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title: "Unimpresa: occupazione ai massimi, ora la sfida è produttività e salari"
url: https://giornaledellepmi.it/unimpresa-occupazione-ai-massimi-ora-la-sfida-e-produttivita-e-salari/
author: "Redazione"
published: 2026-10-08T06:50:27+02:00
modified: 2026-10-07T21:05:44+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["LAVORO"]
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# Unimpresa: occupazione ai massimi, ora la sfida è produttività e salari

*Redazione · 8 Ottobre 2026 · Il Giornale delle PMI*

> In quattro anni il mercato del lavoro italiano ha cambiato passo: occupazione ai massimi, disoccupazione ai minimi storici, maggiore stabilità dei contratti e riduzione dell’area dell’inattività. Il Documento programmatico di finanza pubblica fotografa un miglioramento che non riguarda soltanto il numero degli occupati, ma anche la struttura dell’occupazione. La sfida ora è trasformare questa maggiore quantità di lavoro in produttività, salari e crescita.

Il mercato del lavoro italiano arriva al 2026 con un quadro sensibilmente più solido rispetto agli anni precedenti: cresce il numero degli occupati, la disoccupazione si colloca sui minimi storici, aumenta la partecipazione al mercato del lavoro e si consolida la componente stabile dell’occupazione dipendente. Nel secondo trimestre del 2026 il numero degli occupati ha raggiunto **24,4 milioni, il livello più alto mai registrato**, mentre il tasso di occupazione nella fascia tra 15 e 64 anni è salito al **63,1%**. Il tasso di disoccupazione è sceso al **5,5% nel primo trimestre**, minimo storico, per attestarsi al 5,6% nel trimestre successivo. Per l’intero 2026 il Dpfp indica una crescita dell’occupazione dell’**1%** e un tasso medio di disoccupazione del **5,7%**, quattro decimi in meno rispetto al 2025. Particolarmente significativo è il miglioramento della qualità dell’occupazione. Nel secondo trimestre dell’anno i lavoratori a tempo indeterminato rappresentano infatti l’**86,7% dei dipendenti**, segnalando che l’aumento dell’occupazione è accompagnato da una forte presenza di rapporti di lavoro stabili.

 

È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo la quale segnali positivi arrivano anche dalla partecipazione: il tasso di attività raggiunge il **67%**, mentre quello di inattività scende al **33%**. Rispetto al secondo trimestre del 2025 diminuisce inoltre di **107.000 unità**, pari al **14,2%**, il numero degli scoraggiati, cioè delle persone che avevano rinunciato alla ricerca di un impiego. Il miglioramento assume particolare rilievo se confrontato con le prospettive formulate soltanto pochi anni fa: nel DEF 2022, per esempio, il tasso di disoccupazione era previsto al 7,9% nel 2025 e al 7,7% nel 2026; il quadro attuale fotografa, dunque, un mercato del lavoro più forte delle attese formulate all’inizio del quadriennio.

 

Le prospettive restano favorevoli anche oltre il 2026. Nel periodo 2027-2029 il numero degli occupati dovrebbe continuare ad aumentare mediamente di circa lo **0,6% l’anno**, mentre la disoccupazione dovrebbe stabilizzarsi attorno al **5,6%**. La tenuta del tasso di disoccupazione va letta anche alla luce dell’aumento della partecipazione: più persone entrano o rientrano nel mercato del lavoro e ampliano quindi l’offerta disponibile. Dopo la forte crescita quantitativa dell’occupazione, la priorità della politica economica deve diventare la **produttività del lavoro**. Il consolidamento occupazionale offre infatti una base più robusta sulla quale costruire una nuova fase, nella quale investimenti, digitalizzazione, intelligenza artificiale, formazione e crescita dimensionale delle imprese possano tradursi in maggiore valore aggiunto e, conseguentemente, in salari reali più elevati.

 

> «I numeri del lavoro sono tra i segnali più incoraggianti dell’economia italiana. Avere raggiunto 24,4 milioni di occupati, con una disoccupazione sui minimi storici e una quota molto elevata di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, significa che in questi anni è stata costruita una base più solida. È importante sottolinearlo perché troppo spesso il dibattito pubblico italiano tende a concentrarsi esclusivamente sulle criticità, mentre esistono risultati che devono essere riconosciuti e, soprattutto, consolidati» commenta il presidente di Unimpresa, **Paolo Longobardi**. «Ora si apre però una fase nuova. Non basta più aumentare il numero degli occupati: dobbiamo far crescere il valore del lavoro. Questo significa aumentare la produttività e creare le condizioni affinché una parte crescente dei miglioramenti ottenuti dalle imprese possa trasformarsi in retribuzioni più alte. Produttività e salari non devono essere considerati obiettivi contrapposti: sono due facce della stessa sfida. Per le piccole e medie imprese il passaggio è decisivo. Digitalizzazione, intelligenza artificiale, nuovi macchinari, formazione e migliore organizzazione aziendale possono consentire anche alle aziende più piccole di produrre più valore. La politica economica deve accompagnare questo processo, premiando chi investe contemporaneamente nelle tecnologie e nelle persone. La prossima legge di bilancio dovrebbe quindi guardare al lavoro non soltanto attraverso gli incentivi alle assunzioni. Servono strumenti stabili per gli investimenti, una fiscalità favorevole a chi reinveste gli utili, incentivi semplici per la formazione e una riduzione del costo complessivo che grava sulla crescita delle retribuzioni. Dobbiamo inoltre rafforzare il collegamento tra scuola, formazione professionale e imprese, perché molte aziende hanno oggi difficoltà a trovare le competenze necessarie. Il quadriennio che arriva al 2026 dimostra che l’Italia può creare occupazione anche in una fase internazionale difficile. Il prossimo traguardo deve essere altrettanto chiaro: trasformare il record degli occupati in un record di produttività e di qualità del lavoro. Se riusciremo a farlo, potremo sostenere salari più alti, consumi più forti e una crescita economica più duratura. È questo il passaggio che chiediamo alla politica economica dei prossimi anni» conclude Longobardi.

 

Secondo il Centro studi di Unimpresa, che ha rielaborato dati contenuti nel Documento programmatico di finanza pubblica approvato venerdì 2 ottobre dal Consiglio dei ministri, il mercato del lavoro rappresenta uno degli elementi più positivi del quadro economico italiano degli ultimi anni. Nel secondo trimestre del 2026 il numero degli occupati ha raggiunto **24,4 milioni di persone, il livello più alto mai registrato**, dopo una crescita dello 0,3% nel primo trimestre e dello 0,6% nel secondo. Il **tasso di occupazione tra 15 e 64 anni è salito al 63,1%**, mentre la disoccupazione è scesa al **5,5% nel primo trimestre del 2026**, minimo storico, attestandosi al 5,6% nel trimestre successivo. Per l’intero 2026 si prevede una crescita dell’occupazione dell’**1%** e un tasso di disoccupazione medio del **5,7%**, quattro decimi in meno rispetto al 2025. Il dato probabilmente più significativo riguarda la composizione dell’occupazione dipendente. Nel secondo trimestre del 2026 i lavoratori a tempo indeterminato rappresentano l’**86,7% del totale dei dipendenti**. È un elemento importante perché consente di leggere l’aumento dell’occupazione non soltanto in termini quantitativi. Alla crescita del numero dei lavoratori si accompagna infatti un consolidamento della componente stabile del mercato del lavoro. La fotografia che emerge è quindi diversa da quella che ha caratterizzato a lungo l’economia italiana: non soltanto più occupati, ma una quota molto elevata di rapporti di lavoro permanenti.

 

Un altro segnale positivo arriva dalla partecipazione al mercato del lavoro. Nel secondo trimestre del 2026 il tasso di partecipazione raggiunge il **67%**, aumentando di mezzo punto percentuale rispetto al trimestre precedente, mentre il tasso di inattività scende al **33%**. Particolarmente significativo è il dato relativo agli scoraggiati, cioè coloro che hanno rinunciato a cercare un’occupazione: rispetto allo stesso periodo del 2025 diminuiscono di **107.000 unità, pari al 14,2%**. Questo significa che il miglioramento non riguarda soltanto chi possiede già un lavoro. Una parte della popolazione precedentemente ai margini sta tornando a presentarsi sul mercato. Il Dpfp non indica una brusca inversione di tendenza negli anni successivi. Tra il 2027 e il 2029 il numero degli occupati è previsto crescere mediamente di circa **lo 0,6% all’anno**, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe stabilizzarsi attorno al **5,6%**. La sostanziale stabilità della disoccupazione va inoltre letta insieme all’aumento previsto dell’offerta di lavoro: se più persone decidono di entrare o rientrare nel mercato, la crescita dell’occupazione può proseguire senza produrre necessariamente ulteriori forti riduzioni del tasso di disoccupazione.

 

I risultati raggiunti tra il 2022 e il 2026 aprono però una seconda fase. Dopo aver aumentato l’occupazione, l’Italia deve aumentare il valore prodotto da ogni ora lavorata. Il problema centrale diventa quindi la **produttività**. Senza un aumento della produttività sarà difficile trasformare stabilmente la crescita dell’occupazione in salari reali più elevati e in una maggiore capacità competitiva delle imprese. Per le piccole e medie imprese questo passaggio è particolarmente importante. Digitalizzazione, intelligenza artificiale, formazione, investimenti in nuovi macchinari e organizzazione aziendale possono consentire anche alle aziende di minori dimensioni di produrre più valore e, conseguentemente, creare le condizioni economiche per una crescita delle retribuzioni.

 

La prossima legge di bilancio può partire proprio dai risultati ottenuti sul lavoro. L’obiettivo non dovrebbe essere soltanto incentivare nuove assunzioni, ma **premiare le imprese che investono contemporaneamente in occupazione, innovazione e competenze**. La politica economica dovrebbe favorire in particolare la formazione dei lavoratori, l’ingresso dei giovani, una maggiore partecipazione femminile, il collegamento tra scuola e impresa e gli investimenti capaci di aumentare la produttività. Il quadriennio 2022-2026 ha mostrato che il mercato del lavoro italiano può creare occupazione anche in una fase caratterizzata da forti shock internazionali. Il prossimo obiettivo è più ambizioso: **trasformare il record dell’occupazione in una crescita strutturale della produttività, dei salari e del benessere delle famiglie**.

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Fonte: [Unimpresa: occupazione ai massimi, ora la sfida è produttività e salari](https://giornaledellepmi.it/unimpresa-occupazione-ai-massimi-ora-la-sfida-e-produttivita-e-salari/), Il Giornale delle PMI.
