Nel corso degli ultimi anni la logistica ha accelerato il proprio percorso di digitalizzazione a una velocità senza precedenti. Magazzini automatizzati, piattaforme cloud, sistemi di pianificazione integrati e strumenti di monitoraggio in tempo reale hanno trasformato la supply chain in un ecosistema altamente interconnesso e sempre più dipendente dalla continuità dei sistemi informativi.
Parallelamente è cambiata anche la natura del rischio. Se in passato le principali preoccupazioni riguardavano il furto di un carico, un’interruzione infrastrutturale o il blocco di una tratta strategica, oggi la minaccia più insidiosa può originarsi da un’e-mail di phishing, da un fornitore compromesso o da una vulnerabilità presente in un software utilizzato quotidianamente dall’organizzazione.
“L’aumento della superficie digitale esposta – precisa Federica Cavagliano, senior manager technical division di Hunters Group, società di ricerca e selezione di personale altamente qualificato – ha inevitabilmente attirato anche l’attenzione della criminalità informatica. Il settore della logistica e dei trasporti è infatti diventato uno dei bersagli privilegiati degli attacchi cyber: nel 2026 gli attacchi registrati in Italia nel comparto hanno evidenziato una crescita superiore al 130% rispetto all’anno precedente, confermando come la sicurezza digitale sia ormai diventata una questione di continuità operativa e non più soltanto di protezione dei dati. Questa crescente interconnessione ha però modificato profondamente anche il profilo del rischio operativo: oggi un’interruzione digitale può produrre effetti immediati sulla movimentazione fisica delle merci. È anche per questo motivo che la cybersecurity è uscita definitivamente dai confini del dipartimento IT per entrare nelle sale operative, nei consigli di amministrazione e, sempre più spesso, nelle direzioni HR”.
Questo cambio di paradigma è stato ulteriormente accelerato dall’entrata in vigore della Direttiva europea NIS2, che ha inserito il settore dei trasporti e della logistica tra i comparti strategici per il funzionamento dell’economia europea, attribuendo agli organi di amministrazione responsabilità dirette nella gestione del rischio informatico e nella supervisione delle misure di sicurezza aziendale. Tuttavia, la vera sfida che oggi si trovano ad affrontare molte aziende della logistica non riguarda esclusivamente la conformità normativa o gli investimenti tecnologici, bensì la disponibilità delle competenze necessarie per governare questa trasformazione.
“Le imprese – aggiunge Federica Cavagliano – non cercano solo specialisti IT tradizionali, ma figure capaci di comprendere contemporaneamente il funzionamento di un magazzino automatizzato, le dinamiche della supply chain e i principi della sicurezza informatica. Stanno quindi assumendo crescente rilevanza alcuni ruoli che fino a pochi anni fa erano quasi assenti nelle imprese del comparto logistico e che oggi offrono grandi opportunità ai professionisti specializzati”.
Tra questi emergono innanzitutto gli specialisti di cybersecurity in ambienti OT (Operational Technology), professionisti chiamati a proteggere non tanto i sistemi informatici tradizionali quanto le tecnologie che governano l’operatività fisica della supply chain: sistemi di automazione di magazzino, sorter, nastri trasportatori, AGV, AMR, impianti di picking automatico e dispositivi IoT installati lungo i flussi logistici. Il loro compito consiste nell’identificare vulnerabilità, segmentare le reti industriali, gestire gli accessi ai sistemi critici e prevenire interruzioni operative derivanti da attacchi informatici o errori di configurazione.
Accanto a loro stanno acquisendo crescente importanza gli OT security manager, figure di coordinamento responsabili della definizione delle strategie di sicurezza per gli ambienti industriali e logistici automatizzati. Si tratta di professionisti che operano all’intersezione tra operations, ingegneria e cybersecurity e che devono garantire che l’evoluzione tecnologica degli impianti avvenga senza compromettere affidabilità e continuità operativa.
Sempre più richiesti risultano inoltre i supply chain cyber risk manager o third party cyber risk manager, che si occupano della valutazione del rischio lungo l’intera catena di fornitura. Il loro lavoro consiste nel verificare il livello di maturità cyber di fornitori, partner logistici e outsourcer tecnologici, analizzare le dipendenze critiche della filiera e identificare eventuali punti di vulnerabilità che potrebbero propagarsi lungo l’ecosistema logistico.
Un ruolo sempre più centrale è inoltre quello del business continuity manager, figura tradizionalmente diffusa nel mondo bancario, assicurativo e delle telecomunicazioni e oggi sempre più richiesta anche nella logistica. Il suo obiettivo non è impedire l’attacco, ma garantire che l’azienda sia in grado di continuare a operare anche in condizioni di rischio. Il business continuity manager deve predisporre procedure manuali alternative, definire priorità operative, coordinare le attività di crisi e ridurre al minimo i tempi di ripristino dei processi critici.
Infine, alcune organizzazioni più strutturate stanno iniziando a introdurre il logistics cybersecurity manager o il cyber resilience manager, figure ponte tra direzione IT, operations e management aziendale, chiamate a tradurre il rischio tecnologico in decisioni organizzative e strategiche. Sono probabilmente i profili più difficili da reperire sul mercato, proprio perché richiedono una combinazione di competenze tecniche, una profonda conoscenza dei processi logistici e una notevole capacità manageriali.
“Si tratta – conclude Federica Cavagliano – di professionalità ancora poco diffuse e difficili da reperire, spesso provenienti dal manifatturiero avanzato, dall’automotive, dall’energia o dalle infrastrutture critiche, settori che da tempo convivono con problematiche di resilienza operativa e sicurezza industriale. Per questo, in molti casi, professionisti già presenti nelle organizzazioni possono rappresentare il terreno più fertile su cui sviluppare nuove competenze. Pensiamo, ad esempio, ai responsabili operations, agli specialisti WMS e TMS e ai supply chain manager che progressivamente sono chiamati ad affiancare alle competenze tradizionali una crescente sensibilità verso la gestione del rischio digitale e della continuità operativa. La vera domanda che oggi ogni operatore logistico dovrebbe porsi non è se subirà un attacco informatico, ma se disporrà delle persone, delle competenze e delle strutture organizzative necessarie per continuare a operare quando questo accadrà. In un settore in cui velocità, puntualità e affidabilità rappresentano il principale vantaggio competitivo, la resilienza digitale è destinata a diventare uno dei nuovi indicatori della qualità del servizio logistico”.





