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title: "Venture capital italiano, 9,6 miliardi in dieci anni: finisce l’era dell’euforia, inizia la selezione"
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author: "Redazione"
published: 2026-05-26T06:35:51+02:00
modified: 2026-05-25T19:11:06+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["SOLDI"]
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# Venture capital italiano, 9,6 miliardi in dieci anni: finisce l’era dell’euforia, inizia la selezione

*Redazione · 26 Maggio 2026 · Il Giornale delle PMI*

> Dopo il boom degli anni 2021–2022, il mercato si stabilizza e cambia paradigma: meno capitale “facile”, più attenzione a fondamentali, performance e capacità di crescita internazionale.

In dieci anni **l’ecosistema delle startup italiane** ha cambiato passo – e natura. Da mercato embrionale e frammentato a sistema capace di attrarre quasi **9,6 miliardi di euro**, fino a una fase più recente in cui il capitale si fa più selettivo e la crescita lascia spazio alla qualità.

 

È proprio questo oggi il punto di svolta più interessante: il Venture Capital italiano sta uscendo dalla fase dell’euforia per entrare in quella della maturità. Non conta più soltanto quanti capitali entrano nel sistema, ma quali aziende riescono davvero a costruire modelli sostenibili, crescere nel tempo e competere sui mercati internazionali.

 

È la fotografia che emerge dalle evidenze raccolte da **StartupItalia**, media company di riferimento per l’innovazione e il venture capital – oggi parte dell’hub AI-first Pull the Rabbit – che analizzano **l’evoluzione del mercato italiano tra il 2015 e il 2025**. Un lavoro che nasce dall’osservazione diretta dell’ecosistema, alimentata negli anni da attività editoriali, eventi e progettualità che hanno coinvolto migliaia di startup, investitori e operatori del settore.

 

Il punto di partenza nel 2015 è minimo: **appena 98 milioni di euro investiti**, pochi operatori e una cultura del rischio ancora limitata. Nei primi anni la crescita è incerta, riflesso di un ecosistema in costruzione. **Il vero salto arriva tra il 2018 e il 2019**, quando il mercato supera la soglia dei 500 milioni e poi dei 700 milioni: è qui che **il venture italiano inizia a strutturarsi**, con round più consistenti e una presenza più stabile di investitori istituzionali.

 

La prova decisiva arriva **nel 2020**. In piena pandemia, **il sistema regge**: gli investimenti si riducono solo marginalmente, segnale di una resilienza inattesa. Su questa base si innesta il biennio 2021–2022, che rappresenta la fase più espansiva mai registrata, con il **picco di 2,3 miliardi nel 2022**, trainato dalla liquidità globale e dall’accelerazione digitale.

 

Dal 2023 il ciclo cambia. Il mercato si raffredda e si stabilizza sopra il miliardo annuo, segnando un ritorno a condizioni più realistiche e selettive. **Nel 2025 si contano 204 round**, il massimo del decennio, ma con ticket medi più contenuti: più operazioni, meno capitale “facile”, maggiore attenzione ai fondamentali.

 

Uno scenario in linea con quanto osservato anche a livello europeo: secondo i principali report sul venture capital continentale, tra cui quelli di Dealroom e Atomico, il mercato VC post-2022 è entrato in una fase di consolidamento in cui redditività, efficienza operativa e sostenibilità del modello di business hanno progressivamente sostituito la logica della crescita a ogni costo.

 

“*La curva degli investimenti racconta un ecosistema che è cresciuto rapidamente e che oggi entra in una fase più adulta. Più round ma meno capitale medio significa che gli investitori chiedono basi solide:* *unit* *economics**, marginalità e percorsi chiari verso l’exit. Il vero gap italiano oggi non è più creare startup, ma riuscire a trasformarle in* *scaleup* *capaci di generare valore internazionale*”, spiega **Simone Pepino, CEO di Pull the Rabbit, StartupItalia e Hoopygang**.

 

La stessa dinamica si riflette nella demografia delle startup innovative. Dopo una crescita costante – dalle 5.143 del 2015 alle oltre 14.000 del 2022 – il numero si riduce e si stabilizza intorno alle 12.000 unità tra 2024 e 2025. Non è un arretramento, ma una selezione fisiologica.

 

## **La maturità dell’ecosistema: meno quantità, più qualità**

 

Negli anni del boom entrano molte nuove iniziative; nella fase successiva **il sistema filtra**: alcune realtà chiudono, altre vengono acquisite, altre evolvono in PMI innovative o imprese strutturate. Il risultato è un ecosistema più snello e, mediamente, più solido.

 

“*La riduzione dello stock non è automaticamente un segnale di crisi. In molti ecos**istemi maturi conta meno il numero assoluto di startup e molto di più la loro capacità di generare ricavi, occupazione, proprietà intellettuale e tecnologia. È il passaggio naturale da una fase di espansione quantitativa a una di consolidamento qualitativo*”, osserva **Chiara Trombetta**, **CPO di Pull the Rabbit e direttrice Media & Eventi di StartupItalia**.

 

Sul piano industriale emerge una chiara identità. **Il cuore dell’ecosistema resta il digitale B2B**, che rappresenta **circa l’80% delle startup innovative**, trainato da software, consulenza IT e ricerca e sviluppo. È un modello coerente con le caratteristiche del Paese: scalabilità senza grandi capitali iniziali e forte integrazione con il tessuto produttivo.

 

Accanto a questo nucleo cresce la **manifattura tech**, secondo pilastro dell’innovazione italiana. Qui la tecnologia non sostituisce l’industria, ma la trasforma, innestandosi nelle filiere tradizionali e generando modelli più ibridi.

 

**Nel decennio, i trend settoriali si sono mossi per ondate**: dalle piattaforme digitali agli inizi, ai verticali regolati come fintech e insurtech, fino all’impatto del Covid su health, lavoro da remoto e cybersecurity. Il boom 2021–2022 ha aperto la stagione del climate tech e del deeptech, mentre oggi il focus si concentra su **intelligenza artificiale, sicurezza ed efficienza operativa**.

 

Anche il ruolo dell’AI sta cambiando profondamente: non più soltanto un verticale tecnologico, ma una componente trasversale destinata a ridefinire produttività, modelli operativi e processi decisionali in particolare nel B2B. È qui che si concentrano oggi molte delle opportunità di trasformazione per aziende e startup, sia sul fronte dell’automazione sia su quello dell’efficienza.

 

Secondo le più recenti analisi di McKinsey & Company e EY l’adozione dell’intelligenza artificiale generativa sta infatti accelerando soprattutto nei processi enterprise, con impatti diretti su produttività, customer experience e riduzione dei costi operativi.

 

E in questo contesto si è progressivamente ampliato anche il ruolo di piattaforme come **StartupItalia**: non solo racconto dell’innovazione, ma attivazione dell’ecosistema. Una visione che ha preso ulteriore forma in **Pull the Rabbit**, hub AI-first che unisce media, creatività, tecnologia e performance marketing in un’unica piattaforma operativa che lavora per connettere startup, aziende, creator e investitori, trasformando contenuti e strategie in impatto misurabile.

 

## **Il fil rouge dell’innovazione di domani tra** **scaleup** **ed exit**

 

Il filo conduttore è chiaro: si passa dalla crescita a ogni costo alla sostenibilità economica. Non basta più scalare rapidamente, **bisogna costruire imprese solide**.

 

Questo cambio di paradigma si riflette anche nei fondamentali economici. Nel 2023 il valore della produzione supera i **2,17 miliardi di euro** e cresce il valore medio per startup. Aumentano le aziende nelle fasce di fatturato più alte, segnale di un ecosistema che evolve verso realtà più strutturate.

 

Resta però aperta **la sfida decisiva: trasformare le startup in** **scaleup** e, soprattutto, generare più exit. È questo oggi il principale punto di distanza tra l’Italia e gli ecosistemi europei più maturi. Se il Paese ha ormai dimostrato di saper creare startup e attrarre capitale, il nodo resta accompagnare le realtà più promettenti nella fase di crescita internazionale.

 

Secondo **Trombetta** “*Il bilancio del decennio non è quello di una crescita lineare, ma di un sistema che ha impa**rato ad attraversare le fasi del mercato: sperimentazione, espansione, selezione. Oggi l’ecosistema italiano appare più consapevole e più esigente. La sfida non è più far nascere startup, ma costruire imprese che restino competitive nei prossimi dieci anni*”.

 

“*Il prossimo decennio sarà meno guidato dall’abbondanza di capitale e più dalla capacità di* *execution**. La sfida non è far nascere più startup, ma accompagnare le migliori a diventare imprese globali. Servono continuità negli* *investimenti, più exit e un ecosistema che lavori davvero come sistema. Se riusciremo a costruire anche solo una ventina di campioni tecnologici italiani con presenza stabile sui mercati globali, allora potremo dire di aver completato il salto di maturità*”, conclude **Pepino**.

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Fonte: [Venture capital italiano, 9,6 miliardi in dieci anni: finisce l’era dell’euforia, inizia la selezione](https://giornaledellepmi.it/venture-capital-italiano-96-miliardi-in-dieci-anni-finisce-lera-delleuforia-inizia-la-selezione/), Il Giornale delle PMI.
