La ripresa del settore manifatturiero dell’area euro ha accelerato alla fine del terzo trimestre. Secondo l’ultima indagine S&P Global, l’indice PMI manifatturiero dell’Eurozona è salito a 52,9 in settembre, da 52,7 di agosto, toccando il livello più alto da 52 mesi e confermandosi ben al di sopra della soglia di 50 che indica espansione. L’indice della produzione è salito a 53,6 da 53,3, massimo da 55 mesi.
Il miglioramento è stato trainato dalla domanda: i nuovi ordini sono cresciuti al ritmo più rapido da marzo 2022. Anche gli ordini dall’estero sono aumentati per il secondo mese consecutivo, il primo incremento sostenuto in oltre quattro anni e mezzo. A settembre, per la prima volta in più di quattro anni, tutti gli otto Paesi dell’area euro coperti dall’indagine hanno registrato un PMI manifatturiero in espansione. I miglioramenti più forti sono arrivati dai Paesi Bassi, seguiti da Irlanda e Austria. Grecia e Germania hanno mostrato espansioni solide, mentre Spagna, Francia e Italia hanno registrato crescite più modeste.
Sul fronte occupazionale, dopo il calo continuo riportato nei tre anni fino a luglio, l’occupazione manifatturiera dell’area euro è tornata a salire a settembre. Le imprese hanno inoltre segnalato il primo aumento dei lavori arretrati da aprile, con il ritmo di accumulo più marcato in quasi quattro anni e mezzo. L’attività di acquisto è cresciuta al secondo ritmo più rapido da maggio 2022, rallentando il depauperamento delle scorte di input, scese solo marginalmente.
Le consegne dai fornitori hanno continuato ad allungarsi, ma i ritardi sono stati i meno severi da febbraio, segnale di un parziale allentamento dei colli di bottiglia. La fiducia delle imprese per la produzione dei prossimi dodici mesi è salita ai massimi da sette mesi, oltre la media di lungo periodo.
Le pressioni sui prezzi si sono intensificate: per la prima volta in quattro mesi, i costi degli input e i prezzi di vendita sono aumentati a ritmi più sostenuti. Entrambe le misure restano comunque ben al di sotto dei picchi recenti di maggio e dei massimi toccati dall’inizio della guerra in Medio Oriente all’inizio dell’anno.
Commentando i dati, Chris Williamson, chief business economist di S&P Global Market Intelligence, ha spiegato che «settembre ha visto un ulteriore incoraggiante miglioramento della crescita manifatturiera in tutta l’area euro, con la marea crescente che solleva tutte le navi, dato che la ripresa si è ampliata fino a coprire tutti gli Stati membri sondati». «Misurata sull’area euro, la produzione cresce a un ritmo che non si vedeva da quattro anni e mezzo, mentre le imprese aumentano la capacità per soddisfare la domanda in aumento», ha aggiunto. «La crescita del portafoglio ordini è ora sufficientemente solida da incoraggiare le fabbriche ad assumere nuovo personale, ponendo fine alla continua perdita di posti di lavoro nel comparto manifatturiero segnalata nei tre anni precedenti».
Secondo Williamson, la ripresa è guidata dalla domanda di beni d’investimento come macchinari e attrezzature, con la produzione di beni capitali in crescita a settembre al ritmo più forte dal rimbalzo post-Covid di cinque anni fa, grazie soprattutto alla maggiore domanda di attrezzature legate all’IA e alla difesa. La domanda di beni di consumo continua invece a calare, frenata dall’aumento del costo della vita.
Il quadro complessivo resta dunque positivo, con l’area euro manifatturiera che mostra una ripresa più ampia e solida. Restano da monitorare le pressioni sui prezzi e la debolezza dei consumi, che potrebbero condizionare la sostenibilità del recupero nei prossimi mesi.
