Il 23 ottobre 2026 entra in vigore il decreto legislativo 179/2026. Per le imprese il punto più concreto è uno: chi usa sistemi di intelligenza artificiale deve informare e formare i lavoratori sui rischi che comportano, e tenerne conto nella valutazione dei rischi. Lo stesso decreto porta l’AI nella formazione continua dei professionisti iscritti agli ordini.
Per una grande azienda è un capitolo in più del piano formativo. Per una PMI di quindici persone la domanda è più semplice e più difficile allo stesso tempo: a chi mi rivolgo?
Il punto di partenza non è dei migliori. Secondo i dati della Commissione europea, l’ I talia è diciottesima su ventisette Paesi UE per adozione dell’ intelligenza artificiale nelle imprese. E secondo l’ Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, meno del 10% delle PMI italiane ha avviato attività formative strutturate sull’AI.
Una fotografia di 73 formatori
Da giugno gestisco FormatoriAI.it, una directory gratuita che mette in contatto le PMI con formatori e consulenti di intelligenza artificiale. Non ho dati sulle aziende, ma ho un punto di osservazione sull’ altro lato del mercato: chi offre formazione. Il 19 ottobre i profili approvati erano 73, e li ho letti uno per uno. I dati sono quelli dichiarati dai formatori stessi, e 73 persone non sono una statistica nazionale. Qualche tendenza, però, emerge con chiarezza.
Sono professionisti esperti. L’esperienza mediana è di 10 anni. Pochi sono nati come formatori AI: la maggior parte arriva dal marketing, dalla consulenza, dalla scuola o dall’ informatica, e ha aggiunto l’ intelligenza artificiale a un mestiere che già faceva.
Sono distribuiti, ma non ovunque. I 73 profili coprono 18 regioni su 20. La Lombardia è in testa con 16 formatori, seguita da Emilia-Romagna (9) e Veneto (7). Il Sud è ben rappresentato: Puglia, Sicilia e Campania ne contano 5 ciascuna.
Lavorano ancora in presenza. In 54 si dichiarano disponibili a fare formazione in azienda, non solo online. Per una PMI è un dato rilevante: un corso in sede, sui propri processi, funziona in modo diverso da un webinar.
Costano meno di quanto si pensi. La fascia di tariffa più comune è tra 70 e 150 euro l’ora. Una giornata di otto ore per un piccolo team va quindi da poco più di 500 a circa 1.200 euro, prima di qualsiasi finanziamento.
Cosa insegnano
Gli strumenti più citati sono quelli che le aziende usano già: ChatGPT (66 profili su 73), Claude (63) e Gemini (59). Seguono l’AI applicata al marketing (52) e i temi normativi, in crescita: 30 formatori si occupano di AI Act e compliance.
C’è però un dato che dice molto sul mercato. Un formatore tipico indica 17 competenze, e quasi un terzo ne seleziona più di 20. Allo stesso modo, 44 su 73 dichiarano di lavorare con tutti i settori. Non è un’esagerazione: l’AI generativa è trasversale, e chi la insegna usa davvero molti strumenti. Per chi deve scegliere, però, l’elenco delle competenze dice poco.
Le differenze ci sono, e si trovano leggendo i profili con attenzione. C’è chi ha formato centinaia di aziende sull’AI Act e chi insegna in università o business school. C’è chi viene dalla scuola e lavora con i docenti, e chi è più sviluppatore che formatore e costruisce strumenti invece di insegnarli. Altri lavorano già con enti accreditati e fondi interprofessionali. Sono profili diversi, adatti ad aziende diverse.
Come scegliere: sei criteri pratici
- Partite da cosa fate, non dallo strumento. Un corso su ChatGPT è una richiesta vaga. Ridurre il tempo che passiamo a preparare i preventivi è un obiettivo. Un buon formatore parte dai vostri processi e sceglie gli strumenti di conseguenza.
- Chiedete un programma scritto. Obiettivi, durata in ore, argomenti, esercitazioni. Serve a confrontare le proposte e, con il nuovo decreto, è anche la base per documentare la formazione svolta.
- Cercate esperienza nel vostro settore, o in uno simile. Lo studio di commercialisti, il laboratorio artigiano e l’ albergo usano l’AI in modi molto diversi. Chiedete esempi di aziende simili alla vostra con cui il formatore ha già lavorato.
- Chiedete i punti di forza. Molti formatori conoscono bene tanti strumenti, perché l’AI generativa è trasversale. Per scegliere, però, conta sapere dove ognuno dà il meglio. Due domande utili: in cosa sei più forte? Con quali aziende hai ottenuto i risultati migliori?
- Pretendete pratica, e un seguito. Una giornata di teoria si dimentica in una settimana. Funzionano gli esercizi sui documenti veri dell’ azienda, poche regole chiare su cosa si può caricare negli strumenti AI e cosa no, e una verifica qualche settimana dopo.
- Non dimenticate sicurezza e regole. Il decreto chiede di formare sui rischi, non solo sulle opportunità. Dati dei clienti, documenti riservati, controllo umano sui risultati: un buon
corso li tratta anche quando il tema principale è la produttività.
La formazione può costare poco, o niente
Molte PMI non sanno di pagare già la propria formazione. I contributi versati ai fondi interprofessionali, come Fondimpresa, possono finanziare i corsi per i dipendenti attraverso il conto formazione o gli avvisi periodici. Tra i formatori che ho analizzato, diversi lavorano già con enti accreditati e fondi, e sanno come impostare un percorso finanziabile. È una domanda da fare subito, al formatore e al proprio consulente del lavoro.
Esistono anche iniziative gratuite per muovere i primi passi, come lo SME AI Accelerator lanciato in primavera da OpenAI, Confartigianato e Booking.com. Sono un buon punto di partenza per capire le possibilità. Poi serve qualcuno che lavori sui processi della singola azienda.
Una questione di persone
L’obbligo di legge è un buon motivo per cominciare, ma non il migliore. Il vero rischio, per una PMI, non è una sanzione: è usare l’ intelligenza artificiale male, o non usarla mentre i concorrenti imparano a farlo. Per questo la scelta del formatore conta più dello strumento. È una persona che entrerà in azienda, parlerà con il vostro team e dovrà farsi capire anche da chi ha meno dimestichezza con la tecnologia.
I formatori ci sono, sono esperti e sono più accessibili di quanto si creda. Il lavoro, adesso, è farli incontrare con le imprese giuste.





