LAVORO

In Italia il 25% degli under 35 continuerebbe a lavorare anche dopo la pensione

La popolazione italiana invecchia più delle media europea; le aziende hanno difficoltà nel reperire talenti e trattenere più a lungo le persone nel mondo del lavoro è ora cruciale. Ma quanti sono disposti a lavorare di più?

Secondo la ricerca “HR & Payroll Pulse” di SD Worx, principale fornitore europeo di soluzioni HR, paghe e presenze, il 25% degli under 35 non ha intenzione di ritirarsi neanche dopo l’età pensionabile e nemmeno il 21% degli over 55.

Carenza di talenti e invecchiamento della popolazione: una sfida sempre più urgente

La trasformazione demografica che investe l’Europa è senza precedenti e l’Italia è quella più colpita da questo cambiamento. Per Istat e Eurostat siamo primi in assoluto in quanto a percentuale di popolazione over 65 (25%), e si stima che entro il 2070 la popolazione italiana in età lavorativa (15-64 anni), scenderà dall’attuale 63% al 55%.

Un fenomeno che sta già producendo effetti concreti sul mercato del lavoro: il 48% dei responsabili HR italiani segnala una carenza di talenti necessari per portare a termine il lavoro, percentuale che sale al 52% tra le piccole e medie imprese. In questo scenario, favorire la permanenza delle persone nel mondo del lavoro rappresenta, quindi, una leva strategica per le organizzazioni.

Quanti vogliono continuare a lavorare dopo la pensione

L’Italia è tra i pochi Paesi europei in cui la disponibilità a lavorare oltre la pensione è superiore: raggiunge il 25% tra gli under 35 e il 21% tra gli over 55. I più giovani, però, manifestano anche la volontà di ritirarsi prima dell’età pensionabile in percentuale più alta rispetto ai senior: 62% contro 58% tra gli over 55. Percentuale che però raggiunge persino il 67% tra i 35-54enni. Dati superiori alla media europea, probabilmente anche a causa del fatto che l’età stimata del ritiro è 67,5 anni, contro i 65 europei.

Ma perché così tanti vorrebbero anticipare il pensionamento? Tra chi ha più di 55 anni ed è maggiormente vicino al ritiro, al primo posto, con il 63% delle preferenze, spicca l’esigenza di dedicare più tempo alla famiglia e alla vita privata (57% la media europea), segue la volontà di realizzare progetti personali rimandati nel tempo (49% vs 40% UE) ed infine il desiderio di prendersi cura di se stessi e della propria salute (46%).

Il prolungamento della vita lavorativa appare, dunque, dipendere soprattutto dalla qualità dell’esperienza professionale, dalla sua compatibilità con la vita personale e, di conseguenza, dalla capacità delle organizzazioni di creare contesti sostenibili nel lungo periodo.

Gli over 55 sono più soddisfatti del proprio lavoro dei colleghi più giovani

In questo contesto assume, quindi, molta importanza il livello di soddisfazione e coinvolgimento dei lavoratori nella propria azienda che, stando ai risultati della ricerca, sembra attualmente più alto e positivo tra i dipendenti più anziani – anagraficamente parlando. In Italia la percentuale di persone appagate in termini professionali è, infatti, del 74% tra gli over 55 (in Europa arriva al 78%) e scende al 57,5% tra gli under 35.

Il 73% dei lavoratori senior, inoltre, ritiene di avere l’energia per svolgere bene il proprio lavoro, mentre tra i più giovani si ferma al 60%. Non solo: se ben il 78% degli over 55 sente che il proprio lavoro ha uno scopo e un valore, il dato diminuisce al 56% tra gli under 35. Sono di più anche i dipendenti più anziani che si sentono apprezzati e riconosciuti per il proprio contributo: il 60,5% a fronte del 48% tra i giovani, anche se pure in questo caso il dato dei senior è inferiore alla media europea (65%).

Maggiore stabilità professionale, minore propensione al cambiamento

Probabilmente anche a causa della maggiore soddisfazione, però, i lavoratori senior hanno una minore propensione alla mobilità professionale. Solo il 7% degli over 55 è alla ricerca attiva di un nuovo posto di lavoro rispetto al 20% degli under 35. Analogamente, tra i dipendenti più giovani c’è una maggiore tendenza a cambiare ruolo all’interno della stessa azienda: ci sta provando il 19%, mentre tra i senior si ferma all’8%.

Gli under 35 italiani sono anche più desiderosi di imparare, non solo rispetto ai colleghi più anziani, ma anche rispetto ai coetanei degli altri Paesi: solo il 28% di essi afferma di non avere bisogno di alcuna formazione, contro il 40% degli over 55 e il 36% dei lavoratori più giovani europei. Al contrario, il 72% degli under 35 ha voglia di sviluppare le proprie competenze per crescere professionalmente. E in questo caso, un dato altrettanto significativo si registra tra i dipendenti senior, il 65% esprime la stessa ambizione, superando la media europea (58%) di sette punti percentuali.

Fiducia nel futuro, anche nell’era dell’intelligenza artificiale

Restando sul tema della formazione, tra le nuove competenze, però, non può mancare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Una realtà che è già quotidiana per il 34,5% dei lavoratori italiani under 35, mentre si scende al 18% nel caso di quelli con 55 anni o più. Un uso minore legato forse al fatto che i dipendenti più anziani considerano il proprio posto di lavoro maggiormente al riparo dall’automazione portata dall’AI: il 57% di loro si sente tranquillo contro il 42% degli under 35.

Del resto, il 79% dei lavoratori senior, più della media europea del 73,5%, ritiene che le proprie competenze continueranno a rappresentare un elemento distintivo e difficilmente sostituibile dalla tecnologia. Una convinzione con cui concorda, invece, solo il 50% degli under 35 – dato, questa volta, molto inferiore a quello europeo, 64%.

La chiave, però, è proprio la formazione. Eppure, oggi sono pochi quelli che affermano di riceverla in modo adeguato in azienda, non solo in Italia: solo il 27% dei lavoratori più giovani italiani e il 29% di quelli europei ritengono che la propria organizzazione li stia formando a un futuro guidato dall’AI, mentre nel caso dei senior si scende al 17% sia nel nostro Paese che in Europa.

“L’Europa non risolverà la carenza di risorse costringendo le persone a lavorare più a lungo. Occorre creare ambienti di lavoro nei quali i professionisti possano continuare a trovare energia, motivazione e opportunità di crescita. Quando il lavoro genera valore, riconoscimento e senso di appartenenza, le persone sono più inclini a proseguire il proprio percorso professionale anche oltre l’età pensionabile. I risultati della ricerca dimostrano che esiste un potenziale importante su cui le organizzazioni possono fare leva, investendo nella qualità dell’esperienza lavorativa e nello sviluppo continuo delle competenze”, commenta Chiara Valdata, People Director di SD Worx Italy.