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title: "Unimpresa: raddoppia il disavanzo tra Italia e Cina dal 2019 (import +62% in 6 anni)"
url: https://giornaledellepmi.it/unimpresa-raddoppia-il-disavanzo-tra-italia-e-cina-dal-2019-import-62-in-6-anni/
author: "Redazione"
published: 2025-10-14T07:00:11+02:00
modified: 2025-10-13T18:16:26+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["INTERNAZIONALIZZAZIONE"]
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# Unimpresa: raddoppia il disavanzo tra Italia e Cina dal 2019 (import +62% in 6 anni)

*Redazione · 14 Ottobre 2025 · Il Giornale delle PMI*

In sei anni il disavanzo commerciale tra Italia e Cina è **più che raddoppiato**, passando da **–18,7 miliardi di euro nel 2019** a **–43 miliardi nel 2025**, con una crescita del **62% delle importazioni** italiane dai mercati cinesi. Nel 2024 la Cina ha esportato in Italia beni per oltre **52 miliardi di euro**, a fronte di **18 miliardi di export italiani verso Pechino**. Nei primi sette mesi del 2025 le **importazioni dalla Cina sono aumentate del 29,3%**, mentre le **esportazioni italiane sono diminuite del 10%**, con un **peggioramento del saldo di oltre 9 miliardi**. Il surplus cinese verso l’Italia è concentrato in quattro comparti principali: **chimico (8,1 miliardi)**, **elettronico e ottico (7,5 miliardi)**, **apparecchi elettrici (6 miliardi)** e **macchinari (6 miliardi)**. La **dipendenza italiana dalle forniture cinesi** è più elevata nei settori del **mobilio (26,9%)**, **tessile (24,1%)** e **apparecchi elettrici (21,7%)**.

 

Lo segnala un’elaborazione del **Centro studi di Unimpresa**, secondo cui l’aumento della sovracapacità produttiva cinese e la crescita delle esportazioni verso l’Europa corrono il rischio di accentuare la pressione sull’industria manifatturiera italiana e sulle piccole e medie imprese dei comparti tradizionali.

 

A livello globale, la Cina ha consolidato la propria **leadership manifatturiera**, con una **quota del 16% nel commercio mondiale di beni industriali** e un **10% nel settore automotive**, in crescita di 6 punti percentuali negli ultimi cinque anni. La Cina è oggi competitiva in **60 settori in cui l’Italia deteneva un vantaggio comparato nel 2000**, segno di una progressiva **convergenza tecnologica** con le economie avanzate europee.

 

> «La Cina non è più la fabbrica a basso costo del mondo, ma un attore globale che compete nei settori tecnologici più avanzati. L’Europa deve attrezzarsi con una strategia industriale comune per non essere schiacciata tra Stati Uniti e Asia. Il dato più preoccupante è che la concorrenza cinese non si gioca più sul prezzo o sulla quantità, ma sulla **tecnologia e sulla qualità**. Pechino ha investito per vent’anni in innovazione, digitalizzazione, intelligenza artificiale e meccanica avanzata. Oggi è competitiva in settori che un tempo rappresentavano il cuore industriale dell’Europa: dai **macchinari ai veicoli elettrici**, fino ai **semiconduttori**. È una sfida di sistema che l’Italia non può affrontare da sola. Serve una **politica industriale europea coordinata**, capace di rafforzare la capacità produttiva interna, sostenere la ricerca e proteggere le filiere strategiche. Il governo deve sostenere il manifatturiero italiano non solo con incentivi fiscali o bonus temporanei, ma con **investimenti stabili nella produttività e nell’internazionalizzazione**. Occorre **diversificare i mercati di esportazione**, puntando su aree come il Mediterraneo, l’Africa e l’America Latina, dove l’Italia può giocare un ruolo di leadership industriale e culturale. È urgente preservare la **catena del valore italiana**, basata su qualità, design e competenze, e di rafforzare le sinergie europee per lo sviluppo delle **nuove tecnologie verdi e digitali**. La risposta alla sfida cinese non può essere l’isolamento, ma un’**Europa più coesa e consapevole** del proprio patrimonio industriale. Difendere le nostre imprese significa difendere l’occupazione, la crescita e l’identità economica del continente. È il momento di passare da una politica commerciale difensiva a una vera strategia industriale europea» **commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora**.

 

Secondo il Centro studi di Unimpresa, che ha elaborato dati su dati Bce**,** **Istat** ed **Eurostat**, l’interscambio commerciale tra Italia e Cina negli ultimi anni ha registrato una crescita sostenuta, ma con un **forte squilibrio a sfavore del nostro Paese**. Nel 2024 il **saldo commerciale** si è attestato a **–34,1 miliardi di euro**, quasi il doppio rispetto ai **–18,7 miliardi del 2019**. La **Cina esporta verso l’Italia beni per un valore triplo rispetto alle importazioni**: nel 2024 le vendite cinesi hanno superato **i 52 miliardi**, mentre le esportazioni italiane si sono fermate a circa **18 miliardi**. L’aumento del disavanzo è legato alla **crescita delle importazioni** italiane di beni ad alto contenuto tecnologico e di componenti industriali. Quattro settori spiegano la gran parte del surplus cinese: **chimico (oltre 8 miliardi di euro)**, **computer, elettronica e ottica (7,5 miliardi)**, **apparecchi elettrici (6 miliardi)** e **macchinari (6 miliardi)**. Nel comparto dei macchinari, l’Italia esporta in Cina circa **3,5 miliardi di euro**, ma il saldo resta negativo.

 

Il grado di **dipendenza dell’Italia dalle forniture cinesi** è particolarmente elevato in alcuni comparti chiave del manifatturiero: **mobilio (26,9%)**, **tessile (24,1%)** e **apparecchi elettrici (21,7%)**. Si tratta di settori ad alta esposizione alla concorrenza di prezzo e di scala, in cui la struttura industriale cinese beneficia di **sussidi pubblici**, **costi di produzione inferiori** e **forte integrazione logistica**.

 

Sul piano globale, la Cina ha consolidato la sua **leadership manifatturiera**, con quote di mercato superiori al 30% in comparti come apparecchi elettrici e fotovoltaico (+5 punti percentuali tra 2019 e 2024). Nel settore **automotive e dei trasporti**, la quota cinese ha raggiunto il **10% del commercio mondiale**, in aumento di **6 punti percentuali**, grazie all’espansione dei **veicoli elettrici** e al controllo della **filiera delle batterie**. In crescita anche la **meccanica avanzata**, sostenuta dal piano “Made in China 2025”, mentre arretrano i comparti tradizionali: tessile, abbigliamento e calzature, pur mantenendo oltre un terzo delle esportazioni mondiali, mostrano una competitività inferiore alla media nazionale.

 

Tra il 2000 e il 2022 la Cina è diventata competitiva in **60 settori in cui l’Italia deteneva un vantaggio comparato** (contro i 40 del 2000). Nel confronto, la Germania risulta il Paese europeo più esposto, con 50 settori in cui il vantaggio tedesco è stato eroso dalla concorrenza cinese. L’analisi conferma quindi una **convergenza tecnologica** tra il modello industriale cinese e quello europeo, soprattutto nei comparti della **meccanica, dell’elettronica e dei semiconduttori**. I **flussi commerciali del 2025** rafforzano il trend. Nei **primi sette mesi dell’anno**, le importazioni italiane dalla Cina sono aumentate del **29,3%**, contro un +10,1% medio dell’Unione europea. Raggruppando i prodotti per categoria tecnologica, l’incremento dell’import italiano di beni **non high-tech** è pari al **+15%**, mentre nel comparto **high-tech** la crescita è ancora più accentuata per effetto dei **prodotti farmaceutici di base**. Escludendo quest’ultimo segmento, l’aumento complessivo dell’import si ridurrebbe a **+11,8%**, in linea con la media UE. Sul fronte opposto, l’**export italiano verso la Cina** nei primi sette mesi del 2025 è diminuito del **10%**, analogo al calo registrato dagli altri Paesi europei. Ne è derivato un peggioramento del **saldo commerciale di oltre 9 miliardi di euro** per l’Italia e **38 miliardi per l’insieme dei Paesi UE**, equivalenti a un **deterioramento rispettivamente del 48,5% e del 27,6%**.

 

Nel complesso, i dati evidenziano come la **Cina stia consolidando la propria presenza nei settori tecnologici avanzati**, mentre l’Italia e l’Europa faticano a mantenere il vantaggio competitivo nei comparti tradizionali dell’industria manifatturiera. L’eccesso di capacità produttiva cinese e il progressivo rallentamento della domanda interna di Pechino spingono infatti una quota crescente della produzione verso l’export, con effetti diretti sulle **quote di mercato europee** e sulla **stabilità del tessuto produttivo nazionale**.

   [![](https://giornaledellepmi.it/wp-content/uploads/2025/10/tabella-1-1.png)](https://giornaledellepmi.it/unimpresa-raddoppia-il-disavanzo-tra-italia-e-cina-dal-2019-import-62-in-6-anni/tabella-1-43/)   [![](https://giornaledellepmi.it/wp-content/uploads/2025/10/tabella-2-1.png)](https://giornaledellepmi.it/unimpresa-raddoppia-il-disavanzo-tra-italia-e-cina-dal-2019-import-62-in-6-anni/tabella-2-43/)   [![](https://giornaledellepmi.it/wp-content/uploads/2025/10/tabella-3-1.png)](https://giornaledellepmi.it/unimpresa-raddoppia-il-disavanzo-tra-italia-e-cina-dal-2019-import-62-in-6-anni/tabella-3-16/)

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Fonte: [Unimpresa: raddoppia il disavanzo tra Italia e Cina dal 2019 (import +62% in 6 anni)](https://giornaledellepmi.it/unimpresa-raddoppia-il-disavanzo-tra-italia-e-cina-dal-2019-import-62-in-6-anni/), Il Giornale delle PMI.
