INNOVAZIONE

AI, Pompei (Deloitte): «Per trasformare la tecnologia in valore, servono nuovi modelli organizzativi, competenze e maggiore sinergia tra ricerca e imprese»

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«Per tradurre le tecnologie in produttività e competitività occorrono organizzazioni capaci di integrarle nei processi, nuove competenze e maggiore collaborazione tra università e imprese sin dalle prime fasi dello sviluppo».

Lo ha dichiarato Fabio Pompei, CEO di Deloitte Italia e Central Mediterranean, a margine del 41° Convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria, dal titolo “StrategIA. Il futuro è un’impresa umana”. L’appuntamento, che riunisce rappresentanti del mondo imprenditoriale, istituzionale e accademico, quest’anno è stato dedicato al ruolo dell’intelligenza artificiale per la competitività del Paese, con particolare attenzione allo sviluppo delle competenze, all’innovazione e alla capacità delle imprese di affrontare le trasformazioni tecnologiche.

«Siamo ormai oltre la fase in cui il problema principale era convincere le imprese a investire nell’intelligenza artificiale o a sperimentarla. Il punto oggi è capire dove e come investire, interrompendo i progetti che non producono risultati e portando rapidamente a scala quelli che generano valore. Secondo il report State of AI in the Enterprise 2026 di Deloitte, in Italia l’82% delle imprese intervistate prevede di aumentare gli investimenti in IA e il 92% si aspetta un aumento della produttività. Ma soltanto il 35% dichiara di avere già calcolato il ritorno sull’investimento. Vuol dire che mentre gli investimenti accelerano, solo una parte delle imprese ha già maturato la capacità di misurarne il valore. Il prossimo vantaggio competitivo non verrà da chi spenderà di più in IA, ma da chi saprà investire meglio», ha proseguito Pompei.

«La vera sfida è integrare l’intelligenza artificiale nei modelli organizzativi e nei processi decisionali delle imprese. Il 37% delle organizzazioni utilizza ancora l’IA soprattutto a un livello superficiale, con cambiamenti limitati o nulli dei processi esistenti. Il 30% sta ridisegnando alcuni processi chiave e soltanto il 34% sta iniziando a utilizzarla per trasformare profondamente prodotti, servizi o modelli di business. La differenza non è tra imprese nate prima o dopo l’intelligenza artificiale, ma tra quelle che la utilizzano per ottimizzare ciò che già fanno e quelle che la utilizzano per ripensare integralmente ciò che potrebbero fare», ha sottolineato il CEO di Deloitte.

«Le aziende saranno chiamate sempre più a progettare e governare sistemi nei quali persone e intelligenza artificiale lavorano insieme. Secondo il nostro report Global Human Capital Trends 2026, il 93% degli investimenti in intelligenza artificiale è concentrato sulla tecnologia e soltanto il 7% sulle persone. Uno squilibrio che non permette alle aziende di costruire una capacità di assorbimento interno dell’innovazione», ha aggiunto Pompei.

«Per accelerare questa trasformazione è necessario superare il modello tradizionale di trasferimento tecnologico, favorendo una collaborazione sempre più stretta tra università, grandi imprese, PMI, startup e investitori sin dalle prime fasi dello sviluppo dell’innovazione. La competitività dell’Italia non dipenderà soltanto da quanti modelli o applicazioni di intelligenza artificiale riusciremo a sviluppare, ma da quanto rapidamente riusciremo a portare queste tecnologie dentro migliaia di imprese e a trasformarle in produttività, crescita e nuovi modelli di business», ha concluso Pompei.