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title: "Unimpresa: l’insicurezza costa 25 miliardi annui"
url: https://giornaledellepmi.it/unimpresa-linsicurezza-costa-25-miliardi-annui/
author: "Redazione"
published: 2025-11-24T06:50:52+01:00
modified: 2025-11-22T18:12:08+01:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["INFOIMPRESA"]
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# Unimpresa: l’insicurezza costa 25 miliardi annui

*Redazione · 24 Novembre 2025 · Il Giornale delle PMI*

La sicurezza non è solo un tema sociale, ma un fattore determinante per lo sviluppo economico. L’insicurezza urbana, economica e digitale genera **un costo complessivo superiore ai 25 miliardi di euro l’anno**, pari a circa l’1,2% del Pil nazionale. Le imprese italiane spendono **oltre 6 miliardi di euro** per sistemi di sorveglianza e protezione, mentre le aree con più alta criminalità registrano **investimenti privati inferiori del 14%** rispetto alle zone considerate più sicure. In queste stesse aree, il costo del credito risulta fino a **0,8 punti percentuali più elevato**, a causa del maggior rischio percepito da banche e assicurazioni.

 

È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di **Unimpresa**, secondo cui l’economia illegale e sommersa, stimata in **circa 190 miliardi di euro l’anno**, incide negativamente sulla concorrenza e sulla produttività, sottraendo risorse allo Stato e penalizzando le imprese regolari. Esiste una correlazione diretta tra sicurezza, occupazione e sviluppo: nelle province con minore criminalità, il tasso di occupazione è in media **più alto di 6 punti percentuali** rispetto a quelle a rischio. L’analisi evidenzia inoltre il peso crescente della **sicurezza digitale**: nel 2024 si sono registrati oltre **400mila attacchi informatici** a danno di aziende italiane, per un danno economico stimato in **10 miliardi di euro**. Sicurezza e legalità devono essere considerate **infrastrutture immateriali della crescita**, capaci di rafforzare la fiducia, attrarre investimenti e garantire uno sviluppo stabile e duraturo per l’intero sistema produttivo.

 

> «La sicurezza non è solo una condizione di libertà. È un motore economico: trasforma la fiducia in sviluppo e la legalità in prosperità. La fiducia è la prima infrastruttura dello sviluppo: senza legalità, le imprese non investono, il credito costa di più, i capitali fuggono. La sicurezza economica – prosegue Longobardi – è fatta di ordine, controlli efficaci e certezza del diritto. Dove prosperano illegalità, evasione o lavoro nero, la concorrenza leale viene distrutta e le aziende sane pagano due volte. Lo Stato deve considerare la sicurezza come una politica industriale, non solo come una funzione repressiva. Proteggere i dati e il lavoro digitale è oggi indispensabile come presidiare il territorio. La sicurezza fisica e quella informatica devono diventare un’unica strategia nazionale. La crescita nasce dalla fiducia. La sicurezza è il cemento della convivenza civile e dell’economia: senza fiducia nelle regole, nessuna impresa investe, nessun cittadino consuma e nessuna comunità prospera» **commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.**

 

Secondo il Centro studi di Unimpresa, negli ultimi dieci anni, **i costi diretti e indiretti dell’insicurezza urbana e criminale superano i 25 miliardi di euro l’anno**. È una cifra che equivale a quasi l’1,2% del Pil italiano: denaro che le imprese e i cittadini perdono in danni materiali, furti, atti vandalici, estorsioni, spese assicurative e misure di prevenzione. A questi si sommano i costi “intangibili”: la perdita di valore degli immobili in aree percepite come insicure, il calo di attrattività dei centri storici, la fuga di attività commerciali. **Nelle città con un indice di criminalità più alto del 20% rispetto alla media, gli investimenti privati risultano inferiori del 14%**. È un rapporto diretto e costante: dove cresce la criminalità, diminuiscono i nuovi negozi, i cantieri e le aperture d’impresa. Le province italiane con i livelli più elevati di furti e rapine, come Milano, Roma e Napoli, registrano una **densità imprenditoriale inferiore del 10%** rispetto alle aree di pari dimensione con tassi di criminalità più contenuti.

 

**L’impatto economico dell’insicurezza** Le imprese italiane spendono ogni anno **oltre 6 miliardi di euro in misure di sicurezza privata**, tra sorveglianza, allarmi e sistemi digitali. Circa **un esercente su due ha subito almeno un episodio di furto o danneggiamento negli ultimi tre anni**, con una perdita media stimata di 5.000 euro per episodio. Nelle aree periferiche, le chiusure di attività commerciali attribuite al degrado urbano superano il 12% del totale.L’insicurezza si traduce anche in **maggiori costi di credito e assicurazione**. In territori con elevato rischio percepito, le compagnie applicano premi più alti e le banche impongono garanzie aggiuntive. Secondo Banca d’Italia, la differenza media nel costo del credito per le piccole imprese tra regioni “a bassa sicurezza” (come Calabria, Campania o Puglia) e regioni “ad alta sicurezza” (Lombardia, Trentino, Emilia-Romagna) può superare **lo 0,8% sui tassi applicati**. Un’impresa che paga più caro il denaro riduce inevitabilmente gli investimenti e l’occupazione.

 

**Legalità e concorrenza leale.** La sicurezza economica è anche legalità fiscale e trasparenza amministrativa. Le infiltrazioni criminali nel tessuto produttivo valgono, secondo le stime della Direzione nazionale antimafia, **oltre 40 miliardi di euro di fatturato annuo occulto**, concentrato nei settori del commercio, della logistica e dell’edilizia. L’economia sommersa, che in Italia incide per **oltre il 10% del Pil (circa 190 miliardi di euro)**, erode le basi fiscali dello Stato e genera concorrenza sleale per le imprese oneste. Dove la legalità è fragile, i capitali fuggono. Dove le regole sono certe e i controlli efficaci, il sistema produttivo diventa competitivo e attrattivo per gli investitori esteri. La correlazione è evidente anche sul piano occupazionale: nelle province italiane con bassi livelli di criminalità, il tasso di occupazione medio è **6 punti percentuali più alto** rispetto alle aree con elevata presenza criminale. La sicurezza, dunque, non è un costo sociale, ma una forma di **capitale produttivo** che genera crescita e occupazione.

 

**Sicurezza urbana e valore dei territori.** Il tema riguarda da vicino le città, cuore pulsante della vita economica. L’insicurezza urbana colpisce prima di tutto i piccoli imprenditori, i commercianti, gli artigiani. Un quartiere trascurato o percepito come pericoloso perde rapidamente vitalità economica. Il valore medio al metro quadro delle abitazioni in aree considerate “insicure” è inferiore del **20-25%** rispetto alle zone limitrofe più presidiate e curate. Al contrario, ogni intervento di rigenerazione urbana, illuminazione, videosorveglianza o presidio di sicurezza produce un effetto moltiplicatore: **un euro investito in sicurezza urbana genera fino a 3 euro di ritorno economico nel medio periodo**, grazie alla riapertura di attività commerciali e all’aumento del valore immobiliare. Il turismo rappresenta un altro settore sensibile. La **percezione di sicurezza incide per il 27% sulla scelta di una destinazione**. Le città italiane con minore microcriminalità – come Bolzano, Trento o Trieste – registrano una permanenza media dei turisti più alta di un giorno rispetto alla media nazionale.

 

**La nuova frontiera: la sicurezza digitale.** Nell’economia moderna, la sicurezza non è più soltanto fisica ma anche **digitale**. Le imprese italiane subiscono ogni anno oltre **400mila attacchi informatici**, con un danno economico stimato in **10 miliardi di euro**. Il 60% delle vittime è costituito da piccole e medie imprese, spesso prive di strumenti di difesa adeguati. Un ransomware o un furto di dati sensibili può bloccare la produzione o compromettere la reputazione aziendale in modo irreversibile. La sicurezza informatica, dunque, è una nuova frontiera della competitività industriale. Investire in formazione, sistemi di protezione e cooperazione pubblico-privato significa proteggere la continuità operativa delle imprese.

 

**Sicurezza, lavoro e coesione sociale.** C’è infine una dimensione meno evidente, ma fondamentale: quella del **lavoro sicuro e regolare**. La sicurezza economica nasce anche dalla stabilità dei contratti, dal rispetto delle norme e dalla tutela del capitale umano. **oltre 3 lavoratori su 10 operano in condizioni di irregolarità parziale o totale**. Questo non solo penalizza le persone, ma altera la concorrenza e alimenta insicurezza sociale. L’impresa che rispetta le regole, invece, genera fiducia: tra i dipendenti, nei clienti, nelle comunità locali. È un moltiplicatore di stabilità.

 

**La sicurezza come politica economica.** La sicurezza non è solo una funzione dello Stato, ma una **politica industriale**a tutti gli effetti. Un Paese che garantisce legalità, ordine e protezione attrae investimenti, crea lavoro e innalza la qualità della vita. Non è un caso che le economie più competitive d’Europa – Germania, Paesi Bassi, Danimarca – siano anche quelle con i più bassi livelli di criminalità e corruzione percepita. Per l’Italia, la sfida è duplice: rafforzare il presidio dello Stato nei territori più fragili e sostenere, con strumenti fiscali e finanziari, gli investimenti delle imprese in sicurezza fisica e digitale. Serve una strategia condivisa tra istituzioni, forze dell’ordine e sistema produttivo, che riconosca la sicurezza come **infrastruttura immateriale della crescita**.

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Fonte: [Unimpresa: l’insicurezza costa 25 miliardi annui](https://giornaledellepmi.it/unimpresa-linsicurezza-costa-25-miliardi-annui/), Il Giornale delle PMI.
