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title: "Wellbeing aziendale 2.0: flessibilità, dati e ROI. Perché i CEO italiani scommettono sul modello ibrido (e l’Europa deve accelerare)"
url: https://giornaledellepmi.it/wellbeing-aziendale-2-0-flessibilita-dati-e-roi-perche-i-ceo-italiani-scommettono-sul-modello-ibrido-e-leuropa-deve-accelerare/
author: "Redazione"
published: 2025-06-25T06:55:28+02:00
modified: 2025-06-24T08:54:46+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["INTERVISTE"]
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# Wellbeing aziendale 2.0: flessibilità, dati e ROI. Perché i CEO italiani scommettono sul modello ibrido (e l’Europa deve accelerare)

*Redazione · 25 Giugno 2025 · Il Giornale delle PMI*

> In questa intervista, analizziamo dati, trend internazionali e il modello ibrido di Wellhub, protagonista di una crescita del 75% negli ultimi tre anni. Un confronto per capire come trasformare il benessere da benefit a pilastro del business.

*Se il benessere aziendale fosse una gara, l’Italia sarebbe sul podio europeo, ma ancora distante dai big globali. Cosa manca per colmare il gap? Dati alla mano, Claudia Cipolla, Head of Italy [Wellhub](https://wellhub.com/it-it/), ci spiega come CEO, istituzioni e nuove tecnologie stanno ridisegnando il futuro del wellbeing in azienda.*

 

1. **Come definirebbe lo stato dell’arte del benessere aziendale in Italia rispetto al panorama internazionale dei CEO?**

 I Paesi extra europei guidano la classifica fra quelli in assoluto più sensibili all’importanza dei programmi aziendali per il benessere. Un ampio 70% degli Amministratori Delegati del Brasile ritiene di importanza strategica promuovere il Wellbeing in azienda e per il 94% il ROI generato dalle iniziative per il benessere dei dipendenti è stato positivo, con un significativo impatto sulla produttività nel 67% dei casi e investimenti continuativi per il 77% dei Top Manager brasiliani. Anche in Messico, Argentina e Stati Uniti i dati rivelano che i primi ambasciatori del wellbeing in azienda sono proprio i Ceo: ad attribuire un ruolo cruciale al benessere in azienda è il 74% degli intervistati messicani, seguito dal il 62% di quelli argentini e da un più contenuto 49% di rispondenti americani. A esprimere un ROI positivo sono rispettivamente il panel del Messico nel 93% e degli USA 79%, seguiti dal 44% dell’Argentina. Il “primo piano” sui Paesi europei accende i riflettori su Inghilterra e Romania, che emergono per la maggior percentuale di Ceo convinti dell’incidenza strategica degli strumenti aziendali per il benessere – rispettivamente il 58% in UK e il 56% in Romania – e con una percezione positiva del ROI del 76 e del 75%. Altrettanto significativo è l’impatto positivo percepito in virtù delle iniziative per il benessere dei lavoratori sulla produttività, che viene espresso dal 47% dei Ceo inglesi e dal 41% di quelli rumeni. Fra i Paesi del vecchio continente l’Italia si colloca nella parte alta della “classifica”: dai dati emerge, infatti, una buona propensione dei Ceo a investire nei percorsi per il benessere dei dipendenti ed il 47% del panel che si dichiara consapevole che per i dipendenti il benessere sul posto di lavoro conta quanto lo stipendio. Il 54% dei vertici aziendali intervistati, infatti, ritiene davvero strategico il Wellbeing, ed il 51% investe per la salute in azienda, con il 35% che ha rilevato un aumento effettivo nella produttività in seguito all’adozione di programmi per il benessere dei lavoratori. Altrettanto incisiva è la percezione del ROI positivo generato dal miglioramento nella salute dei dipendenti, che trova d’accordo un’ampia maggioranza del 74% dei Ceo. Una minor consapevolezza della rilevanza strategica del wellbeing come asset intangibile per migliorare la competitività viene espressa, invece, dai Ceo tedeschi e spagnoli che solo nel 50% dei casi condividono questa convinzione. Nei due Paesi europei, però, a dispetto della scarsa propensione a sostenere programmi di Wellbeing aziendali, il ROI del benessere in azienda raggiunge valori importanti: rispettivamente del 73% in Germania e del 80% in Spagna. 

1. **Secondo Lei, quali sono le migliori pratiche e soluzioni per migliorare il coinvolgimento dei datori di lavoro e la loro partecipazione diretta ai programmi di benessere?**

 I programmi di benessere strutturati e continuativi sono fondamentali per motivare e coinvolgere i dipendenti, trasformando l’impegno dei Ceo nella promozione della cultura del benessere in azienda in risultati tangibili per i lavoratori. Recenti dati ci hanno mostrato, inoltre, quanto sia importante anche l’effetto domino generato dalla passaparola, che puà aumentare fino al 25% il tasso di adesione alle iniziative per migliorare la forma psico-fisica dei dipendenti. Programmi flessibili, olistici e profondamente integrati nella strategia aziendale favoriscono una maggiore produttività, riducono l’assenteismo e tagliano significativamente i costi. Ma questi programmi non hanno successo solo grazie alle buone intenzioni. È essenziale l’impegno dei dirigenti, supportato da dati trasparenti. I CEO hanno bisogno di report chiari e frequenti sul ROI del benessere, che colleghino direttamente il benessere dei dipendenti a metriche aziendali quali coinvolgimento, fidelizzazione e riduzione dei costi. Quando il benessere supera il concetto di spesa discrezionale per diventare una componente fondamentale dell’assistenza sanitaria e della pianificazione finanziaria, ottiene la priorità di bilancio e l’importanza strategica che merita. 

1. **Quale ruolo possono svolgere la politica e le istituzioni per promuovere il benessere dei dipendenti nelle aziende?**

 Per promuovere *l’adozione di un modello il benessere olistico dei dipendenti,* che porti a ridisegnare le *best practice d’impresa* per prevenire e mitigare il rischio di stress e di burnout attivando *processi virtuosi*, è fondamentale dare vita a progetti concreti e ampliare l’accesso a modelli di salute preventiva che favoriscano autonomia ed un reale cambiamento di abitudini. In primo piano, quindi, è anche il valore strategico di una collaborazione tra industria, policy-maker e comunità scientifica per generare benefici di lungo periodo, sia per la salute della popolazione, sia per la sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale. Ed è proprio in questo contesto che sono stati esaminati gli sviluppi normativi per comprendere le direzioni intraprese dalle istituzioni e come il dialogo tra aziende e cittadini possa favorire politiche più innovative e sostenibili. 

1. **Wellhub ha introdotto un paradigma ibrido innovativo per il benessere in azienda, combinando formazione e seminari online e offline in modo molto flessibile e intuitivo. Pensa che questo sarà il trend del benessere aziendale di nuova generazione? Se sì, in che modo crede che influenzerà il ROI e la produttività?**

 Wellhub ha inaugurato un modello unico per il benessere olistico dei dipendenti, perché è stato espressamente disegnato per rispondere alle esigenze di flessibilità dei lavoratori, sempre più sensibili a migliorare la loro salute ottimizzando spazi e tempi. A testimoniare il successo della nostra “formula” ibrida per il Wellbeing è la crescita dei nostri utili negli ultimi tre anni, che ha messo a segno un aumento del 75%. E ancora: il 90% delle persone che accede alle palestre attraverso programmi aziendali sono nuovi clienti, difficilmente raggiungibili attraverso i canali del marketing tradizionale. La tendenza è particolarmente forte in Europa, con una crescita del 35% su base annua della rete europea di piattaforme partner che facilitano l’accesso al wellness aziendale, che ora comprende oltre 14.000 palestre, Centri Fitness e società di wellness. Considerati in precedenza come un benefit opzionale, oggi i programmi di benessere aziendale rappresentano una componente fondamentale delle strategie di coinvolgimento dei dipendenti per aumentare la produttività, migliorare la fidelizzazione e ottimizzare la gestione dei costi sanitari e per la promozione in azienda di uno stile di vita più sano. Ecco perché Wellhub ha registrato tassi di iscrizione dei dipendenti da 3 a 5 volte superiori rispetto alle iniziative di benessere tradizionali. Questo si traduce in un utilizzo più costante delle strutture partner, favorendo un impegno a lungo termine e convertendo gli utenti del wellness aziendale in membri paganti in futuro. Anche i dati emersi dalla nostra survey “Return on Wellbeing 2025” confermano questo trend. I Ceo intervistati confermano che il lavoro flessibile è destinato a rimanere: il 58% afferma che una maggiore flessibilità degli orari migliorerebbe il proprio benessere e il 45% ritiene che la promozione dell’equilibrio tra lavoro e vita privata e di modelli di lavoro flessibili sia la chiave per il successo delle iniziative di benessere. Questo cambiamento di paradigma richiede programmi di benessere “smart”, con opzioni di training virtuali, on-demand e multi-sede per offrire un percorso ad elevato valore aggiunto per il Wellbeing ai professionisti in base alla loro sede di lavoro.

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Fonte: [Wellbeing aziendale 2.0: flessibilità, dati e ROI. Perché i CEO italiani scommettono sul modello ibrido (e l’Europa deve accelerare)](https://giornaledellepmi.it/wellbeing-aziendale-2-0-flessibilita-dati-e-roi-perche-i-ceo-italiani-scommettono-sul-modello-ibrido-e-leuropa-deve-accelerare/), Il Giornale delle PMI.
