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IA e sicurezza: le divergenze in azienda. Il middle management chiede la presenza umana due volte più del top management

I dati dello studio globale di TeamViewer – colosso delle soluzioni software per il digital workplace – evidenziano come per il 46% del middle management sia necessario mantenere lo ‘human in the loop’ quando l’IA deve gestire problemi IT che riguardano la sicurezza, i dati o i processi operativi aziendali, contro il 24% dei C-level. Il quadro che emerge mostra una chiara spaccatura interna alle organizzazioni: chi lavora a diretto contatto con i processi basati sull’IA chiede un controllo maggiore rispetto ai vertici che ne definiscono le strategie.

Sicurezza e autonomia: la chiave è il controllo

Più i sistemi acquisiscono autonomia, più i lavoratori diventano cauti. Quasi un dipendente su tre (30%) indica i rischi di sicurezza o gli accessi non autorizzati tra le principali preoccupazioni legate all’azione dell’IA in assenza del controllo umano. Si tratta di un timore condiviso dal 33% di middle e senior manager, a fronte del solo 23% dei C-level. Per infondere fiducia, una delle leve principali è limitare il raggio d’azione dell’IA: il 42% (oltre quattro senior manager su dieci) si dice più propenso a lasciar risolvere i problemi tecnici all’IA in autonomia se vi sono perimetri d’accesso ben definiti, contro il 37% del middle management e il 32% dei C-level.

“La sicurezza non è un aspetto da considerare a posteriori, ad autonomia già introdotta. Più un sistema di IA è autonomo, più le sue azioni devono essere trasparenti e definite in modo chiaro rispetto alla necessità di approvazione umana”, evidenzia Jan Bee, CISO di TeamViewer. “I vertici aziendali non devono dare per scontato che la loro apertura verso l’autonomia sia condivisa a tutti i livelli dell’organizzazione. È questo il principio che guida le nostre soluzioni di IA: le azioni vengono tracciate, i clienti mantengono piena visibilità e qualsiasi modifica al sistema richiede un’autorizzazione formale, garantendo che sia sempre l’uomo a mantenere il controllo”.

Una visione che varia in modo significativo anche a seconda del settore: se nel comparto Energia, Utilities e Oil & Gas il 49% (quasi un lavoratore su due) esige la presenza umana quando l’IA gestisce criticità IT che impattano su sicurezza, dati o processi operativi, la quota scende al 28% nel mondo Marketing, Media e Comunicazione.

Trasparenza e controllo accessi favoriscono la fiducia nell’IA: il confronto con l’Italia

Se a livello globale il 39% (quasi quattro lavoratori su dieci) dichiara che garanzie solide in materia di sicurezza e privacy genererebbero maggior propensione nell’affidare all’IA la risoluzione autonoma dei problemi, in Italia permane una maggior diffidenza, con la quota che si ferma al 30%. Sempre a livello globale, la percentuale sale al 46% tra i senior manager e al 43% nel middle management, a fronte del 34% dei C-level.

Per costruire un rapporto di fiducia, i lavoratori chiedono regole definite. Più di un terzo del campione globale (36%) ritiene necessario porre limiti agli accessi dell’IA prima di lasciarla agire in autonomia, una misura che in Italia viene richiesta da un lavoratore su quattro (23%).

D’altro canto, l’esigenza di trasparenza vede l’Italia perfettamente allineata al trend internazionale: il 74% dei lavoratori italiani (vs 73% globale) ammette di fidarsi di più dell’IA quando questa mostra in modo chiaro cosa sta facendo e perché. Allo stesso modo, il 72% nel nostro Paese (vs 70% globale) si dice a proprio agio con l’azione autonoma dell’IA, a patto di poter intervenire tempestivamente e prenderne il controllo all’occorrenza.

In un contesto in cui il 50% dei dipendenti italiani (in linea con il 51% globale) ammette di non sapere sempre quando fidarsi dell’IA e quando verificarne gli output, per le aziende diventa prioritario definire linee guida chiare. Servono framework operativi capaci di stabilire quando l’IA può agire in autonomia, quando è richiesta una supervisione aggiuntiva e in quali casi spetti all’uomo la responsabilità decisionale.

Nodi irrisolti sulla responsabilità dei processi: l’Italia si dimostra più esigente

Sulla chiarezza dei ruoli, l’Italia si mostra più consapevole rispetto alla media globale: il 57% dei lavoratori italiani (contro il 49% globale) ritiene che la catena di responsabilità sia chiara quando un sistema autonomo commette un errore. Manca tuttavia un consenso uniforme su chi debba farsi carico dello sbaglio:

  • 25% degli italiani (26% globale) attribuisce la colpa al reparto IT;
  • 31% nel nostro Paese (25% globale) la addebita a sé stesso;
  • 15% in Italia (17% globale) ritiene che nessuno debba essere considerato responsabile, trattandosi di una ‘macchina’.

Dati che evidenziano una diffusa incertezza tra i dipendenti su chi sia il vero “owner” dei risultati generati dall’IA, confermando la necessità urgente per le aziende di definire una chiara attribuzione delle responsabilità.

Informazioni sulla ricerca
Lo studio è stato condotto da Sapio Research per conto di TeamViewer tra aprile e maggio 2026, coinvolgendo 4.200 persone in 9 aree geografiche: U.S., U.K., Australia, Francia, Germania, Italia, Giappone, Singapore e Brasile. Il campione degli intervistati comprende un’equa quota tra manager e dipendenti provenienti da diversi settori e da aziende di varie dimensioni. Il report completo è disponibile qui:https://www.teamviewer.com/en/resources/reports/autonomous-digital-workplace/