In occasione della Giornata Mondiale contro la Procrastinazione (6 settembre), il dibattito sul lavoro si concentra solitamente su scadenze mancate e compiti rimandati. Tuttavia, l’insicurezza professionale genera una forma di blocco ancora più costosa: la “procrastinazione di carriera”.
A rivelarlo è l’indagine Sindrome dell’impostore sul lavoro 2026 condotta da ilCVperfetto, piattaforma per la creazione di CV online, su oltre 1.000 lavoratori in Europa (Italia, Regno Unito, Francia, Germania e Spagna). Dai dati emerge come la sensazione di non essere all’altezza porti le persone a congelare il proprio potenziale per timore di essere “smascherate”, influenzando negativamente le performance personali e i risultati aziendali.
Punti chiave
- La carriera va in blocco: Il 68% degli intervistati afferma che il senso di inadeguatezza ha avuto un impatto negativo sul proprio percorso professionale, portando a una vera e propria procrastinazione della crescita.
- Insicurezza e stallo decisionale: Il 28% rimette continuamente in discussione le proprie decisioni, il 22% resta paralizzato dalla ricerca della perfezione e il 23% blocca i processi per cercare continue conferme.
- Freno all’innovazione e alla leadership: Il 16% dei dipendenti procrastina o evita di condividere nuove idee, mentre il 15% rifiuta deliberatamente maggiori responsabilità o avanzamenti di carriera.
- Un fenomeno diffuso: Il 51% prova la sindrome dell’impostore e quasi 7 persone su 10 sentono la pressione di apparire più competenti di quanto si sentano realmente.
- L’insicurezza porta all’overworking: Più di una persona su quattro (27%) reagisce alla paura di fallire sovraccaricandosi di lavoro per dimostrare il proprio valore.
- I manager non mostrano fragilità: Solo il 7% dei lavoratori riporta che chi ha ruoli di responsabilità parla apertamente delle proprie difficoltà o dei propri errori.
“La sindrome dell’impostore non nasce da una reale mancanza di capacità. Spesso è una risposta a contesti di lavoro in cui la paura di sbagliare trasforma l’incertezza in blocco operativo e procrastinazione”, ha dichiarato Jasmine Escalera, esperta di carriera per ilCVperfetto. “Quando chi guida un team non mostra mai le proprie fragilità, i dipendenti preferiscono trattenere le idee o evitare responsabilità pur di non rischiare di commettere un errore.”
L’impatto su carriera e risultati aziendali: la “procrastinazione di carriera”
Quasi la metà degli intervistati afferma che l’insicurezza ha influito in modo evidente sulle proprie scelte di carriera:
- In modo significativo o abbastanza evidente: 44%
- In modo limitato: 24%
- Senza effetti particolari: 20%
- Non vive questo tipo di disagio: 12%
Quando la paura di non essere all’altezza prende il sopravvento, il blocco dell’individuo si riflette direttamente sulla produttività aziendale. Chi vive questa situazione tende infatti a:
- Rimettere continuamente in discussione le proprie decisioni: 28%
- Lavorare più del necessario per dimostrare quanto vale: 27%
- Cercare continue conferme da colleghi o responsabili: 23%
- Soffermarsi troppo sui dettagli o sulla ricerca della perfezione: 22%
- Sminuire i propri risultati: 18%
- Trattenersi dal parlare o dal condividere idee: 16%
- Evitare di assumersi maggiori responsabilità: 15%
- Paragonarsi agli altri: 13%
Anche chi riconosce le proprie capacità si sente sotto pressione
Il 51% degli intervistati afferma di sentirsi almeno qualche volta non all’altezza, nonostante la maggioranza riconosca che i propri successi derivino dalle proprie competenze.
Frequenza del senso di inadeguatezza:
- Sempre: 5%
- Spesso: 18%
- A volte: 28%
- Raramente: 23%
- Mai: 26%
Attribuzione dei propri successi professionali:
- Interamente alle proprie competenze: 19%
- Soprattutto alle proprie competenze: 48%
- Alle proprie competenze, ma anche in parte alla fortuna: 29%
- Soprattutto o del tutto alla fortuna: 4%
L’ambiente di lavoro gioca un ruolo fondamentale nell’alimentare la pressione: circa 7 persone su 10 si sentono sotto pressione per apparire più sicure di quanto siano. Nello specifico, il 40% sente sempre o spesso questa pressione, il 29% la prova qualche volta e il 31% raramente o mai.
I principali fattori ambientali che scatenano l’insicurezza:
- Confronto con colleghi percepiti come particolarmente brillanti: 32%
- Mancanza di feedback o riconoscimento: 29%
- Tendenza a pretendere troppo da sé stessi: 28%
- Continua evoluzione di strumenti, tecnologie e competenze richieste: 24%
- Aspettative molto alte da parte dei superiori: 22%
Se chi guida il team non parla di difficoltà, il problema si amplifica
La mancanza di trasparenza da parte dei leader contribuisce ad alimentare il senso di isolamento dei dipendenti, aumentando il timore di esporsi:
- Per il 56% i leader mai o quasi mai parlano delle proprie insicurezze o dei propri errori.
- Il 37% afferma che questi temi vengono affrontati raramente.
- Appena il 7% sostiene che se ne parli con regolarità.
Per accedere al report completo, vai al link: https://www.ilcvperfetto.it/blog/sindrome-dellimpostore-sul-lavoro o contatta Martyna Szcześniak all’indirizzo [email protected].
Metodologia
I dati presentati in questo report si basano su un sondaggio realizzato da ilCVperfetto nel marzo 2026 su 1.000 persone occupate in Italia, Regno Unito, Francia, Germania e Spagna. Il questionario includeva domande a risposta singola e multipla sulla sindrome dell’impostore, sul ruolo di manager e responsabili e sull’effetto che queste dinamiche possono avere sulle scelte professionali.
Composizione demografica del campione
Il campione intervistato era composto per il 50% da donne e per il 50% da uomini. Per età, il 19% aveva tra i 18 e i 29 anni (Gen Z), il 30% tra i 30 e i 45 anni (Millennial), il 28% tra i 46 e i 61 anni (Gen X) e il 23% tra i 62 e gli 80 anni (Baby Boomer).
