Il welfare continua a guadagnare centralità nelle strategie delle organizzazioni. Nel 2025 i fringe benefit hanno rappresentato il 55,1% delle misure utilizzate nel nostro Paese, più che triplicando il loro peso rispetto al 2017.
Questo dato, tuttavia, evidenzia anche un limite dell’attuale modello di welfare aziendale. Sebbene i fringe benefit rappresentino un importante sostegno economico per lavoratori e famiglie, il loro crescente peso rischia di ridurre queste politiche a un semplice strumento di integrazione del potere d’acquisto. In altre parole, l’aumento delle risorse destinate al welfare non coincide necessariamente con un maggiore investimento nel wellbeing delle persone. Quando il welfare viene ricondotto principalmente a una logica di vantaggi economici, le aziende rischiano infatti di perderne la funzione più strategica e sociale: sostenere la salute fisica e mentale dei dipendenti, prevenire fenomeni come burnout e stress e favorire l’engagement contribuendo alla retention dei talenti.
Attenzione al “paradosso 90/10”
Le risorse dedicate al benessere si traducono spesso in interventi sporadici o privi di una strategia di lungo periodo. A pesare è anche la frammentazione delle soluzioni disponibili (fitness, mindfulness, nutrizione, sonno e salute mentale) che vengono frequentemente proposte attraverso strumenti distinti, rendendo difficile costruire percorsi realmente inclusivi e capaci di rispondere a esigenze, abitudini e motivazioni differenti.
Ecco perché i percorsi per il Wellbeing in azienda riescono raramente a coinvolgere l’intera popolazione aziendale e tendono invece a raggiungere soprattutto le persone già sensibili ai temi del benessere. Si tratta del fenomeno che Wellhub definisce “paradosso 90/10”: anche quando le aziende investono in iniziative dedicate al wellbeing, questi programmi finiscono spesso per intercettare soprattutto quel 10% di dipendenti già attivi o sensibili al tema, mentre il restante 90% rimane ai margini o completamente escluso.
“Negli ultimi anni il welfare aziendale ha contribuito concretamente a sostenere i lavoratori e le loro famiglie, soprattutto attraverso strumenti di supporto economico come fringe benefit e buoni acquisto”, afferma Matteo Musa, Head of Italy di Wellhub. “Tuttavia, benessere e welfare non sono sinonimi. Oggi le aziende hanno l’opportunità di compiere un passo ulteriore, adottando strategie di wellbeing in grado di coinvolgere tutte le persone delle organizzazioni. La vera criticità non è parlare a chi è già attivo e consapevole, ma arrivare a quel 90% di persone che spesso resta escluso da queste opportunità. È lì che si genera il maggiore valore, sia per i dipendenti sia per le aziende”.
Al via la nuova Wellness Season: missione “activation gap”
Proprio per rispondere a questa sfida Wellhub lancia Wellness Season 2027, l’iniziativa pensata per accompagnare le aziende nella pianificazione e nell’attivazione dei propri programmi di wellbeing in vista del nuovo anno. L’obiettivo è aiutare le imprese ad integrare il benessere nelle strategie HR già durante l’autunno, quando vengono definiti budget, priorità e piani per l’anno successivo, arrivando così preparate al momento in cui i dipendenti sono più propensi ad adottare nuove abitudini positive.
La Wellness Season riunisce sotto un unico percorso iniziative dedicate a fitness, mindfulness, nutrizione e sonno, mettendo le aziende nelle condizioni di costruire programmi più inclusivi e di estendere i benefici del benessere a tutta l’azienda. L’intento è colmare quello che Wellhub definisce “activation gap”, il divario tra la volontà delle persone di investire sul proprio benessere e la disponibilità di strumenti e programmi pronti a supportarle nel momento di maggiore motivazione.
“Il benessere aziendale non può essere considerato un’iniziativa da attivare all’ultimo momento”, conclude Matteo Musa. “Gennaio rappresenta tradizionalmente un periodo di forte attenzione al benessere personale, ma per le aziende il lavoro deve iniziare mesi prima. Pianificare in autunno significa arrivare al nuovo anno con strumenti, comunicazione e attività già pronti. Il successo di un programma di wellbeing si misura nella sua capacità di trasformare l’intenzione in partecipazione, rendendo il benessere accessibile ad un numero sempre maggiore di persone”.
