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title: "Welfare, INAPP: “Cresce il lavoro di cura, con il 21% è il terzo settore della Gig Economy”"
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author: "Redazione"
published: 2026-06-17T06:45:38+02:00
modified: 2026-06-16T19:25:51+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["LAVORO"]
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# Welfare, INAPP: “Cresce il lavoro di cura, con il 21% è il terzo settore della Gig Economy”

*Redazione · 17 Giugno 2026 · Il Giornale delle PMI*

> Non solo rider e consegne a domicilio. Con 140 piattaforme attive, badanti, babysitter e assistenti ridefiniscono il legame tra tecnologia e famiglie.

Le piattaforme digitali non sono più solo una questione di rider che consegnano cibo a domicilio o di app per i trasporti urbani. La tecnologia sta ridisegnando anche l’assistenza domiciliare con il lavoro di cura che è diventato il terzo settore della *gig economy* in Italia, rappresentando il 21% di tutte le attività lavorative digitali nel Paese. Di questo scenario di profonda trasformazione, che unisce innovazione tecnologica e welfare, si è discusso oggi durante il seminario internazionale ***“Piattaforme digitali e lavoro di cura: tra formalizzazione, emersione e riorganizzazione del welfare”***, evento promosso da INAPP, Sapienza Università di Roma e dall’Oxford Internet Institute nell’ambito del progetto Fairwork.

 

## **I numeri del fenomeno: non solo lavoretti, ma reddito per le famiglie**

 

I dati dell’indagine INAPP-PLUS 2024 mostrano che in Italia circa 687mila persone percepiscono un reddito grazie alle piattaforme digitali. Di questi, circa 80mila sono veri e propri lavoratori continuativi nei settori chiave: dalle consegne al lavoro online, fino ai servizi di cura. L’indagine mostra che il 56% dei lavoratori opera nel food delivery (circa 44.000 rider), il 35,7% si occupa di attività professionali online e il 21% è impegnato nei servizi di cura. Già nel 2023 il progetto WePlat aveva censito circa 140 piattaforme attive tra salute, assistenza sociosanitaria e domiciliare. Per il 76% di questi lavoratori, il guadagno ottenuto tramite app rappresenta una componente essenziale o comunque significativa del bilancio familiare. Inoltre, emerge un forte carattere “multidatoriale”: il 46% dei lavoratori non si lega a una sola piattaforma, ma ne usa contemporaneamente due o più per massimizzare le entrate.

 

## **Radiografia dell’algoritmo: come si crea il valore**

 

Durante il Seminario sono stati illustrati anche i risultati di una sperimentazione innovativa: l’applicazione **INAPP Workmeter**, creata appositamente per indagare il funzionamento del management algoritmico dall’interno dell’ambiente digitale in cui esso opera, osservando in tempo reale i processi attraverso cui gli algoritmi pianificano il lavoro. I dati rivelano che la maggior parte delle prestazioni si concentra in un raggio compreso tra i 3 e i 7 chilometri, con una durata media di circa 25 minuti e velocità superiori ai 12 km/h. Questo dimostra che il vero valore economico delle piattaforme non risiede tanto nel servizio erogato, quanto nella capacità di organizzare e moltiplicare in modo standardizzato e rapidissimo le intermediazioni tra utenti, lavoratori ed esercenti, dalle quali estraggono valore economico.

 

## **Il modello francese, verso una “Infrastruttura Pubblica” del lavoro**

 

Proprio perché l’algoritmo ha un peso così forte si è sottolineato come non basta più discutere solo della “etichetta giuridica” dei lavoratori (autonomi o subordinati) ma bisogna regolare direttamente il funzionamento dei sistemi informatici. In questo senso, il dibattito si è concentrato sulle novità del Decreto-Legge 30 aprile 2026 n. 62, nato per contrastare il caporalato digitale e introdurre l’obbligo dello SPID per accedere alle piattaforme di lavoro. La proposta che è emersa è che l’identità digitale, unita a strumenti di monitoraggio come l’app INAPP Workmeter, possa diventare la base per una nuova **infrastruttura pubblica del lavoro digitale**. Un sistema trasparente in grado di garantire accessi certificati, tracciabilità delle ore, certificazione delle competenze e, soprattutto, la portabilità dei diritti e delle tutele sociali per chi lavora. Un modello di riferimento in tal senso può essere quello francese **CESU+**, una delle esperienze più avanzate di piattaforma pubblica che attraverso la digitalizzazione delle procedure, semplifica gli adempimenti amministrativi, gestisce pagamenti, contribuzioni e agevolazioni fiscali, rendendo altamente conveniente l’emersione del lavoro domestico.

 

**Natale Forlani, Presidente Inapp ha dichiarato:**

 

*“”Il welfare italiano sta cambiando e l’utilizzo delle tecnologie digitali e degli algoritmi nei servizi di cura rappresenta una realtà sempre più rilevante. Se accompagnata da processi regolativi innovativi, l’infrastruttura tecnologica può contribuire a tracciare i flussi di lavoro, certificare le prestazioni e le forme contributive, fornendo un valido supporto alle famiglie e favorendo l’emersione del lavoro regolare. La sfida non è demonizzare l’algoritmo, ma orientarlo. L’impiego di soluzioni tecnologiche avanzate, integrato con forme ibride di regolazione delle relazioni lavorative, può rappresentare il binario sul quale far convergere innovazione tecnologica e innovazione sociale. Una prospettiva che consente di superare approcci rigidamente categoriali, fondati esclusivamente sulla qualificazione giuridica del rapporto di lavoro, sempre meno adeguati a governare fenomeni caratterizzati da frammentazione delle attività, multidatorialità, scalabilità organizzativa, digitalizzazione dei processi produttivi e crescente autonomia operativa. Dinamiche che interessano non soltanto il lavoro tramite piattaforma, ma una quota sempre più ampia del mercato del lavoro contemporaneo”.*

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Fonte: [Welfare, INAPP: “Cresce il lavoro di cura, con il 21% è il terzo settore della Gig Economy”](https://giornaledellepmi.it/welfare-inapp-cresce-il-lavoro-di-cura-con-il-21-e-il-terzo-settore-della-gig-economy/), Il Giornale delle PMI.
