IA

AI in azienda: investimenti in crescita, la sfida è capire dove può creare valore

Le aziende stanno investendo sempre di più nell’intelligenza artificiale. Ma quante sanno dove e come utilizzarla per migliorare il proprio business?

È questo uno dei principali paradossi che sta accompagnando la corsa all’AI: cresce la disponibilità di software, assistenti virtuali e soluzioni tecnologiche, ma, per molte imprese è difficile comprendere quali strumenti possano produrre un vantaggio concreto, quali processi abbia senso trasformare e come accompagnare le persone nel cambiamento.

Secondo il report State of AI in the Enterprise 2026 di Deloitte, l’82% delle aziende italiane prevede di aumentare gli investimenti in AI nel prossimo anno e il 92% si aspetta un incremento della produttività grazie alla sua adozione. Allo stesso tempo, il 39% indica la carenza di talenti e competenze adeguate come principale barriera, mentre il 27% segnala difficoltà nell’identificazione dei casi d’uso.

Il punto, quindi, non è più convincere le imprese a utilizzare l’AI, bensì aiutarle a capire quale tecnologia possa realmente servire alla loro organizzazione e perché.

Non partire dall’AI, ma dall’azienda

È da questo principio che nasce l’approccio sviluppato da Hubique, digital company con una consolidata esperienza nel real estate, partecipata da Apside – joint venture dedicata agli investimenti in startup digitali ad alto potenziale, costituita da Intesa Sanpaolo e Zest S.p.A. – dalla Holding FG Invest di Alessandro Gatti e da numerosi business angel.

Molte aziende sanno che l’AI potrebbe cambiare il loro modo di lavorare, ma non sanno da dove cominciare. Ed è proprio da qui che bisogna partire”, spiega Michele Campagnoni, AD di Hubique.

La domanda di partenza non è “quale AI possiamo utilizzare?”, ma “quale problema aziendale vogliamo risolvere? La prima cosa che facciamo, quindi, è dialogare con il management, capire come funziona l’azienda, quali processi assorbono più tempo e risorse e come snellirli, quali obiettivi si vogliono raggiungere. Solo dopo si può stabilire quali strumenti AI disponibili sul mercato siano realmente utili, cosa eventualmente sviluppare su misura e come integrarlo nell’impresa”.

L’introduzione dell’AI può ridurre attività ripetitive, abbassare i costi, aumentare la produttività, migliorare il servizio al cliente, velocizzare determinati processi o creare nuove opportunità di ricavo. Obiettivi concreti e misurabili. Il compito di Hubique è aiutare le aziende a capire le loro esigenze, con quali strumenti soddisfarle e trasmetterli allo staff”, prosegue Campagnoni.

La tecnologia da sola non cambia un’azienda: l’importanza della formazione

Individuare lo strumento corretto, però, è soltanto una parte del processo. Anche la tecnologia più evoluta rischia infatti di essere utilizzata solo marginalmente se le persone che lavorano nell’organizzazione non comprendono come integrarla nelle proprie attività.

Lo conferma l’indagine Deloitte: il 39% delle aziende italiane indica la carenza di talenti e competenze come principale barriera all’adozione dell’AI; nel caso dell’AI agentica la percentuale sale al 49%.

Formazione e implementazione tecnologica devono viaggiare insieme”, sottolinea Campagnoni. “Non basta spiegare alle persone come funziona un software. Bisogna mostrare perché viene introdotto, come cambierà il loro modo di lavorare, quali attività possono essere affidate alla tecnologia, quali devono rimanere sotto il controllo umano e come verificare la qualità degli output prodotti dall’AI. L’approccio di Hubique, quindi, dopo la consulenza iniziale e l’individuazione degli strumenti più adatti, si occupa della formazione del team”.

Quanto è pronta la tua azienda per l’AI?

Per aiutare imprenditori e manager a comprendere il proprio punto di partenza, Hubique ha sviluppato anche un assessment gratuito sul grado di adozione dell’intelligenza artificiale.

Attraverso il questionario, l’azienda può effettuare una prima valutazione del proprio livello di maturità rispetto all’AI e individuare le possibili azioni da introdurre.

A questo si affianca un secondo assessment dedicato all’AI Act, pensato per consentire alle PMI di effettuare una prima valutazione della propria situazione rispetto ai requisiti introdotti dalla normativa europea.

Prima di chiedersi quale strumento acquistare, un’azienda dovrebbe capire da dove sta partendo, aggiunge Campagnoni. “Quanto utilizziamo già l’AI? Dove la utilizziamo? Le persone hanno le competenze necessarie? Ci sono processi nei quali potrebbe produrre maggiore efficienza? Siamo preparati anche dal punto di vista normativo? L’assessment serve a far emergere queste domande e a trasformarle in un percorso concreto di crescita e trasformazione digitale”.

Il real estate come laboratorio dell’AI applicata

Hubique ha già applicato questo modello al settore real estate, sviluppando un ecosistema che combina strumenti disponibili sul mercato, personalizzazioni e tecnologie proprietarie.

Tra queste, l’App Hub Agency permette alle agenzie immobiliari di effettuare attraverso smartphone o tablet il rilievo di un’abitazione e ottenere misure, planimetrie e rappresentazioni 3D, arrivando a generare dallo stesso rilievo ipotesi di arredamento, immagini e video.

Real Hub, invece, riunisce invece in un unico ambiente clienti, trattative, immobili, cantieri e attività commerciali, superando la frammentazione tra fogli di calcolo, documenti, e-mail e applicativi differenti.

Hubagent permette, infine, di creare assistenti AI configurati sulle esigenze della singola azienda, per la gestione delle richieste dei clienti, offrire supporto commerciale, dedicarsi al ricontatto dei lead alla ricerca di informazioni all’interno di documenti, procedure e archivi aziendali.

L’Ai può ridurre costi, aumentare l’efficienza e liberare risorse da destinare allo sviluppo del business, ma soltanto quando smette di essere uno strumento aggiunto all’azienda e diventa parte del suo modo di lavorare”, conclude Michele Campagnoni, AD di Hubique.