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L’AI entra in azienda come “collega” di back office: 8 agenti su 10 scelti per i processi interni

Immagine di DC Studio su Magnific

Nell’immaginario comune l’intelligenza artificiale in azienda viene utilizzata per generare immagini o a scrivere post sui social, la realtà del mercato italiano racconta però una storia molto diversa. L’AI, infatti, sta entrando negli uffici non per fare creatività bensì come un vero e proprio “collega invisibile” dedicato ai compiti più pesanti e burocratici. A scattare questa fotografia è AIDAPT, startup italiana specializzata in Agentic AI, che ha mappato le reali esigenze d’integrazione espresse dalle imprese.

Il dato è netto, l’80% degli Agenti AI integrati nelle aziende, infatti, viene destinato ai processi interni di back office, mentre solo il 20% riguarda strumenti pensati per il contatto con clienti esterni. Con oltre la metà delle imprese (54%) che ha già software autonomi in fase di test o produzione, la priorità appare quella di eliminare le mansioni manuali e recuperare efficienza.

Dall’analisi condotta dalla startup emerge chiaramente quale sia la top 3 delle attività che le imprese scelgono di affidare agli Agenti AI:

  1. Zero Data Entry (28%): la priorità assoluta è la lettura automatizzata di documenti e l’inserimento dati nei gestionali per azzerare l’errore umano
  2. Analisi dati e conoscenza aziendale (28% complessivo): con il 14% delle soluzioni viene adottato per report e previsioni strategiche e un altro 14% serve a interrogare in modo immediato archivi e procedure interne
  3. Bozze documentali e soluzioni su misura (24% complessivo): la redazione automatica di testi e contratti raccoglie il 12% delle preferenze, affiancata dallo sviluppo di strumenti verticali realizzati ad hoc per esigenze specifiche (12%)

Restano invece in coda la gestione dell’assistenza clienti (12%) e le applicazioni dedicate a vendite e marketing (8%), settori in cui l’adozione di agenti autonomi muove ancora i primi passi.

“Quando un’azienda descrive l’agente che vorrebbe, in realtà sta indicando esattamente dove perde più tempo,” spiega Francesco Alborino, CEO e co-founder di AIDAPT. “Il vero valore dell’AI emerge quando la si inserisce nei processi giusti, liberando le persone dalle mansioni più ripetitive e burocratiche per restituire spazio alle loro reali competenze.”

Dalla manifattura al travel come cambiano gli usi per settore

Questa trasformazione assume contorni differenti a seconda del settore, nella manifattura, ad esempio, le esigenze si polarizzano quasi interamente tra la lettura automatizzata dei documenti e lo sviluppo di assistenti verticali su misura (che insieme coprono l’80% della domanda).

Nel settore dei servizi e della finanza prevale invece la necessità di estrarre dati dai gestionali (38%), affiancata dalla stesura di report e contratti (31%). Nel turismo l’attenzione si focalizza sull’analisi predittiva e sulla gestione documentale, mentre il comparto di energia ed edilizia rappresenta l’unica vera eccezione al dominio del back office dove, nella metà dei casi, le soluzioni richieste puntano a supportare direttamente i clienti e gli utenti esterni.

“Più ci si addentra nell’operatività reale di un’impresa, più ci si rende conto di quanto le soluzioni generiche e pronte all’uso siano inefficaci. Ogni azienda ha il suo gestionale, le sue regole e soprattutto le sue eccezioni, quelle che non stanno scritte da nessuna parte ma che tutti in ufficio conoscono. Un agente pronto all’uso raramente regge il confronto con questa realtà. Va costruito su misura, partendo da come l’azienda lavora davvero. E poi va seguito, perché anche l’azienda cambia: un nuovo cliente, una nuova procedura, un software aggiornato bastano a rendere vecchio un agente che nessuno segue più.” conclude Alborino.