Secondo i dati PMI® di S&P Global di settembre si è registrata una ulteriore contrazione dei volumi degli ordini ricevuti presso le aziende manifatturiere italiane.
La debolezza della domanda ha rappresentato principalmente il motivo alla base delle decisioni delle imprese di ridurre la produzione e i volumi di acquisto. Le pressioni sulle catene di approvvigionamento si sono attenuate in parte; tuttavia, le imprese hanno registrato un incremento più marcato dell’inflazione dei costi. Nel frattempo, i prezzi di vendita hanno evidenziato un aumento a un ritmo più moderato. La crescita dell’occupazione è stata mantenuta, seppur in misura marginale, poiché la fiducia nelle prospettive è rimasta positiva.
A settembre, attestandosi a 50.4, l’indice S&P Global PMI® Settore Manufatturiero in Italia (Purchasing Managers’ IndexTM), un valore composito a una cifra della prestazione manifatturiera derivato dagli indicatori relativi ai nuovi ordini, alla produzione, all’occupazione, ai tempi di consegna dei fornitori e alle scorte di acquisti, si è attestato al di sopra della soglia cruciale di 50.0. In aumento rispetto al valore di 49.6 registrato ad agosto, il dato più recente rappresenta il settimo miglioramento negli ultimi otto mesi delle condizioni operative.
Detto ciò, considerando che solo le componenti relative all’occupazione e ai tempi di consegna dei fornitori hanno contribuito all’indicazione espansiva, il miglioramento complessivo è risultato soltanto marginale.
Nel mese di settembre, la produzione e i nuovi ordini hanno proseguito la recente tendenza al ribasso, sebbene entrambe le variabili abbiano evidenziato solo riduzioni contenute. La domanda da parte della clientela domestica e internazionale si è mantenuta debole, con quest’ultima segnalata da un’ulteriore, seppur lieve, diminuzione degli ordini esteri. Si riporta che l’aumento dell’incertezza geopolitica abbia limitato gli investimenti, mentre le preoccupazioni relative alle pressioni inflazionistiche hanno rappresentato un ostacolo alla produzione.
Il minore numero degli ordini ha inciso negativamente sull’attività di acquisto con le aziende che hanno continuato con le riduzioni. Il calo degli acquisti dei beni è risultato simile a quello registrato ad agosto e si è confermato significativo.
La riduzione della domanda di beni non è riuscita, tuttavia, a eliminare le pressioni sulle catene di approvvigionamento e sui prezzi. I tempi medi di consegna dei beni manifatturieri hanno registrato un forte aumento, e sebbene la prestazione dei fornitori sia stata giudicata in peggioramento rispetto ad agosto, il calo è risultato il meno accentuato da febbraio. Sono stati frequentemente segnalati problemi logistici e carenze di materie prime chiave, inclusi componenti elettronici.
Si è registrato un incremento nel tasso di inflazione del prezzo dei fattori produttivi, che ha raggiunto il livello più elevato osservato nel terzo trimestre. Le imprese che hanno segnalato un aumento delle pressioni sui costi hanno superato quelle che ne hanno indicato una diminuzione con un rapporto pari al 44% contro il 3%. I partecipanti all’indagine hanno attribuito tale incremento ai costi elevati delle materie prime, dell’energia, dei carburanti e dei trasporti.
Nel frattempo, il divario tra i due indici dei prezzi si è ampliato, poiché le aziende manifatturiere si sono mostrate meno aggressive nella definizione dei propri prezzi. Sebbene il tasso di inflazione dei prezzi di vendita rimanga sostenuto, rappresenta il più debole degli ultimi tre mesi.
Sul fronte delle giacenze, si è registrata una lieve riduzione delle scorte delle materie prime e dei semilavorati, attribuibile a una preferenza per livelli di magazzini più snelli, in contrasto con un moderato aumento delle scorte dei prodotti finiti. L’assenza di nuovi ordini in ingresso ha determinato un accumulo delle giacenze.
Ancora una volta a settembre, le aziende manifatturiere hanno mantenuto una capacità sufficiente per evadere gli ordini arretrati. Tuttavia, la riduzione moderata degli ordini in fase di lavorazione è stata la meno significativa da giugno. A supporto della gestione dei carichi di lavoro, a settembre è proseguita l’attività di assunzione, sebbene la crescita occupazionale complessiva sia stata solo marginale.
Guardando ai prossimi dodici mesi, le aziende manifatturiere italiane mantengono una visione positiva sull’andamento della produzione. Il livello di fiducia si conferma superiore alla media storica, riflettendo forti aspettative di vendite future, avvio di nuovi progetti, piani di sviluppo commerciale e previsioni di condizioni di scambio commerciale più favorevoli.
Commento
Eleanor Dennison, Economist presso S&P Global Market Intelligence, ha dichiarato: “Il settore manifatturiero italiano ha concluso il terzo trimestre su basi più stabili. Il contesto della domanda è rimasto fragile, tuttavia la contrazione relativa ai nuovi ordini è risultata sensibilmente meno elevata rispetto ad agosto. Le prospettive a un anno si sono mantenute favorevoli, con aspettative di produzione e assunzioni di personale superiori alla media storica. Si rileva, tuttavia, un persistente clima di incertezza nel settore, in quanto il conflitto in Medio Oriente continua a esercitare pressioni sui costi e a generare interruzioni nelle catene di approvvigionamento. Le aziende manifatturiere italiane temono inoltre che l’incertezza dei mercati possa costituire un ostacolo agli investimenti.”
