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title: "Unimpresa: gas russo, da embargo impatto limitato per l’Italia"
url: https://giornaledellepmi.it/unimpresa-gas-russo-da-embargo-impatto-limitato-per-litalia/
author: "Redazione"
published: 2025-12-05T06:50:56+01:00
modified: 2025-12-04T10:54:19+01:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
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# Unimpresa: gas russo, da embargo impatto limitato per l’Italia

*Redazione · 5 Dicembre 2025 · Il Giornale delle PMI*

***SOSTITUITI QUASI TUTTI I VOLUMI DAL 2023***

 

L’embargo europeo sul gas russo deciso oggi dall’Unione europea avrà **effetti limitati per l’Italia**, che ha già sostituito quasi integralmente le forniture da Mosca nel biennio 2022-2023. Prima della guerra il gas russo rappresentava circa il **40%** delle importazioni italiane, ma nel 2023 i flussi si sono ridotti a livelli «quasi azzerati», pari a **meno del 5%** del totale. La copertura è arrivata da Algeria (25,5 miliardi di m³), Azerbaigian (10 mld), Qatar e Stati Uniti tramite Gnl, oltre che da Norvegia e Olanda. La domanda interna è inoltre scesa di circa **il 20%** rispetto al 2021, raggiungendo nel 2024 il minimo degli ultimi quindici anni. Con infrastrutture già operative – dal gasdotto TAP ai rigassificatori di Livorno e Piombino – l’Italia affronta il divieto Ue senza rischi di approvvigionamento.

 

È quanto emerge da una analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo cui resta, invece, l’effetto sui **prezzi**, destinati a mantenere un “premio europeo” legato alla maggiore dipendenza dal Gnl e alla volatilità dei mercati internazionali. Per industria ed energivori la sfida sarà contenere i costi e accelerare investimenti in rinnovabili, efficienza e contratti a lungo termine. La fase di embargo può diventare un’opportunità per consolidare il ruolo dell’Italia come hub energetico del Mediterraneo, purché vengano completati gli investimenti su reti, stoccaggi e nuova capacità di importazione.

 

Secondo il Centro studi di Unimpresa. l’Italia affronterà l’embargo europeo sul gas russo con **impatti limitati**, quasi marginali dal punto di vista delle forniture. La transizione fuori dal gas di Mosca, infatti, il nostro Paese l’ha già fatta: non si tratta ora di cambiare il mix energetico, ma solo di rendere definitiva — e irreversibile — una scelta che nei fatti è già stata compiuta. Il divieto totale dal 2026 per il GNL e dal 2027 per il gas via pipeline chiude dunque **una porta che era già socchiusa**, anche se introduce alcune conseguenze strutturali sul piano geopolitico e dei prezzi. Ma sul piano fisico dei volumi, l’Italia non rischia né blackout né carenze: i numeri lo dimostrano con chiarezza.

 

Prima della guerra, nel 2021, **circa il 40% del gas importato dall’Italia arrivava dalla Russia**. Era la colonna portante del nostro approvvigionamento. Poi è arrivato il 2022, con la guerra, il taglio dei flussi via Nord Stream e la corsa di Bruxelles per ridurre le dipendenze. Il risultato si è visto quasi subito: nel **2022** la quota russa è scesa a circa **il 19%**; nel **2023** ARERA certifica che le forniture dalla Russia «**sono ormai quasi azzerate**»; nello stesso anno la quota effettiva è stimata attorno al **5% del totale** (circa 2,9 miliardi di metri cubi). Di fatto, il gas russo è già uscito dal mix energetico italiano. E l’embargo non farà altro che rendere giuridicamente vincolante un processo già completato.

 

Se non dalla Russia, allora da chi arriva oggi il gas dell’Italia? Qui i dati confermano non solo la sostituzione, ma anche la **diversificazione geografica**, che rende più solido il sistema. Nel 2023, secondo ARERA, l’Italia ha importato **61,2 miliardi di metri cubi** di gas. La mappa degli approvvigionamenti è completamente cambiata: **Algeria: 25,5 miliardi m³**; **Azerbaigian (TAP): 10 miliardi m³**; **Qatar: 6,8 miliardi m³ (GNL)**; **USA: 5,3 miliardi m³ (GNL)**; **Nord Europa (Norvegia + Olanda): 6,6 miliardi m³**; **Libia: 2,5 miliardi m³**; Russia: **meno del 5%** È un quadro radicalmente diverso rispetto all’era pre-conflitto. Per volumi e affidabilità delle fonti, l’Italia oggi si presenta già “post-Russia”.

 

Nel momento in cui Bruxelles introduce un divieto progressivo, l’Italia non deve riconfigurare pipeline o rigassificatori: lo ha già fatto. Non c’è alcun “buco” da riempire, perché quel buco è stato colmato nel 2023. Il TAP dall’Azerbaigian è saturo, le forniture dall’Algeria sono aumentate, e i rigassificatori — da Livorno al nuovo impianto di Piombino — coprono una parte crescente del fabbisogno. La rete è già dimensionata per il dopo-Russia. La domanda nazionale è scesa del **20% tra 2021 e 2023**, raggiungendo nel 2024 i minimi degli ultimi **15 anni**. Rinnovabili ed efficienza fanno il resto. Meno domanda significa meno vulnerabilità. Nessun fornitore alternativo è totalmente privo di rischi, ma il portafoglio italiano è oggi più bilanciato. Non dipendiamo più da un solo grande Paese; ne abbiamo diversi, con pesi simili ma non dominanti. Se sulle quantità il bando non crea problemi, sulla **dinamica dei prezzi** l’effetto esiste, ed è strutturale. L’Europa rinuncia definitivamente al maggior fornitore “via tubo” a costi relativamente bassi, e si affida di più al GNL, generalmente più costoso e più volatile. Dopo il picco del 2022, i prezzi TTF sono calati di circa il **60% nel 2023**, ma restano più alti dei livelli pre-crisi. Il rischio è che questo “premio europeo” — dovuto alla maggiore fragilità del mercato — resti un elemento strutturale. Per l’Italia ciò significa che: le imprese energivore (ceramica, acciaio, chimica) continueranno a convivere con margini compressi; le pmi dovranno pianificare con maggiore prudenza; i consumatori non vedranno un ritorno ai prezzi anni 2015-2019.

 

L’evoluzione normativa europea, se accompagnata da scelte politiche coerenti, può comunque diventare un vantaggio competitivo: l’Italia può consolidarsi come **snodo energetico tra Africa, Mediterraneo e Nord Europa**. Significa investire in: aumenti di capacità sul TAP, potenziamento delle linee con Algeria e Libia, completamento dei rigassificatori previsti, gestione avanzata degli stoccaggi, accelerazione delle rinnovabili e degli accumuli. Se il Paese coglie questa finestra, il bando non sarà un costo, ma un’opportunità. Il divieto europeo alle importazioni di gas dalla Russia è una decisione **politicamente importante**, ma **energeticamente poco traumatica** per l’Italia. La trasformazione del mix energetico nazionale è già compiuta: il nostro Paese non dipende più dalla Russia e dispone di un portafoglio di fornitori stabile e diversificato. La partita vera, d’ora in poi, si gioca sui **prezzi** e sulla capacità dell’Italia di usare questa fase per diventare il grande **hub mediterraneo del gas e delle rinnovabili**. Una sfida complessa, ma finalmente nelle nostre mani.[![](https://giornaledellepmi.it/wp-content/uploads/2025/12/tabella-2.png)](https://giornaledellepmi.it/wp-content/uploads/2025/12/tabella-2.png)

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Fonte: [Unimpresa: gas russo, da embargo impatto limitato per l’Italia](https://giornaledellepmi.it/unimpresa-gas-russo-da-embargo-impatto-limitato-per-litalia/), Il Giornale delle PMI.
