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Upskilling e AI, l’innovazione passa dalle persone: il modello WINDTRE tra Faculty e Innovation CoLab

Key Takeaways

  • Il 44% dei lavoratori utilizza strumenti di intelligenza artificiale, quota che raggiunge il 65% nel settore ICT, Media & Telco. Il 57% segnala però l’assenza di iniziative aziendali strutturate di accompagnamento.
  • La sfida per le imprese non è più soltanto adottare l’AI, ma trasformarne l’utilizzo individuale in una competenza organizzativa diffusa, sicura e applicabile ai processi.
  • Nel 2025 WINDTRE ha realizzato oltre 000 ore di formazione su AI e cybersecurity.
  • Le Faculty interne valorizzano le conoscenze già presenti nell’organizzazione attraverso una rete di 179 docenti, quasi 3.000 partecipanti e oltre 8.600 partecipazioni ai corsi.
  • Con Innovation CoLab, realizzato insieme a H-FARM, WINDTRE mette in relazione under 35 e mentor senior per trasformare competenze e idee in potenziali progetti di business.

L’intelligenza artificiale è già entrata nella quotidianità delle imprese. Oggi viene utilizzata per ricercare e sintetizzare informazioni, analizzare dati, produrre contenuti e supportare numerose attività operative.

Ma la sua diffusione non coincide automaticamente con la capacità delle organizzazioni di governarla e trasformarla in valore.

In questo scenario cresce il peso dell’upskilling, ovvero il processo con cui le aziende aggiornano e ampliano le competenze delle persone già in organico per allinearle a nuovi strumenti e processi. Applicato all’AI, significa passare dall’uso spontaneo dei tool a un utilizzo consapevole, sicuro e integrato nel lavoro quotidiano.

Secondo i dati dell’Osservatorio HR Innovation del Politecnico di Milano, il 44% dei lavoratori utilizza strumenti di AI, contro il 32% dell’anno precedente. Nel settore ICT, Media & Telco la percentuale arriva al 65%. Parallelamente, il 34% ricorre a soluzioni non promosse formalmente dall’azienda, il 51% affianca o sostituisce gli strumenti aziendali con tool esterni e il 57% segnala l’assenza di iniziative strutturate di accompagnamento.

Per le imprese, e in particolare per le PMI, si apre quindi una nuova fase: non basta mettere a disposizione gli strumenti. Occorre sviluppare competenze, definire modalità di utilizzo coerenti con i processi e creare occasioni nelle quali le persone possano sperimentare in modo consapevole.

“La tecnologia da sola non basta: occorre stimolare curiosità, apertura alla sperimentazione e capacità di trasformare gli strumenti in valore concreto”, afferma Elisa Fumagalli, Learning & Development Director WINDTRE.

Dall’utilizzo individuale alla competenza organizzativa

L’adozione dell’AI può iniziare spontaneamente, attraverso l’iniziativa delle singole persone. Per diventare una leva aziendale, tuttavia, deve essere inserita all’interno di un percorso più strutturato.

La formazione deve partire dai bisogni reali, avvicinarsi alle attività quotidiane e aiutare le persone a comprendere non solo come utilizzare gli strumenti, ma anche quando farlo, quali limiti considerare e come valutare la qualità degli output.

“Dopo una prima fase di scoperta, in cui molte persone hanno iniziato a usare l’AI per velocizzare attività ricorrenti, oggi la sfida è trasformare l’utilizzo individuale in una competenza collettiva”, spiega Fumagalli. “Questo significa dare metodo, consapevolezza e occasioni concrete di sperimentazione, perché l’AI non resti un fatto isolato, ma diventi parte del modo in cui l’organizzazione apprende e lavora”.

È in questa direzione che si muove il percorso di WINDTRE. Nel 2025 l’azienda ha realizzato oltre 82.000 ore di formazione dedicate all’intelligenza artificiale e alla cybersecurity, puntando su laboratori pratici, casi d’uso reali e condivisione delle conoscenze interne.

“Abbiamo scelto di costruire percorsi molto vicini al lavoro reale”, sottolinea Fumagalli. “La formazione diventa efficace quando le persone riescono a riconoscere immediatamente il valore degli strumenti nel proprio contesto professionale. Per questo i laboratori sono fondamentali: permettono di sperimentare in sicurezza, partendo da domande e attività concrete”.

Le Faculty interne: quando la conoscenza circola in azienda

Il trasferimento delle competenze non deve necessariamente dipendere soltanto da docenti o consulenti esterni. Una parte importante del patrimonio formativo risiede già all’interno dell’impresa, nelle esperienze maturate dalle persone e nella conoscenza dei processi, dei clienti e delle dinamiche operative.

Su questo principio si fondano le Faculty interne di WINDTRE, una rete di colleghe e colleghi che mette a disposizione dell’organizzazione competenze tecniche, manageriali e operative sviluppate sul campo.

Al 31 ottobre 2025, il progetto contava 179 docenti interni, 2.929 partecipanti e 8.619 partecipazioni ai corsi. Le aree formative comprendono cybersecurity, coding, blockchain, 5G, marketing, accessibilità digitale, sviluppo dei prodotti e finanza.

“Le Faculty interne funzionano perché portano in aula competenze vive, maturate sul campo”, osserva Fumagalli. “Chi insegna non trasferisce solo contenuti, ma esperienza: casi concreti, soluzioni, errori e apprendimenti. È un modo per valorizzare il patrimonio di conoscenza già presente in azienda e trasformarlo in apprendimento condiviso”.

Il modello produce un beneficio su due livelli. Chi partecipa acquisisce conoscenze legate al contesto aziendale e potenzialmente applicabili alle attività quotidiane. Chi insegna sviluppa capacità di comunicazione, gestione dell’aula e condivisione della propria esperienza.

“Per noi la formazione non è un catalogo di corsi”, aggiunge Fumagalli. “Con le Faculty diventa una rete interna di competenze. È un modello molto potente perché riconosce il valore delle persone e abilita uno scambio continuo: chi insegna cresce tanto quanto chi impara”.

Dal sapere all’usare: il modello WINDTRE

Iniziativa Come funziona Obiettivo
Formazione su AI e cybersecurity Oltre 82.000 ore erogate nel 2025 Rafforzare competenze digitali, sicurezza e capacità di applicazione
Faculty interne 179 docenti aziendali condividono conoscenze tecniche e manageriali Trasformare l’esperienza individuale in patrimonio collettivo
AI Adoption Laboratori, casi d’uso reali e sperimentazione Portare l’AI nelle attività quotidiane in modo consapevole
Innovation CoLab Team under 35 affiancati da mentor senior Trasformare idee e competenze in potenziali progetti di business
Collaborazione intergenerazionale Incontro tra familiarità con i nuovi trend ed esperienza aziendale Generare proposte concrete attraverso prospettive complementari

Innovation CoLab: allenare l’innovazione nelle organizzazioni

La formazione è una leva essenziale, ma non esaurisce il percorso. Per tradurre le competenze in innovazione, occorrono spazi nei quali le persone possano confrontarsi, sperimentare e sviluppare proposte.

Nasce con questo obiettivo Innovation CoLab, il laboratorio intergenerazionale di WINDTRE, dedicato alle persone under 35 e realizzato con H-FARM. Il progetto mette in relazione giovani talenti e mentor senior per trasformare idee e intuizioni in potenziali iniziative di business.

La prima fase sperimentale ha registrato la candidatura di 39 team, per un totale di 231 persone di WINDTRE coinvolte. CoLab è concepito come uno spazio fisico e digitale di formazione, confronto e sperimentazione, nel quale competenze ed esperienze diverse possono tradursi in proposte concrete.

Il percorso comprende quattro masterclass aperte ai partecipanti under 35, team formati spontaneamente tra colleghi e l’affiancamento di un mentor senior WINDTRE per ciascuna delle nove aree di sfida. Le idee selezionate accedono a una settimana di lavoro nel campus di H-FARM prima della presentazione al top management, con l’obiettivo di portare almeno una proposta fino all’implementazione.

“Con le Faculty interne abbiamo anticipato questo approccio, facendo circolare competenze ed esperienze maturate sul campo”, spiega Fumagalli. “Oggi, con Innovation CoLab, compiamo un passo ulteriore: vogliamo creare nuove occasioni di confronto tra generazioni e professionalità diverse, perché l’innovazione nasce dall’incontro tra prospettive complementari”.

Under 35 e mentor senior: prospettive complementari

Il dialogo tra generazioni rappresenta uno degli elementi centrali di Innovation CoLab. Il progetto non parte da una contrapposizione tra giovani più vicini alla tecnologia e senior chiamati ad aggiornarsi. L’obiettivo è mettere in relazione competenze differenti.

“I più giovani portano sensibilità verso i nuovi trend e modelli emergenti; i mentor senior contribuiscono con esperienza, visione di business e conoscenza dell’azienda”, continua Fumagalli. “È lo stesso principio che guida i nostri percorsi di AI Adoption: passare dal sapere all’usare e trasformare l’apprendimento condiviso in innovazione per l’azienda”.

Una lettura sostenuta anche dai dati. Secondo l’Osservatorio Longevity & Silver Economy del Politecnico di Milano, il 67% degli over 55 conosce l’AI generativa e il 34% dichiara di averla già utilizzata. Tra chi vive con i figli, la quota di utilizzatori raggiunge il 63%, evidenziando il ruolo che la prossimità intergenerazionale può svolgere nell’adozione delle tecnologie.

Il punto non è dunque assegnare a una generazione il ruolo di innovatore e a un’altra quello di depositaria dell’esperienza. È creare contesti nei quali conoscenza dei processi, capacità critica, familiarità con i nuovi linguaggi e apertura alla sperimentazione possano rafforzarsi reciprocamente.

Dalle idee ai potenziali progetti di business

Innovation CoLab non è presentato come un semplice concorso di idee. La collaborazione con H-FARM punta a fornire ai partecipanti metodo e strumenti per leggere i problemi, individuare opportunità e sviluppare proposte presentabili al management.

“Davanti al lavoro che cambia, l’innovazione non si improvvisa, si allena”, afferma Francesco Mosella, responsabile del programma Innovation CoLab per H-FARM. Secondo Mosella, quando alle persone vengono offerti un metodo e uno spazio protetto per sperimentare, l’energia imprenditoriale già presente può emergere e tradursi in progettualità.

Questa impostazione collega la formazione all’innovazione operativa. Le persone non ricevono soltanto contenuti, ma sono chiamate a utilizzarli per osservare problemi reali, confrontare prospettive e sviluppare soluzioni.

Per Fumagalli, “l’intergenerazionalità non è solo un tema di inclusione, ma un acceleratore di innovazione”. Dall’incontro tra nuovi linguaggi, conoscenza dei processi e visione di business possono infatti nascere “soluzioni realmente utili per il business”.

Cosa possono trarre le PMI dal modello

Il modello di WINDTRE non deve essere replicato necessariamente nelle stesse dimensioni per offrire indicazioni utili alle piccole e medie imprese.

Una PMI può iniziare identificando le competenze già presenti al proprio interno, coinvolgendo le persone più esperte nel trasferimento delle conoscenze e organizzando piccoli laboratori su casi d’uso concreti dell’AI. Può inoltre creare gruppi composti da professionalità ed esperienze diverse, affidando loro problemi reali sui quali sperimentare.

Gli elementi centrali sono quattro:

  1. partire dai bisogni effettivi, evitando percorsi formativi generici;
  2. valorizzare le competenze interne, trasformando l’esperienza in conoscenza condivisa;
  3. collegare la formazione alla sperimentazione, attraverso casi d’uso e problemi concreti;
  4. favorire il confronto tra generazioni e funzioni, per integrare prospettive diverse.

La lezione non riguarda quindi soltanto l’adozione dell’intelligenza artificiale. Riguarda la capacità dell’impresa di costruire un sistema nel quale le persone possano apprendere, condividere quanto sanno e contribuire alla generazione di nuove idee.

L’AI può accelerare i processi, ma innovazione e crescita richiedono anche metodo, esperienza e collaborazione. È in questo passaggio, dalla tecnologia alle competenze e dalle competenze ai progetti, che Faculty interne e Innovation CoLab trovano il proprio punto di incontro.

FAQ

Che cos’è l’upskilling sull’intelligenza artificiale?

È il percorso con cui un’azienda aggiorna le competenze delle persone già in organico per usare l’AI in modo consapevole e produttivo nei processi di lavoro. Comprende la formazione sugli strumenti e sul loro utilizzo in sicurezza, sui limiti degli output e sui casi d’uso applicabili alle attività quotidiane.

Come può una PMI formare i dipendenti sull’intelligenza artificiale?

Partendo dai bisogni reali invece che da corsi generici: mappare le competenze già presenti, coinvolgere le persone più esperte come docenti interni, organizzare laboratori su casi d’uso concreti e creare gruppi di lavoro tra funzioni e generazioni diverse.

Che cos’è Innovation CoLab?

È il laboratorio intergenerazionale di WINDTRE, realizzato con H-FARM e dedicato alle persone under 35. I partecipanti lavorano in team affiancati da mentor senior per trasformare idee e competenze in potenziali progetti di business.

Quante persone sono state coinvolte?

La prima fase sperimentale ha raccolto le candidature di 39 team, per un totale di 231 persone di WINDTRE coinvolte.

Che cosa sono le Faculty interne di WINDTRE?

Sono percorsi formativi guidati da colleghe e colleghi con competenze tecniche, manageriali e operative maturate sul campo. Al 31 ottobre 2025 la rete comprendeva 179 docenti interni.

Quali risultati hanno raggiunto le Faculty?

Al 31 ottobre 2025 avevano coinvolto 2.929 partecipanti e registrato 8.619 partecipazioni ai corsi.

Qual è il legame tra Faculty e Innovation CoLab?

Le Faculty fanno circolare all’interno dell’azienda conoscenze ed esperienze maturate sul campo. Innovation CoLab estende questo approccio, mettendo competenze diverse al lavoro su idee e potenziali progetti di business.

Perché la collaborazione intergenerazionale è importante?

Perché consente di unire sensibilità verso i nuovi trend e i modelli emergenti con esperienza, conoscenza dell’organizzazione e visione di business.

Che cosa possono imparare le PMI da questo modello?

Le PMI possono partire dai bisogni reali, valorizzare le competenze interne, collegare la formazione a casi d’uso concreti e creare gruppi di lavoro intergenerazionali e cross-funzionali. Non servono necessariamente strutture complesse, ma metodo, continuità e spazi nei quali sperimentare.