L’amministratore delegato convoca tutti.
La sala è pronta. Il proiettore funziona. Sullo schermo compare una presentazione impeccabile, piena di frecce, parole chiave e immagini di persone che collaborano sorridendo.
Lui prende la parola. «Dobbiamo diventare più agili.» Pausa. «Dobbiamo innovare.»
Un’altra slide. «Dobbiamo utilizzare l’Intelligenza Artificiale.»
Poi, l’ultima promessa: «Dobbiamo essere più vicini ai clienti.»
Tutti annuiscono. Qualcuno prende appunti. C’è chi fotografa lo schermo.
La riunione finisce. Le slide vengono inviate a tutta l’azienda. Qualcuno prepara una locandina con i nuovi valori aziendali. Per qualche ora, il cambiamento sembra già cominciato.
Poi arriva il lunedì. Le riunioni sono le stesse, con le stesse persone e gli stessi tempi. Le decisioni seguono i soliti passaggi, anche quando tutti sanno che sono troppo lenti. Gli investimenti continuano a essere valutati con i criteri del passato, mentre si chiede all’organizzazione di prepararsi al futuro.
Il titolare invita i commerciali a utilizzare il nuovo CRM, annuncia l’introduzione di un nuovo gestionale, ma vuole ancora ricevere i dati su Excel.
Chiede ai suoi manager di sperimentare con l’Intelligenza Artificiale, ma pretende che ogni tentativo produca subito un risultato certo, misurabile e senza errori.
Dice di voler delegare, ma interviene su ogni scelta, corregge ogni dettaglio e riprende in mano ogni decisione importante.
Le parole indicano una direzione. I comportamenti ne indicano un’altra.
E in azienda tutti sanno quale delle due sia quella vera.
Le bucce di banana dell’imprenditore
1. La delega immaginaria
L’imprenditore pensa di avere affidato il progetto di cambiamento indicando un responsabile, un consulente o un capoprogetto.
Una trasformazione può essere coordinata da altri, ma deve avere un “proprietario” visibile al vertice.
2. La tirannia dell’urgenza
Clienti, ordini, incassi, fornitori e consegne occupano tutta l’agenda. L’innovazione viene rinviata a quando ci sarà più tempo.
Quel momento, naturalmente, non arriva mai.
L’attività corrente consuma il presente e, nel frattempo, anche il futuro.
3. La prudenza che diventa immobilismo
Si chiede alle persone di sperimentare, ma si pretende un business plan completo prima di autorizzare una prova di sei settimane.
Si invoca la velocità, ma ogni decisione deve attraversare tutti i livelli. Si parla di autonomia, ma ogni spesa richiede la firma del titolare.
La prudenza è una virtù. Ma, quando elimina ogni possibilità di prova, diventa soltanto paura ben argomentata.
4. Il doppio standard
Le nuove regole valgono per tutti, tranne che per chi le ha introdotte.
È una delle contraddizioni più rapidamente percepite dalle persone e una delle più difficili da correggere.
Il potere amplifica ogni gesto. Una piccola incoerenza del vertice può annullare cento comunicazioni interne.
5. L’attaccamento alle decisioni passate
Interrompere un progetto avviato personalmente viene vissuto come un’ammissione di sconfitta.
Così le iniziative continuano a sopravvivere, anche quando non producono più valore: ricevono poche risorse, non raggiungono risultati, ma nessuno ha il coraggio di chiuderle.
Cambiare idea davanti a nuove evidenze non significa essere incoerenti. Significa avere imparato da un errore.
Quando un progetto di cambiamento non funziona, la spiegazione più comoda è quasi sempre la stessa: «Le persone resistono.» Talvolta è vero.
Molto più spesso, i collaboratori non si stanno opponendo al cambiamento. Stanno semplicemente osservando e imitando i comportamenti di chi lo ha annunciato.
Le ricerche di McKinsey mostrano che il cambiamento dei comportamenti organizzativi richiede quattro condizioni:
- comprensione delle ragioni,
- sviluppo delle competenze,
- sistemi coerenti e,
- soprattutto, l’esempio visibile dei leader.
La sponsorship non consiste nel pronunciare un discorso iniziale, approvare il budget e chiedere aggiornamenti mensili.
Significa esserci. Prendere decisioni. Rimuovere gli ostacoli. Esporsi personalmente.
Accettare di cambiare anche il proprio modo di lavorare.
La frase su cui riflettere
«Lunga è la via dell’insegnamento, breve ed efficace quella dell’esempio», Lucio Anneo Seneca.
