LAVORO

ADAPT: ad agosto si ferma la crescita dell’occupazione, ma continua a diminuire l’inattività

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Ad agosto il mercato del lavoro italiano registra una sostanziale stabilità dell’occupazione, accompagnata da un aumento della disoccupazione e da un ulteriore calo dell’inattività. Secondo i dati diffusi oggi da ISTAT, gli occupati sono 24 milioni e 352mila, 5mila in meno rispetto a luglio ma 291mila in più rispetto ad agosto 2025 (+1,2%). Il tasso di occupazione scende di un decimo, attestandosi al 63,0%, rimanendo comunque su livelli elevati.

A crescere è invece il numero delle persone in cerca di lavoro: +48mila in un mese (+3,1%) e +129mila in un anno (+8,8%). Il tasso di disoccupazione raggiunge così il 6,2%, in aumento di 0,2 punti rispetto a luglio e di 0,4 punti su base annua.

Il dato va però letto insieme alla contemporanea diminuzione dell’inattività. Ad agosto gli inattivi calano di 21mila unità rispetto al mese precedente e di 381mila rispetto a un anno fa. Il tasso di inattività scende così al 32,7%, il livello più basso dal 2004.

«L’aumento della disoccupazione non può essere letto isolatamente come un segnale di peggioramento», commenta Francesco Seghezzi, Presidente di ADAPT. «Una parte di questa crescita si accompagna infatti alla riduzione dell’inattività: più persone entrano o rientrano nel mercato del lavoro e iniziano a cercare un’occupazione. È una dinamica diversa da quella osservata in alcuni mesi precedenti, quando il calo della disoccupazione era invece accompagnato da un aumento degli inattivi».

La stabilità complessiva continua, inoltre, a nascondere una significativa ricomposizione dell’occupazione. Nel mese aumentano di 48mila unità i dipendenti permanenti, mentre diminuiscono dello stesso numero i lavoratori a termine e di 5mila gli indipendenti. La tendenza è ancora più evidente nel confronto annuale: +370mila dipendenti permanenti, -157mila dipendenti a termine e +78mila autonomi.

«Il mercato del lavoro sta assumendo una composizione sempre più orientata verso il lavoro permanente», sottolinea Seghezzi. «La crescita dell’occupazione nell’ultimo anno non è trainata dai contratti temporanei, che anzi diminuiscono nettamente, ma soprattutto dai dipendenti a tempo indeterminato».

Restano marcate le differenze di genere nei livelli occupazionali. Nel mese la dinamica è simile, con 4mila uomini e mille donne occupate in meno. Rimane però ampio il divario nei tassi di occupazione: 71,6% per gli uomini e 54,3% per le donne, con una distanza di quasi 17,3 punti percentuali.

Persistono anche gli squilibri generazionali. Tra i 15 e i 24 anni gli occupati sono 997mila, sostanzialmente invariati nel mese e 7mila in meno rispetto a un anno prima. Il tasso di occupazione resta fermo al 17%, mentre quello di disoccupazione sale al 20,3%, 0,6 punti in più rispetto a luglio.

Più favorevole il confronto annuale per i 25-34enni, con 53mila occupati in più (+1,3%) e 127mila inattivi in meno. Ad agosto, tuttavia, anche questa fascia registra un rallentamento, con 11mila occupati in meno e 30mila disoccupati in più rispetto al mese precedente.

Continua infine a emergere la forte componente demografica della crescita occupazionale. Rispetto ad agosto 2025 si registrano 122mila occupati in meno tra i 35-49enni e 367mila in più tra gli over 50. Il calo nella fascia 35-49 anni è però fortemente condizionato dalla riduzione della popolazione: al netto della componente demografica, l’occupazione crescerebbe dello 0,6%.

Allargando lo sguardo oltre il singolo mese, tra giugno-agosto e marzo-maggio gli occupati aumentano di appena 40mila unità (+0,2%). Nello stesso periodo, però, i disoccupati crescono di 123mila e gli inattivi diminuiscono di 164mila.

«Gli ultimi dati confermano che la fase di forte crescita dell’occupazione sembra essersi arrestata, ma il quadro non è necessariamente negativo», conclude Seghezzi. «Su base annua abbiamo quasi 300mila occupati in più, soprattutto permanenti, mentre diminuisce sensibilmente l’inattività. La sfida ora è trasformare questa maggiore partecipazione in nuova occupazione, senza perdere di vista due criticità strutturali che continuano a caratterizzare il mercato del lavoro italiano: la debolezza dei più giovani e il crescente peso delle fasce di età più mature».