INTERNAZIONALIZZAZIONE

PMI e mercati internazionali: l’88% vede la crescita del fatturato nonostante l’incertezza

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Nonostante il 76% delle PMI italiane esprima preoccupazione per l’incertezza del contesto economico, l’88% prevede una crescita del fatturato nei prossimi 12 mesi. Otto aziende su 10 puntano ancora sull’internazionalizzazione per aumentare il proprio valore e, più in generale, quello del Made in Italy (93%).

“Pur nell’incertezza generata dai conflitti e dalle tensioni geopolitiche, l’internazionalizzazione è ancora una leva di competitività, ma richiede pianificazione e capacità di adattarsi a un contesto in continua evoluzione, tra cambiamenti normativi, innovazione dei modelli di business e nuovi canali distributivi. È necessario comprendere come la conoscenza delle tendenze geopolitiche sia necessaria per evitare che investimenti esteri possano diventare inefficienti in quanto mirati a paesi che rientrano in aeree geopoliticamente instabili”, commenta Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader.

Queste le principali evidenze del report “Competere nel mondo: il ruolo dell’internazionalizzazione per la crescita delle PMI italiane” dell’Osservatorio Deloitte Private, realizzato attraverso un’indagine condotta nella prima parte dell’anno su circa 200 leader di piccole e medie imprese italiane.

Lo stato dell’internazionalizzazione

Tra le PMI già operanti con l’estero, la maggioranza (53%) genera fino al 30% del proprio fatturato all’estero, mentre una su quattro produce tra il 30% e il 50% del fatturato oltre confine. Oltre il 20% realizza più della metà dei ricavi sui mercati internazionali. L’esportazione diretta rimane la modalità operativa più diffusa, seguita da altre opzioni strategiche come esportazione indiretta, accordi strategici e investimenti esteri diretti. Dal punto di vista geografico, l’Unione Europea rimane il mercato principale, seguita da Stati Uniti, Medio Oriente e Cina.

Quasi quattro aziende già internazionalizzate su cinque dispongono di una pianificazione strategica specifica per l’espansione estera. Ma il quadro è disomogeneo: Solo il 23% delle aziende ha una strategia solida e strutturata, mentre il 54% ammette di aver bisogno di miglioramenti per definire più adeguatamente obiettivi, processi, risorse e mercati prioritari. Il 53% delle imprese presenti all’estero ha in programma di espandersi ulteriormente, con l’Europa come area geografica di maggiore interesse.

Barriere e opportunità

Per le imprese che non hanno ancora intrapreso un percorso di internazionalizzazione, gli ostacoli principali sono la scarsa conoscenza dei mercati esteri e delle normative locali, la mancanza di risorse finanziarie sufficienti e le difficoltà logistiche nella gestione della supply chain internazionale.

Secondo la ricerca di Deloitte Private, le aziende internazionalizzate guardano ai mercati esteri soprattutto per cercare nuove opportunità di crescita (60%) e accedere a nuovi clienti e mercati (59%). Seguono, con minore rilevanza, la diversificazione del rischio (21%), le partnership strategiche con aziende estere per rafforzare competenze e know-how (16%) e la saturazione del mercato domestico (9%).

Il 56% delle PMI attive sui mercati internazionali ha collaborato con soggetti esterni specializzati, riconoscendo il valore aggiunto di competenze dedicate. Oltre metà di queste imprese dichiara di aver maturato esperienza di collaborazione con soggetti pubblici specializzati nell’internazionalizzazione, evidenziando l’importanza dell’ecosistema pubblico di supporto alla internazionalizzazione.

Digitalizzazione ed export digitale

L’83% delle imprese ritiene che digitale e intelligenza artificiale siano strategici per competere nei mercati internazionali. L’export digitale emerge come una leva strategica; due terzi delle imprese che attualmente fanno export digitale investono principalmente nello sviluppo di siti e-commerce proprietari, mentre oltre il 50% utilizza marketplace internazionali, mentre un terzo ricorre ai social media come canale di vendita. I principali benefici indicati sono l’incremento delle vendite, l’aumento della visibilità aziendale e l’apertura verso nuovi mercati e clienti. Tuttavia, le PMI che operano in export digitale incontrano due ostacoli principali: la complessità della logistica internazionale e la gestione della normativa doganale e fiscale, che varia per Paese.