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Aprire la partita IVA nel 2027: forfettario o ordinario? Cosa cambia con la Manovra e perché non aprire a dicembre

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Ogni autunno, nello Studio, la domanda arriva puntuale: conviene aprire la partita IVA adesso o aspettare gennaio? E soprattutto, meglio il forfettario o il regime ordinario? Quest’anno la risposta richiede più attenzione del solito. La Legge di Bilancio 2027 è in preparazione e potrebbe toccare proprio le regole del forfettario. Inoltre c’è una scelta di calendario che molti sbagliano e che può costare migliaia di euro.

Il regime forfettario oggi: le regole del 2026

Il forfettario resta il regime più conveniente per chi avvia un’attività da persona fisica. Si applica a professionisti, artigiani e commercianti che nell’anno precedente non hanno superato 85.000 euro di ricavi o compensi. Il reddito non si calcola sottraendo i costi effettivi: si applica ai ricavi un coefficiente di redditività fissato per legge, che vale il 78% per i professionisti, il 40% per il commercio, l’86% per edilizia e intermediari e il 67% per le altre attività. Su quel reddito, al netto dei contributi previdenziali, si paga un’imposta sostitutiva del 15%, che scende al 5% per i primi cinque anni per le nuove attività. Niente IVA in fattura, niente ISA e una contabilità molto semplificata.

Ci sono però dei vincoli. Le spese per lavoro dipendente e collaboratori non devono superare i 20.000 euro annui. Non si può fatturare in prevalenza all’ex datore di lavoro degli ultimi due anni. Non si possono detenere partecipazioni in società di persone o il controllo di SRL che svolgono attività riconducibili alla propria. C’è infine il limite più discusso, quello del lavoro dipendente: per il 2026 la Legge di Bilancio ha confermato che non può essere forfettario chi nel 2025 ha percepito oltre 35.000 euro di redditi di lavoro dipendente o assimilati, salvo che il rapporto di lavoro sia cessato. È una deroga transitoria: il limite ordinario fissato dalla legge resta 30.000 euro.

Se in corso d’anno i ricavi superano i 100.000 euro, l’uscita dal regime è immediata, con l’IVA da applicare già dall’operazione che fa superare la soglia. Tra 85.000 e 100.000 euro, invece, si esce dall’anno successivo.

Cosa potrebbe cambiare con la Manovra 2027

Due punti meritano attenzione. Il primo è la soglia: il ministro Giorgetti ha indicato tra le ipotesi della Manovra 2027 l’innalzamento del limite da 85.000 a 100.000 euro. Al momento resta un’ipotesi sostenuta da una parte della maggioranza. Se passasse, cambierebbe la convenienza per molti professionisti oggi vicini alla soglia.

Il secondo è il limite dei 35.000 euro per chi è anche lavoratore dipendente. È stato prorogato anno per anno e, senza una nuova proroga, dal 2027 tornerebbe a 30.000 euro. Chi nel 2026 ha uno stipendio tra 30.000 e 35.000 euro e una partita IVA forfettaria deve seguire con attenzione il testo della Manovra: potrebbe dover passare al regime ordinario dal 1° gennaio.

Finché il testo non è approvato in via definitiva, cosa attesa entro il 31 dicembre, nessuna pianificazione va costruita sulle ipotesi. Va costruita sugli scenari.

L’errore da evitare: aprire la partita IVA a dicembre

L’aliquota del 5% vale per l’anno di inizio attività e per i quattro successivi. Chi apre la partita IVA il 15 dicembre 2026 “consuma” un intero anno di agevolazione per due settimane di attività: il 2026 conta come primo dei cinque anni. Aprendo a gennaio 2027, gli anni al 5% arrivano fino al 2031 invece che al 2030. Su un reddito imponibile di 30.000 euro, un anno al 5% invece che al 15% vale circa 3.000 euro di imposte risparmiate.

Fanno eccezione i casi in cui c’è già un incarico da fatturare a dicembre, o un’attività che non può aspettare. Anche allora conviene fare i conti prima.

Ricorda anche i requisiti per il 5%. Non bisogna aver esercitato attività d’impresa, artistica o professionale nei tre anni precedenti. La nuova attività non deve essere la semplice prosecuzione di un lavoro dipendente svolto in precedenza, con l’eccezione del praticantato obbligatorio. Chi rileva l’attività di altri deve verificare che quella attività rispettasse le soglie nell’anno precedente.

Forfettario o ordinario: un esempio concreto

Il forfettario non è sempre la scelta migliore. Dipende dai costi reali dell’attività.

Prendiamo un professionista senza cassa previdenziale con 50.000 euro di compensi e 8.000 euro di costi effettivi. In forfettario il reddito è di 39.000 euro (il 78% dei compensi). Tolti i contributi alla Gestione Separata, l’imponibile si aggira sui 29.000 euro e l’imposta è di circa 4.350 euro, che scendono a circa 1.450 euro con l’aliquota al 5%. In regime ordinario il reddito sarebbe di 42.000 euro (compensi meno costi reali), e al netto dei contributi l’IRPEF con gli scaglioni del 23% e del 33% supererebbe i 7.000 euro, a cui si aggiungono le addizionali regionali e comunali. Il forfettario fa risparmiare oltre 3.000 euro l’anno, e molto di più nei primi cinque anni.

Se però lo stesso professionista sostenesse 25.000 euro di costi reali, tra collaboratori, attrezzature e affitto, l’ordinario tornerebbe competitivo, perché il forfettario “ignora” quei costi. Lo stesso vale per chi lavora soprattutto con clienti che detraggono l’IVA e ha molti acquisti con IVA: nel forfettario quell’IVA diventa un costo.

Sono stime indicative, che non tengono conto delle detrazioni personali e delle specificità contributive di ciascuna attività. Mostrano però il punto: la scelta va fatta sui numeri, non per sentito dire.

E la società?

Oltre una certa dimensione, quando ci sono soci, si vogliono reinvestire gli utili o si vuole limitare la responsabilità patrimoniale, entra in gioco la SRL, con IRES al 24% e una tassazione separata sui dividendi. È una scelta da valutare con una simulazione completa. Ne parleremo in un prossimo articolo.

Le domande da farsi prima di aprire

Che attività svolgerò e con quale codice ATECO? Ho redditi di lavoro dipendente, e di quanto? Ho svolto attività simili negli ultimi tre anni? Quanti costi reali prevedo? I miei clienti sono privati o imprese? Ho diritto a finanziamenti per l’avvio, che spesso richiedono di presentare la domanda prima di aprire la partita IVA? A seconda delle risposte, la stessa attività può avere un trattamento fiscale molto diverso.