture e reti. Quest’anno, inoltre, le operazioni di M&A stanno suscitando un interesse crescente tra le imprese.
Negli ultimi 12-18 mesi, oltre un terzo delle imprese partecipanti all’indagine ha avviato nuove produzioni in specifiche filiere, soprattutto nell’Automotive (12% dei casi), seguito da Difesa e Sicurezza (9%) e da Navalmeccanica/Cantieristica e Aerospazio, entrambe al 7%. Più della metà delle aziende non ha invece attivato nuove produzioni per la distanza dal proprio core business, mentre il restante 8% è stato frenato da ostacoli, difficoltà o barriere all’ingresso.
Il Vicepresidente di Federmeccanica, con delega Navalmeccanica Cantieristica, Luciano Sale ha commentato: «Di fronte alle complesse dinamiche macroeconomiche delineate, il comparto della navalmeccanica italiana si conferma non solo un pilastro economico, ma anche un eccellente motore di sostenibilità sociale ed occupazionale per il Paese. La filiera della cantieristica garantisce, infatti, lavoro ad oltre 180.000 addetti in Italia. Con un moltiplicatore unico, ogni risorsa inserita direttamente nei cantieri navali genera indirettamente occupazione per altre 4 o 5 persone nell’indotto delle piccole e medie imprese (PMI). Il portafoglio ordini del settore assicura, inoltre, una visibilità occupazionale per oltre dieci anni. In questo scenario di stabilità a lungo termine, le aziende del comparto – tra cui Fincantieri – stanno sostenendo lo sviluppo industriale attraverso una forte politica di investimenti centrata sulle persone: inserimento stabile di figure tecniche altamente specializzate; progetti mirati di ricambio generazionale; reskilling e formazione continua per lo sviluppo di nuove competenze legate alla digitalizzazione e alla transizione ecologica; programmi di welfare estesi a tutta la filiera e all’indotto. Il modello della cantieristica navale italiana dimostra che la centralità del capitale umano e la tutela del lavoro di qualità rappresentano la risposta più efficace per garantire la tenuta e il rilancio del manifatturiero nazionale nel 2026».
Con l’attivazione di nuovi business sono stati segnalati sia gli ostacoli incontrati sia i vantaggi goduti. Relativamente agli ostacoli, il primo indicato è stato la difficoltà di reperire personale con competenze specialistiche (26% delle risposte) e poi l’assenza di certificazioni e/o requisiti tecnici nonché l’impossibilità di superare le barriere regolatorie (23%). I vincoli finanziari e/o la dimensione dell’investimento rappresentano un impedimento nel 17% dei casi, mentre per il 14% l’ostacolo è costituito da un inadeguato livello tecnologico; nel 10% dei casi la difficoltà sta nella scala operativa così come nella dimensione aziendale e/o managerializzazione; la restante quota di imprese ha indicato altre tipologie di ostacoli.
Per quanto riguarda, invece, i vantaggi che le aziende possano aver acquisito in seguito all’attivazione di nuove produzioni, al primo posto si colloca l’ampliamento dei volumi e della qualità delle lavorazioni (25% delle risposte), seguito dall’ampliamento e lo sviluppo delle competenze (22%) e quindi dall’innalzamento del livello tecnologico (18%). Il rafforzamento della capacità organizzativa e l’incremento del valore aggiunto per addetto hanno raccolto ciascuno il 17% delle preferenze, mentre la partecipazione a progetti/partenariati di Ricerca e Sviluppo una percentuale inferiore e pari al 6%; il restante 5% ha goduto di altri tipi di vantaggi.
