La trasformazione digitale e il ruolo degli incentivi
Per le piccole e medie imprese la trasformazione digitale è un’opportunità concreta per rafforzare la competitività, rendere più efficienti i processi e aprire nuove prospettive di crescita. Investire in tecnologie, piattaforme e strumenti digitali significa costruire nuove capacità e affrontare con maggiore consapevolezza le sfide del mercato. In questo percorso gli incentivi fiscali possono svolgere un ruolo strategico, favorendo l’adozione dell’innovazione e rendendo gli investimenti più accessibili. È in questa direzione che si inserisce la recente proposta di Assolombarda di semplificare gli incentivi agli investimenti e includere nel nuovo sistema di agevolazioni anche i software acquistati in abbonamento (SaaS), una formula sempre più diffusa nelle strategie digitali aziendali. Il confronto coinvolge così il ruolo della fiscalità nel sostenere l’innovazione, l’evoluzione dei modelli tecnologici e le prospettive che potrebbero aprirsi con la Legge di Bilancio 2027.
Iperammortamento: vantaggio concreto, ma i SaaS restano fuori
Il primo nodo è quello dell’impianto delle agevolazioni. “Dal 2026 il nuovo iperammortamento ha preso il posto dei crediti d’imposta 4.0 e 5.0”, evidenzia Paolo Borghi, partner dello studio Moore Professionisti Associati. “Per chi investe in beni tecnologici, AI compresa, il costo fiscale viene maggiorato fino al 180%, per un risparmio IRES aggiuntivo di circa il 43%. Il vantaggio è concreto, ma arriva solo a chi ha reddito imponibile e viene distribuito negli anni. Il limite più evidente riguarda i software in abbonamento: i SaaS restano esclusi perché il canone non è ammortizzabile, anche se oggi passa da lì gran parte della spesa digitale delle imprese. Estendere l’agevolazione avrebbe senso, ma solo con un perimetro ben definito, per non premiare abbonamenti che le aziende sottoscriverebbero comunque”.
Adempimenti e accessibilità: il rischio per le PMI
Accanto al tema dell’ammissibilità degli investimenti emerge quello della concreta fruibilità delle misure. Per le PMI, infatti, l’accesso alle agevolazioni si confronta con procedure e adempimenti che possono incidere sulla convenienza stessa dell’incentivo, soprattutto quando gli importi investiti sono contenuti. “Cinque comunicazioni al GSE, perizia asseverata e certificazione contabile rischiano di assorbire buona parte del beneficio sugli investimenti più piccoli”, sottolinea Steven Russo, Dottore Commercialista e Revisore Legale di Mint Solutions. “La Manovra 2027 promette la proroga al 2029, un incentivo dedicato al cloud e voucher per l’intelligenza artificiale. Finché il testo non sarà ufficiale, però, la scelta più prudente resta pianificare gli investimenti sulle regole già in vigore”. Russo ricorda che il nuovo iperammortamento è un incentivo importante per digitalizzazione e AI, grazie a una maggiorazione fiscale fino al 180% del costo degli investimenti ammissibili, ma presenta un limite evidente: agevola l’acquisto di software ammortizzabili ed esclude i canoni SaaS, oggi centrali nelle strategie tecnologiche delle imprese. Il risultato è che, a parità di innovazione introdotta, il trattamento fiscale cambia in funzione della modalità contrattuale adottata. Estendere il beneficio ai servizi in abbonamento significherebbe riconoscere che l’innovazione non passa più necessariamente dalla proprietà delle tecnologie, ma dal loro utilizzo. Gli strumenti attuali, pur affiancati da voucher specifici per il cloud, restano frammentati e spesso complessi per le PMI. La Legge di Bilancio 2027 potrebbe rappresentare un’occasione per superare queste rigidità, semplificare gli adempimenti e favorire investimenti tecnologici più accessibili. Il rischio, altrimenti, è che una misura nata per favorire la trasformazione digitale finisca per penalizzare proprio i modelli tecnologici più flessibili e accessibili alle PMI, introducendo disparità di trattamento fiscale che non trovano giustificazione nel diverso valore innovativo degli investimenti.
Un criterio funzionale: innovazione oltre la formula contrattuale
Una questione che, prima ancora di riguardare l’entità delle agevolazioni, investe la loro impostazione. Se l’obiettivo è sostenere l’innovazione, il criterio di accesso ai benefici dovrebbe confrontarsi con la funzione economica dell’investimento, tenendo conto dell’evoluzione dell’offerta tecnologica e delle formule contrattuali attraverso cui le imprese adottano le nuove soluzioni. “La richiesta di Assolombarda è assolutamente condivisibile, posto che anche il legislatore degli incentivi deve tenere conto non solo dell’identità dello scopo perseguito da diversi modelli contrattuali, ma anche dell’evoluzione del mercato informatico, che in moltissimi casi offre ‘solo’ soluzioni SaaS o PaaS e non più le licenze”, aggiunge l’avv. Alessandro Da Re, founding partner di Mint Solutions. A tal proposito esistono già esperienze innovative in materia di incentivi, come il Bando per l’introduzione nei processi aziendali di tecnologie e dispositivi basati sull’intelligenza artificiale della Regione Friuli Venezia Giulia (Delibera di Giunta n. 591/2026), chiusosi il 31 luglio scorso, nel quale tra gli interventi ammessi a contributo vi era anche “l’acquisto di canoni e abbonamenti per l’utilizzo di soluzioni IA, con utilità limitata all’esercizio iscritti nei libri contabili aziendali come costi d’esercizio”, oltre a “l’acquisto di software, piattaforme e sistemi di Intelligenza Artificiale” nonché “l’acquisto di licenze per l’utilizzo di soluzioni IA, con utilità pluriennale iscritte nei libri contabili aziendali tra le immobilizzazioni immateriali in quanto soggette ad ammortamento” (Art. 3 del Bando). In buona sostanza, la Regione ha ammesso ad incentivo tutte le forme giuridiche contrattuali possibili che conducono al medesimo scopo, in questo caso l’implementazione di sistemi di AI.
La voce delle imprese: tecnologia, filiera e competitività
La necessità di riconoscere l’innovazione al di là della formula contrattuale trova riscontro anche nelle esperienze delle aziende, per le quali la tecnologia rappresenta una leva che attraversa processi, relazioni di filiera e posizionamento competitivo. “La trasformazione digitale è una leva sempre più importante per rafforzare la competitività delle imprese e la capacità di affrontare un contesto in continua evoluzione. Per FVL, questo significa anche investire nella conoscenza e nella gestione della propria filiera, attraverso strumenti che permettano di trasformare le informazioni in valore. La collaborazione con Ympact va in questa direzione: la piattaforma ci supporta nel tracciare e misurare gli impatti ambientali e sociali della filiera, raccogliendo e organizzando dati ESG relativi ai processi produttivi e ai fornitori. Disporre di informazioni affidabili significa poter individuare meglio rischi e opportunità, orientare le scelte di miglioramento e rendere più trasparente il rapporto con i nostri interlocutori. In un settore come quello della moda, in cui la capacità di dimostrare la sostenibilità dei processi assume un’importanza crescente, la tecnologia è anche uno strumento per costruire una collaborazione più efficace tra brand e fornitori, condividendo metodi, informazioni e responsabilità. Riteniamo quindi importante che gli incentivi agli investimenti tecnologici accompagnino le imprese anche in questi percorsi, sostenendo l’innovazione dei processi e la valorizzazione del patrimonio informativo aziendale, elementi sempre più rilevanti per la crescita e il posizionamento competitivo delle PMI”, conclude Roberto Ronzi, ceo di FVL, azienda che produce accessori tessili e packaging per i brand del lusso.





