Halloween è la festa di fantasmi, streghe e mostri. Ma le creature più spaventose potrebbero essere molto più vicine di quanto immaginiamo: magari lavorano proprio al nostro fianco, in ufficio.
Secondo Hogan Assessments, leader globale nella valutazione della personalità e nello sviluppo della leadership, alcuni tratti caratteriali possono accentuarsi fino a diventare controproducenti, con ripercussioni sull’intero ambiente di lavoro. Comportamenti che inizialmente sembrano punti di forza possono trasformarsi, sotto pressione o in situazioni di stress, in abitudini dannose, capaci di erodere la fiducia e compromettere l’efficacia dei team.
«In un contesto in cui le aziende devono affrontare sfide sempre più complesse, una leadership efficace non consiste soltanto nel valorizzare i propri punti di forza, ma richiede anche consapevolezza di sé e la capacità di riconoscere e gestire le proprie criticità», afferma Jackie Sahm, VP Integrated Solutions di Hogan Assessments. «Molti comportamenti problematici nella leadership si presentano inizialmente come qualità positive, ma rischiano di diventare controproducenti quando vengono portati all’eccesso. Riconoscerli è il primo passo per evitare che compromettano le prestazioni dei team».
In occasione di Halloween, Hogan ha individuato tre «creature da brivido» a cui le organizzazioni dovrebbero prestare particolare attenzione.
N. 1 Il vampiro da palcoscenico: sempre in cerca di attenzioni
È una presenza ricorrente in ogni sala riunioni e si nutre di attenzioni costanti. Lo si riconosce facilmente: racconta storie drammatiche, fa ingressi a effetto, alimenta spesso situazioni di crisi e trova sempre il modo di riportare la conversazione su di sé. All’inizio, il suo carisma è irresistibile. Porta energia nelle discussioni, cattura l’attenzione dei presenti e sa come tenere il pubblico con il fiato sospeso. Ma, proprio come un vampiro, fatica a tenere a freno il proprio appetito. Sempre in cerca dell’attenzione dei colleghi, finisce per assorbire tutte le energie dell’ambiente. Il risultato? Le voci più discrete rimangono in secondo piano e il team ne risente.
«Nel modello di Hogan, questo comportamento rientra tra i cosiddetti Colorful Derailers, ovvero i fattori di rischio legati a un’eccessiva ricerca di visibilità», spiega Sahm. «Quando non viene gestito, il desiderio di un leader di essere ascoltato, notato e ammirato può trasformare una presenza carismatica in uno spettacolo controproducente, lasciando i membri del team a chiedersi quando arriverà finalmente il loro turno di parola».
N. 2 La mummia del micromanagement: un mostro affamato di perfezionismo
Avvolto in logore bende di checklist, procedure e standard irraggiungibili, la mummia del micromanagement diventa uno stalker alla ricerca di errori, passi falsi e virgole messe al posto sbagliato. Nulla sfugge al suo sguardo attento. Ogni presentazione ha bisogno sempre di una revisione ulteriore. Ogni progetto necessita di uno sguardo in più. Ogni attività delegata misteriosamente ricompare sulla scrivania del leader. Anche se questa creatura è spinta da un genuino desiderio di eccellenza, la sua maledizione è credere che nessun altro sia capace di lavorare bene quanto lui.
“Conosciuto in Hogan come il disturbatore diligente, questo comportamento è spesso ammirato nelle prime fasi della carriera di una persona. Standard elevati e attenzione al dettaglio possono portare a ottimi risultati. Tuttavia, quando il perfezionismo prende il sopravvento, i team possono sentirsi soffocare, perdere fiducia e non essere in grado di assumersi la responsabilità del loro lavoro. Prima o poi la mummia rimane intrappolata nelle sue bende, sopraffatta dai dettagli, lasciandosi sfuggire opportunità strategiche di più ampio respiro”, aggiunge Sahm.
N. 3 Il fantasma del sì: uno spirito che non scontenta nessuno
Il fantasma del sì si aggira per i corridoi dell’ufficio alla ricerca di qualcosa che non riuscirà mai a ottenere davvero: l’approvazione di tutti. Annuisce con entusiasmo a ogni richiesta, evita le conversazioni difficili e preferisce aggirare le situazioni scomode piuttosto che rischiare di scontentare qualcuno. I vertici ne apprezzano la lealtà, i colleghi la disponibilità ad aiutare. Eppure, dietro questa apparente amabilità si nasconde uno schema di comportamento potenzialmente dannoso.
«Nel modello di Hogan, questo comportamento è definito Acquiescent Derailer, un fattore di rischio legato a un’eccessiva accondiscendenza. I leader ossessionati dal desiderio di piacere agli altri possono faticare a contestare decisioni sbagliate, dare feedback costruttivi o sostenere il proprio team nei momenti più importanti. Anziché esercitare la propria leadership con sicurezza e determinazione, finiscono per cercare continuamente approvazione, consenso e rassicurazioni», prosegue Sahm.
Come uno spettro sospeso tra due mondi, il fantasma del sì rischia di rimanere paralizzato tra aspettative contrastanti, incapace di prendere posizione e decidere con fermezza, mentre i problemi del team si accumulano. Alla lunga, la sua presenza rischia di diventare sempre più marginale, proprio quando servirebbe una guida capace di assumersi le proprie responsabilità.
Mostri diversi, un unico problema: la leadership inefficace
Il vampiro del palcoscenico cerca di attirare l’attenzione su di sé anziché essere presente per il proprio team quando ce n’è più bisogno. La mummia del micromanagement fatica a fidarsi degli altri e a concedere ai collaboratori l’autonomia necessaria. Il fantasma del sì, invece, evita le decisioni e le conversazioni difficili pur di mantenere l’armonia. Tre comportamenti diversi, accomunati da un problema di fondo: tutti possono compromettere l’efficacia della leadership.
«Se non vengono riconosciuti e gestiti, questi comportamenti rischiano di erodere la fiducia, ridurre l’efficacia dei team e rendere la leadership sempre meno sostenibile nel lungo periodo. Eppure, i dipendenti hanno le idee chiare su ciò che si aspettano dai propri leader. Il recente studio di Hogan sull’efficacia della leadership globale ha evidenziato l’importanza attribuita a competenze e qualità come la comunicazione, l’integrità, il senso di responsabilità e la capacità di prendere decisioni ponderate», conclude Sahm.
Ad Halloween, è preferibile che le aziende guardino oltre mostri e fantasmi. Il fenomeno più terrificante sul luogo di lavoro è spesso una leadership dai comportamenti discutibili in bella mostra.





