Solo il 18% delle aziende Fashion & Luxury ha già introdotto strumenti di intelligenza artificiale nei processi logistici, mentre la maturità digitale complessiva del settore raggiunge un punteggio medio di 45 su 100. Queste le principali evidenze emerse da uno studio del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Firenze in collaborazione con Hardis Supply Chain, sul livello di evoluzione digitale della supply chain fashion e il grado di preparazione delle aziende all’adozione dell’AI.
Il punteggio indica la presenza di solide basi digitali, ma anche la distanza ancora da colmare per trasformarle in una supply chain realmente predittiva e capace di generare ulteriori miglioramenti operativi.
Lo studio, condotto su un campione di circa cinquanta imprese, per il 70% grandi aziende, evidenzia un comparto che ha ormai consolidato le fondamenta della digitalizzazione, ma che si trova davanti alla sfida di fare un ulteriore passo verso una supply chain più predittiva, capace di trasformare i dati in decisioni più rapide e strategiche.
La ricerca, sviluppata attraverso un framework articolato su cinque dimensioni – complessità operativa, orientamento strategico, digitalizzazione del magazzino, integrazione dei sistemi e readiness verso l’intelligenza artificiale – mostra come la presenza di infrastrutture digitali non coincida ancora con un utilizzo maturo delle tecnologie più evolute.
L’85% delle aziende dispone di un sistema di gestione del magazzino (WMS), proprietario o messo a disposizione da un operatore logistico, mentre il 95% dichiara un’integrazione di base con l’ERP. Tuttavia, nell’85% dei casi i sistemi attualmente utilizzati non supportano funzionalità native di intelligenza artificiale, evidenziando un gap tra digitalizzazione dei processi e capacità di sfruttare pienamente il valore dei dati. Questo significa che, sebbene le aziende dispongano già delle infrastrutture per raccogliere e gestire le informazioni, il passaggio successivo – utilizzare quei dati per aggiornare in modo più dinamico le scorte, anticipare la domanda, ottimizzare gli ordini e valutare rapidamente scenari alternativi – è ancora poco diffuso.
Solo il 3,8% del campione può essere classificato come “AI leader”, ovvero aziende che combinano un elevato livello di digitalizzazione con un’elevata preparazione all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Al contrario, il 46% delle imprese si trova ancora in una fase iniziale, con livelli contenuti sia di maturità digitale sia di readiness verso l’AI. La distanza tra questi due estremi evidenzia come la prossima evoluzione della supply chain fashion non consista semplicemente nell’introdurre nuovi strumenti, ma nel passare da una gestione prevalentemente reattiva a una capacità sempre maggiore di previsione e ottimizzazione.
Non a caso, tra le aspettative delle aziende nei confronti dell’intelligenza artificiale emerge soprattutto il supporto alle decisioni: l’obiettivo non è affidare alla tecnologia la gestione autonoma dei processi, ma disporre di strumenti capaci di elaborare rapidamente i dati, proporre scenari comparabili e supportare il manager nella scelta.
L’indagine evidenzia inoltre che, per il settore, l’AI è soprattutto uno strumento di supporto alle decisioni, capace di analizzare dati complessi e proporre rapidamente scenari alternativi. Le barriere alla sua adozione cambiano invece in funzione della maturità digitale: dalla disponibilità di dati strutturati e affidabili, alle competenze interne e alla misurazione del ritorno degli investimenti, fino all’integrazione tra sistemi e piattaforme lungo la filiera.
Rinaldo Rinaldi Professore Associato dell’Università degli Studi di Firenze ha dichiarato: “Oggi il dato rappresenta il vero asset strategico della supply chain: non basta raccoglierlo, occorre renderlo affidabile, integrato e fruibile per supportare le decisioni. L'intelligenza artificiale può esprimere il suo potenziale solo se poggia su una base informativa solida e condivisa. Per le aziende del Fashion & Luxury, la competitività passerà sempre più dalla capacità di trasformare i dati in conoscenza e la conoscenza in azioni rapide, efficaci e predittive.”
“Le barriere che vediamo non sono tecnologiche, ma culturali e organizzative. Manca ancora l’abitudine a lavorare con dati aggiornati in tempo reale, e i sistemi lungo la filiera restano troppo frammentati per parlarsi davvero. C'è poi un tema che il settore fatica ad affrontare: l'impronta ambientale dell'AI stessa, che rischia di entrare in contraddizione con gli obiettivi di sostenibilità che le aziende si sono date. E finché l’obiettivo di fondo — servizio al cliente o efficienza dei processi — non è definito con chiarezza, anche misurare il ritorno di questi investimenti resta difficile". Ha dichiarato Luca Proietto, Chief Operating Officer di Hardis Group Italia.
Il futuro della logistica Fashion & Luxury sarà guidato da supply chain sempre più autonome, predittive e integrate, dove dati, intelligenza artificiale e automazione aumenteranno visibilità, rapidità decisionale e capacità di adattamento. Tecnologie come i digital twin, per simulare scenari logistici complessi, e gli AI Agent, capaci di orchestrare sistemi come WMS, TMS ed ERP, saranno centrali in questa evoluzione.
Per accompagnare le aziende in questo percorso, Hardis Supply Chain mette a disposizione l’assessment online gratuito utilizzato anche nella ricerca, basato sul framework WSDMI: in circa 10 minuti restituisce un punteggio sulle cinque dimensioni della maturità digitale e individua le principali priorità di intervento, dalla strutturazione dei dati alle competenze fino all’integrazione dei sistemi.
Fonte: comunicato stampa di Close to Media.





