Nel 2026 le spese obbligate – ovvero quelle legate a beni e servizi di cui le famiglie non possono fare a meno, come casa, energia, bollette, sanità, trasporti e assicurazioni – continuano a “mangiarsi” una fetta molto consistente dei consumi totali delle famiglie con un’incidenza pari al 41,7% (+4,7% rispetto al 1995). Di contro, tra le spese libere, è in lieve aumento la quota destinata ai servizi (+2,9%), mentre risulta in contrazione quella per i beni (-7,6%). Le spese per l’abitazione si confermano la voce di costo maggiore con 5.335 euro pro capite (+72 euro rispetto al 2025) sul totale delle spese obbligate (pari a 9.693 euro); seguono assicurazioni e carburanti (2.310 euro) e l’energia (1.829 euro); quest’ultima è, comunque, la componente che, pur mantenendo un’incidenza elevata sui bilanci familiari, dal 1995 ad oggi ha registrato la riduzione più significativa (-1.231 euro), conseguenza di minori consumi delle famiglie come risposta a prezzi crescenti, ma anche e soprattutto dei progressi tecnologici che hanno favorito il risparmio energetico. La maggiore incidenza delle spese obbligate sui bilanci familiari è determinata soprattutto dalla diversa dinamica dei prezzi cresciuti molto più rapidamente rispetto a quelli dei beni e dei servizi commercializzabili: dal 1995 ad oggi, il loro indice è cresciuto del 140%, quasi due volte e mezzo rispetto a quello dei beni commercializzabili (+57%) e una volta e mezzo rispetto ai servizi (+88,4%), con il picco toccato dall’aggregato energia, gas e carburanti i cui prezzi sono cresciuti in trent’anni del 211%. L’analisi evidenzia, tuttavia, come le famiglie abbiano dimostrato una significativa capacità di tenuta, cercando di mantenere i livelli di consumo, rimodulando la composizione della spesa, contenendo soprattutto i beni più tradizionali, più che riducendola drasticamente, pur in presenza di un progressivo aumento dei costi incomprimibili che ha ridotto gli spazi di spesa discrezionale.
Questi, in sintesi, i principali risultati dell’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio sulle spese obbligate delle famiglie italiane nel periodo 1995–2026 (qui la nota integrale dell’Ufficio Studi).
L’aggiornamento al 2026 della scomposizione dei consumi delle famiglie tra spese obbligate e spese commercializzabili è rappresentato dalla figura 1.
Il recupero della domanda in atto dalla fine dello scorso anno – che vede interessati anche alcuni segmenti di beni durevoli – sembra aver prodotto nel 2026 una cristallizzazione nella distribuzione dei consumi tra obbligati e commercializzabili. Il dato stimato per l’anno in corso, che mantiene la quota indirizzata all’acquisto dei beni e servizi commercializzabili al 58,3% non modifica, nella sostanza, le valutazioni fatte in precedenza sulle dinamiche di lungo periodo. In trent’anni la quota di consumo destinata a sostenere quelle spese da considerarsi obbligate è passata dal 37,0% al 41,7%, comprimendo la parte riservata all’acquisto di quei beni e servizi che appartengono alle libere scelte dei consumatori e che sono legate alle preferenze e agli stili di vita dei singoli individui o famiglie (fig. 1).
Fig. 1 – Spese obbligate e commercializzabili
composizione % in valore

Fonte: elaborazioni e previsioni Ufficio Studi Confcom su dati Istat.
Stili di vita che nel corso del tempo hanno subito profonde modifiche rendendo in alcuni casi più sfumato il confine tra spese obbligate e non. Tra questi prodotti e servizi rientra sicuramente una parte dei “tecnologici” (smartphone, tablet, pc e relativi servizi) che progressivamente sono diventati anche strumenti necessari per il lavoro, lo studio e per la fruizione di servizi inclusi tra le spese obbligate (servizi bancari e finanziari, rapporti con la pubblica amministrazione, ecc.).
In linea con i mutamenti intervenuti nel corso degli anni negli stili di vita e nelle preferenze dei consumatori la compressione della quota destinata al consumo di beni e servizi commercializzabili è frutto a sua volta di dinamiche articolate.
Stando alle nostre stime, anche nel 2026 le famiglie confermano la tendenza a cercare di recuperare principalmente quegli spazi destinati all’acquisto dei servizi commercializzabili, che dopo la battuta d’arresto del 2020 e i significativi recuperi degli anni successivi, non sono ancora tornati alla quota del 21,3% raggiunta nel 2019.
Per contro, i beni commercializzabili nel loro complesso dovrebbero vedere, nell’anno in corso, un’ulteriore riduzione dell’incidenza attestandosi al 37,5%.
I dati espressi nella figura 1 sono rappresentativi sia delle quantità sia dei prezzi riflettendo l’evoluzione nel tempo di entrambe le componenti. Alla luce delle diverse dinamiche registrate dai prezzi degli obbligati e dei commercializzabili, appare chiaro che larga parte dell’aumento della quota di spesa destinata alle spese a cui le famiglie non possono rinunciare sia derivata dalla necessità di mantenere i volumi acquistati in presenza di dinamiche dei prezzi progressivamente crescenti: cioè l’incremento della quota delle spese obbligate è derivata dall’effetto dei maggiori prezzi al consumo.
Vanno anche considerati gli importanti mutamenti demografici intervenuti nell’arco temporale oggetto d’osservazione. Oltre all’invecchiamento della popolazione (ad oggi oltre il 25% dei residenti ha più di 65 anni) che ne ha mutato le esigenze e le preferenze in materia di consumi, a partire dal 2015 la popolazione ha mostrato una progressiva riduzione (nella media del 2026 il calo rispetto al picco del 2014 dovrebbe approssimarsi a 1,5 milioni).
Per cercare di sterilizzare, sia pure parzialmente, il possibile effetto prezzo e calo demografico sulle dinamiche evidenziate dalla figura 1 si sono riportati i dati a volume (espressi ai prezzi 2026) alla popolazione residente (tab. 1).
I risultati evidenziano con una certa chiarezza come la struttura a valore dei consumi rappresentata nella figura 1, non sia il riflesso puntuale delle dinamiche a volume. In termini complessivi i consumi pro capite espressi ai prezzi del 2026 sono, infatti, aumentati tra il 1995 ed il 2026 in misura più significativa per la componente dei commercializzabili, soprattutto per effetto di quanto accaduto tra il 1995 ed il 2007.
Le differenze tra le dinamiche a valore e a volume ribadiscono ancora una volta il ruolo dei prezzi nel determinare le scelte delle famiglie. Scelte che sono state fatte in un contesto che da quasi 20 anni non conosce una crescita dei volumi acquistati per abitante: solo a cavallo tra il 2025-2026 si tornerà ad una spesa in quantità analoga a quella del 2007.
Analizzando più nel dettaglio le voci riportate nella tabella 1 si conferma anche nel 2026 il ruolo preponderante delle spese per l’abitazione, i cui volumi per abitante ammontano, ai prezzi attuali, a poco più di 5mila e trecento euro l’anno (vale a dire oltre la metà delle spese obbligate in quantità).
Tab. 1 – Consumi obbligati e commercializzabili pro capite
euro 2026 e composizione %
| Valori a prezzi 2026 (euro) | Var. ass. 2026 si | ||||||||||
| 1995 | 2007 | 2019 | 2025 | 2026 | 1995 | 2019 | 2025 | ||||
| Obbligati e affitti imputati | 9.198 | 9.685 | 9.336 | 9.621 | 9.693 | 495 | 357 | 71 | |||
| abitazione | 4.866 | 5.189 | 5.245 | 5.299 | 5.335 | 470 | 91 | 36 | |||
| sanità | 588 | 662 | 727 | 785 | 783 | 195 | 56 | -2 | |||
| assicurazioni, carburanti, altro | 2.609 | 2.810 | 2.147 | 2.280 | 2.310 | -299 | 163 | 30 | |||
| altro (*) | 1.158 | 1.067 | 1.222 | 1.1.256 | 1.264 | 105 | 42 | 8 | |||
| Energia, gas e carburanti (**) | 3.059 | 3.038 | 1.973 | 1.817 | 1.829 | -1.231 | -144 | 12 | |||
| Commercializzabili | 10.869 | 13.275 | 12.755 | 13.327 | 13.569 | 2.700 | 814 | 242 | |||
| Beni | 7.336 | 8.671 | 8.028 | 8.579 | 8.723 | 1.388 | 695 | 144 | |||
| alimentari (***) | 3.653 | 3.913 | 3.550 | 3.517 | 3.526 | -127 | -24 | 10 | |||
| Servizi | 3.493 | 4.593 | 4.735 | 4.747 | 4.846 | 1.353 | 110 | 98 | |||
| TOTALE CONSUMI | 19.877 | 22.975 | 22.097 | 22.947 | 23.261 | 3.384 | 1.164 | 314 | |||
| Composizione % prezzi correnti | |||||||||||
| 1995 | 2007 | 219 | 2025 | 2026 | |||||||
| Obbligati e affitti imputati | 37,0 | 39,7 | 41,2 | 41,7 | 41,7 | ||||||
| abitazione | 18,1 | 20,8 | 23,3 | 23,1 | 22,9 | ||||||
| sanità | 3,2 | 3,0 | 3,6 | 3,4 | 3,4 | ||||||
| assicurazioni, carburanti, altro | 10,0 | 10,8 | 9,7 | 9,7 | 9,9 | ||||||
| altro (*) | 5,7 | 5,1 | 4,6 | 5,4 | 5,4 | ||||||
| Energia, gas e carburanti (**) | 9,5 | 8,9 | 7,5 | 7,6 | 7,9 | ||||||
| Commercializzabili | 63,0 | 60,3 | 58,8 | 58,3 | 58,3 | ||||||
| Beni | 45,1 | 40,3 | 37,5 | 37,8 | 37,5 | ||||||
| alimentari (***) | 17,6 | 15,1 | 14,9 | 15,4 | 15,2 | ||||||
| Servizi | 17,9 | 20,0 | 21,3 | 20,5 | 20,8 | ||||||
| TOTALE CONSUMI | 100,0 | 100,0 | 100,0 | 100,0 | 100,0 | ||||||
(*) comprende: protezione sociale; servizi finanziari; altri servizi n.a.c.; (**) la voce è un di cui degli obbligati e affitti imputati e include capitoli di spesa già presenti nelle altre disaggregazioni; (***) incluse bevande alcoliche e non alcoliche.
Fonte: elaborazioni e previsioni USC su dati Istat.
All’interno delle spese obbligate è importante sottolineare come la riduzione più significativa, in termini reali, abbia interessato la componente energetica, che non si è tradotta in un’analoga compressione della quota a valore a tali consumi destinata. Il dato è frutto, oltre che dei comportamenti delle famiglie che hanno reagito ai prezzi crescenti riducendo i consumi, anche, forse soprattutto, dei progressi tecnologici che hanno permesso di realizzare prodotti sempre più orientati al risparmio energetico.
Sul versante dei beni commercializzabili, nel 2026 il processo di recupero dei volumi acquistati, che negli ultimi anni è stato guidato in buona parte dalle apparecchiature informatiche e per le comunicazioni, favorito anche dalla riduzione dei prezzi relativi, dovrebbe essere sostenuto anche da una parte di quei durevoli le cui spese erano state fortemente compresse nei periodi precedenti.
I dati più recenti non possono far trascurare quanto accaduto nel periodo 1995-2026. Dai dati a volume per abitante presentati nella tabella 2 emergono con chiarezza le tre fasi che si sono succedute. A un primo periodo di progressiva crescita, che termina nel 2007, ha fatto seguito fino al 2019 una fase di decisa riduzione della domanda (oltre 600 euro in meno ai prezzi 2026 per abitante). La caduta realizzata nel periodo è stata recuperata solo nei periodi più recenti. In questo contesto rimane ancora difficile la situazione per gli alimentari, i cui volumi si confermano in progressiva diminuzione, segmento su cui pesano sia le abitudini di vita (maggiori pasti fuori casa e attenzione alla salute) sia l’invecchiamento della popolazione.
Anche per l’anno in corso i miglioramenti più significativi, in termini di variazione percentuale dei volumi, sono attesi per i servizi commercializzabili per i quali si stima una crescita dell’1,9% delle quantità acquistate pari a 98 euro per residente.
I prezzi dei consumi obbligati
Come sottolineato in precedenza, i prezzi hanno assunto in tutto il periodo in esame un ruolo fondamentale nel determinare lo spostamento di quote di spesa dai commercializzabili verso gli obbligati.
Nella tabella 2 e nella figura 2 sono rappresentate le dinamiche del deflatore dei consumi degli obbligati e dei beni e servizi commercializzabili nel periodo 1995-2026.
Le dinamiche di lungo periodo, e non solo, fanno emergere ancora una volta come i prezzi dei consumi a cui le famiglie non possono rinunciare si siano mossi ad una velocità nettamente superiore rispetto a quelli dei beni e dei servizi commercializzabili. Tra il 1995 ed il 2026 l’incremento complessivo è stato del 140,8% a fronte di una crescita del 57,4% dei beni commercializzabili e dell’88,4% dei servizi il cui acquisto è da considerarsi una libera scelta delle famiglie.
Tab. 2 – Deflatori dei consumi
| Indice base 1995 | Variazioni % | |||||||
| 2000 | 2007 | 2019 | 2025 | 2026 | 2019-1995 | 2026-2019 | 2026-1995 | |
| Spese obbligate (inclusi fitti imputati) | 122,4 | 160,8 | 194,1 | 233,0 | 240,8 | 94,1 | 24,1 | 140,8 |
| Energia, gas e carburanti | 116,0 | 148,5 | 217,1 | 291,6 | 311,1 | 117,1 | 43,3 | 211,1 |
| Beni commercializzabili | 107,5 | 119,3 | 134,1 | 155,0 | 157,4 | 34,1 | 17,4 | 57,4 |
| Servizi commercializzabili | 112,2 | 133,7 | 154,9 | 182,2 | 188,4 | 54,9 | 21,6 | 88,4 |
| Totale Consumi | 113,6 | 136,5 | 158,9 | 187,4 | 192,3 | 58,9 | 21,0 | 92,3 |
Fonte: elaborazioni e previsioni USC su dati Istat.
Tra le spese obbligate continua a spiccare il ruolo degli energetici che hanno visto il deflatore aumentare del 211,1% nel periodo. Dalla figura 2 emerge anche come in tutte le fasi i prezzi delle spese obbligate siano stati più dinamici, amplificando le spinte inflazionistiche o attenuandone le tendenze al rallentamento.
Per contro, va osservato come i beni commercializzabili abbiano mostrato in tutto il periodo 1995-2026 una dinamica dei prezzi decisamente più contenuta rispetto al dato generale. Ciò ha reso più “conveniente” l’acquisto di alcuni prodotti ed ha permesso negli ultimi anni alle famiglie, pur in presenza di una riduzione delle relative quote, di cercare di recuperare i volumi persi tra il 2007 ed il 2019.
Fig. 2 – Dinamica dei prezzi (deflatori, 1995=100)

Fonte: elaborazioni e previsioni USC su dati Istat.
Ovviamente questa sintesi è rappresentativa di dinamiche articolate dei prezzi dei diversi beni che compongono l’aggregato, con alimentare (+101,4%) ed elettronica di consumo (-91,4) che si collocano agli estremi.
Queste differenze nelle dinamiche dei prezzi, più accentuate proprio per quei beni e servizi a cui le famiglie non possono rinunciare, sono tra gli elementi che negli anni, attraverso una percezione dell’inflazione che in alcuni casi è stata superiore alla realtà, hanno condizionato negativamente la fiducia delle famiglie e i loro comportamenti in materia di consumo.
Ed è proprio per il ruolo svolto dall’inflazione dei beni e servizi obbligati nel determinare le scelte delle famiglie che, in una fase in cui vi è il rischio di una ripresa dei prezzi, le nostre valutazioni sulle prospettive a breve e medio termine sull’andamento dei consumi rimangono prudenti.
