LAVORO

Adapt: a settembre si ferma la crescita dell’occupazione e tornano ad aumentare i contratti a termine

Il mercato del lavoro italiano conferma una fase di sostanziale stagnazione dell’occupazione, accompagnata da un aumento della disoccupazione e da un cambiamento nella composizione dei rapporti di lavoro. Secondo i dati diffusi oggi dall’ISTAT, a settembre gli occupati sono 24 milioni e 328mila, 7mila in meno rispetto ad agosto. Su base annua si registrano 198mila occupati in più (+0,8%), mentre il tasso di occupazione rimane stabile al 63,0%, in aumento di 0,4 punti rispetto a settembre 2025.

Dopo la crescita registrata nei primi mesi dell’anno, l’occupazione sembra essersi stabilizzata. Rispetto al massimo raggiunto ad aprile, quando si contavano 24 milioni e 351mila occupati, si registrano 23mila unità in meno. Nel terzo trimestre l’occupazione diminuisce di 13mila unità (-0,1%) rispetto al trimestre precedente. Non si tratta di una contrazione significativa, ma di un rallentamento che conferma l’esaurimento della precedente fase espansiva.

Il dato più significativo riguarda la composizione dell’occupazione. A settembre i dipendenti permanenti diminuiscono di 108mila unità (-0,7%), mentre quelli a termine aumentano di 101mila (+4,1%). Gli autonomi rimangono sostanzialmente stabili. Una ricomposizione particolarmente marcata, che trova riscontro anche nel confronto annuale.

Per la prima volta da febbraio 2022, infatti, la crescita su base annua dei dipendenti a termine supera quella dei dipendenti permanenti. Rispetto a settembre 2025, i lavoratori a termine aumentano di 89mila unità (+3,6%), contro i 71mila dipendenti permanenti in più (+0,4%). Crescono anche gli indipendenti, di 38mila unità (+0,7%). Dei 198mila occupati aggiuntivi nell’ultimo anno, circa il 45% è quindi costituito da lavoratori a termine, il 36% da permanenti e il 19% da autonomi.

«È un cambiamento significativo rispetto alle dinamiche che hanno caratterizzato il mercato del lavoro negli ultimi anni, quando la crescita occupazionale era trainata soprattutto dai contratti permanenti», commenta Francesco Seghezzi, Presidente di ADAPT. «L’ultima volta che il lavoro a termine cresceva più di quello permanente eravamo ancora nella fase di recupero successiva alla pandemia. Oggi il contesto è diverso: l’occupazione ha smesso di crescere e la disoccupazione è tornata ad aumentare. È presto per parlare di un’inversione strutturale, ma occorre chiedersi se le imprese, di fronte a prospettive economiche meno favorevoli, stiano tornando a privilegiare rapporti di lavoro temporanei».

Sul fronte della disoccupazione, a settembre si contano 1 milione e 620mila persone in cerca di lavoro, 4mila in più rispetto ad agosto e 117mila in più rispetto a un anno prima (+7,8%). Il tasso di disoccupazione raggiunge il 6,3%, contro il 5,9% di settembre 2025. Dall’inizio dell’anno i disoccupati sono aumentati di 217mila unità.

L’aumento della disoccupazione va tuttavia letto insieme alla riduzione dell’inattività. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni sono 12 milioni e 121mila, sostanzialmente stabili nel mese ma 293mila in meno rispetto a settembre 2025 (-2,4%). Il tasso di inattività scende al 32,7%, con una riduzione di 0,7 punti in un anno. La maggiore partecipazione al mercato del lavoro rappresenta un segnale positivo, anche se una parte delle persone che tornano a cercare un’occupazione non riesce a trovarla immediatamente.

Persistono inoltre significative differenze di genere. Nel mese gli uomini occupati diminuiscono di 12mila unità, mentre le donne aumentano di 5mila. Su base annua la crescita è di 126mila uomini e 72mila donne. Il tasso di occupazione maschile si attesta al 71,5%, quello femminile al 54,4%, con un divario di 17,1 punti percentuali, sostanzialmente invariato rispetto a un anno fa.

Tra i giovani il quadro resta particolarmente fragile. Nella fascia 15-24 anni gli occupati aumentano di 11mila unità nel mese, ma sono soltanto 5mila in più rispetto a settembre 2025. Il tasso di occupazione rimane al 17,3%, mentre quello di disoccupazione si attesta al 19,9%. Non emergono quindi segnali di un miglioramento significativo della partecipazione dei più giovani.

Tra i 25-34enni gli occupati aumentano di 15mila unità su base annua (+0,4%), ma crescono sensibilmente anche i disoccupati, 91mila in più (+23,5%). Il tasso di disoccupazione raggiunge il 10%, 1,7 punti in più rispetto a un anno prima, mentre gli inattivi diminuiscono di 96mila unità. Continua inoltre a pesare la componente demografica: i 35-49enni perdono 161mila occupati in un anno, ma al netto della riduzione della popolazione l’occupazione risulta stabile. Gli over 50 registrano invece 339mila occupati in più, confermando il loro ruolo determinante nella tenuta complessiva del mercato del lavoro.

«Il mercato del lavoro italiano mantiene livelli occupazionali elevati rispetto al recente passato, ma i segnali di rallentamento si stanno consolidando», conclude Seghezzi. «La diminuzione dell’inattività indica che più persone stanno partecipando al mercato del lavoro, ma questa maggiore disponibilità non si traduce ancora pienamente in nuova occupazione, soprattutto tra i giovani adulti. Allo stesso tempo, il ritorno della crescita dei contratti a termine suggerisce la necessità di monitorare con attenzione le scelte delle imprese. Sarà importante osservare nei prossimi mesi l’andamento delle assunzioni e delle trasformazioni a tempo indeterminato, per capire se siamo di fronte a un’oscillazione temporanea o a un cambiamento più profondo. Non basta contare quanti posti di lavoro si creano: occorre guardare anche a quali rapporti di lavoro stanno crescendo».