Democrazia e IA sono due concetti apparentemente distanti. Potremmo pensarlo da un punto di vista politico, culturale o filosofico, di certo non da un punto di vista tecnico.
L’IA ci sta facendo sperimentare nella vita di tutti i giorni un’amplissima varietà di nuovi strumenti: IA generative, predittive o memorie limitate…tutte tecnologie a disposizione sul nostro cellulare. É ciò che mi viene naturale chiamare “democrazia tecnica dell’intelligenza artificiale”, concetto per cui l’IA mette a disposizione di tutti strumenti prima estremamente costosi e quindi limitati ad una cerchia ristretta di individui.
Chi utilizza di questi strumenti, se lo fa con superficialità, rischia di non sfruttarne a pieno le potenzialità. L’utente medio usa l’IA per ricerche generiche e mirate oppure per riassumere o correggere un testo se non altrimenti creare una presentazione divisa in slide, il tutto in pochi secondi. Ma l’IA mette a disposizione molto più di questo e proprio a queste potenzialità dovrebbe volgere lo sguardo delle PMI.
È qui che entra in gioco il concetto di Democrazia Tecnica. Se utilizzata con intelligenza ed esplorata in profondità si scopre che l’IA offre al piccolo imprenditore strumenti prima relegati alla grande industria. L’ingresso di questi strumenti nell’ecosistema delle PMI italiane può portare a rafforzare queste piccole realtà: creare strategie, programmare le stagioni e organizzare la produzione può renderle competitive anche verso le multinazionali che sempre di più penetrano sul nostro territorio.
Bisogna capire in quali aspetti della gestione di una PMI può intervenire una IA!
Un piccolo imprenditore potrebbe in primis intervenire sull’organizzazione generale della sua impresa.
Per questo aspetto, tra i molti strumenti che questa nuova Democrazia Tecnica mette a disposizione delle PMI vi è la cosiddetta Analisi Predittiva cui base è rappresentata dalla Business Intelligence (BI). Quest’ultima viene utilizzata per raccogliere i dati storici e correnti di una azienda in report dinamici, rispondendo a quesiti come “Cosa è successo?” e “Perché è successo?”. Da questo report muove poi l’analisi predittiva che, utilizzando i dati raccolti dalla BI, risponde alla domanda “Cosa potrebbe succedere?” stimando scenari futuri come le tendenze del mercato e i comportamenti dei clienti.
Sistemi come Microsoft Power BI (utile se si utilizza l’ecosistema di Microsoft 365) e Looker Studio (strumento gratuito di Google) possono permettere una serie di servizi: l’ottimizzazione del magazzino attraverso la stima della domanda; una riduzione dell’abbandono del cliente a favore della concorrenza rilevando in anticipo i comportamenti di questo; in generale fornire decisioni data-driven oggettive che l’imprenditore può utilizzare per basare investimenti, prezzi e strategie.
Tutto ciò può dare alla PMI un nuovo metodo di organizzazione che prevede strategie a lungo termine competitive e all’avanguardia. Dopo l’organizzazione un altro aspetto in cui l’IA può inserirsi é la gestione del cliente. Ciò che viene definito “customer care” è l’insieme delle attività e delle relazioni che l’azienda intrattiene col cliente prima, durante e dopo la vendita. Questi processi sono studiati per garantire la soddisfazione del cliente e costruirne la fedeltà nel tempo. Il rapporto umano è uno degli elementi caratteristici della piccola media impresa, ma questo ha un costo e alle volte non riesce a soddisfare le ambizioni del mercato. Sto parlando dell’assistenza 24/7 multilingue, un servizio che fornisce supporto continuo in più lingue, qualcosa di tradizionalmente proibito per le PMI proprio a causa dei costi. IA come gli Agenti Conversazionali Generativi, Traduttori automatici in tempo reale e Sistemi di Ticketing Predittivo possono ridurre il peso del lavoro della segreteria e lanciare la PMI su un mercato più esteso che può guardare anche all’estero. Si parla di azzeramento dei tempi di attesa oltre che a una possibile risoluzione istantanea del disagio del cliente se questo rientra in “casi standard” di possibile responsabilità dell’IA. Per problemi più complessi si passerebbe invece al personale umano che verrebbe in questo modo valorizzato dedicandosi alle sole problematiche più importanti. L’integrazione dell’IA trasforma anche il mondo della sicurezza. Se spesso i sistemi utilizzati dalle PMI erano sistemi Reattivi (che agivano dopo l’incidente) oggi l’IA mette a disposizione sistemi di sicurezza Proattivi, cioè che individuano e neutralizzano le minacce prima che causino danni. É come se l’IA agisse come un analista di sicurezza virtuale.
Sistemi come SentinelOne o Microsoft Dfender for Business servono proprio a questo, a riconoscere i comportamenti malevoli in tempo reale e bloccare il processo dannoso!
Altre intelligenze come Ironscales e Darktrace Email sono dei filtri Email anti-phishing avanzati che intercettano mail ingannevoli che non solo contengono allegati virali ma usano anche tecniche di manipolazione psicologica.
Questi sono solo alcuni esempi di come questa era di democratizzazione tecnologica stia mettendo a disposizione delle PMI strumenti e servizi che erano appannaggio della grande industria e di grandi imprenditori.
La vera sfida per il tessuto produttivo italiano non è più l’accesso alla tecnologia, ma la velocità di adozione culturale nei nostri distretti e nelle filiere del Made in Italy. La Democrazia Tecnica ha azzerato le distanze con i grandi gruppi multinazionali, mettendo nelle mani di artigiani, terzisti e piccole imprese locali strumenti analitici e strategici senza precedenti. Per un’economia come la nostra, fondata sulla flessibilità, sulla personalizzazione e sulla centralità del capitale umano, l’IA non rappresenta un’alternativa alla tradizione, ma il propulsore per valorizzare il “saper fare” italiano sui mercati globali. Ora la palla passa agli imprenditori: comprendere questa opportunità è il primo passo per trasformare l’accessibilità tecnologica in una crescita concreta, misurabile e radicata sul territorio.
