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title: "Unimpresa: Fisco, da 2022 redditi famiglie +31,3 miliardi contro 19,6 miliardi di drenaggio"
url: https://giornaledellepmi.it/unimpresa-fisco-da-2022-redditi-famiglie-313-miliardi-contro-196-miliardi-di-drenaggio/
author: "Redazione"
published: 2026-02-03T06:35:03+01:00
modified: 2026-02-02T19:02:17+01:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
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# Unimpresa: Fisco, da 2022 redditi famiglie +31,3 miliardi contro 19,6 miliardi di drenaggio

*Redazione · 3 Febbraio 2026 · Il Giornale delle PMI*

> Analisi dell’associazione: tra il 2022 e il 2025 l’inflazione cumulata del 18,5% è stata assorbita grazie a un mix di politiche fiscali e dinamica del lavoro. Gli interventi del Governo sui redditi, pari a 31,2 miliardi di euro, insieme a stipendi in crescita, più occupazione e meno tasse, hanno compensato 19,6 miliardi di fiscal drag, generando un saldo positivo di 11,7 miliardi. In media, per ogni euro drenato dal fisco ne rientrano 1,6 alle famiglie. Sul piano distributivo il ceto medio tiene, le disuguaglianze si riducono e si afferma una redistribuzione di fatto, con i redditi più alti che crescono meno di quelli medi e bassi.

Nel periodo che va dal 2022 al 2025, nonostante una **inflazione cumulata del 18,5%**, i **redditi delle famiglie hanno tenuto**, grazie a un saldo ampiamente positivo tra risorse sottratte e risorse restituite.

 

I meccanismi automatici del fisco e delle prestazioni hanno generato un drenaggio complessivo pari a **circa 19,6 miliardi di euro** – **17,9 miliardi di fiscal drag** e **1,7 miliardi di erosione di alcune prestazioni sociali** – con un impatto negativo stimato in **circa 2,5 punti percentuali** sulla crescita del reddito disponibile.

 

A fronte di questo effetto, **gli interventi di compensazione hanno operato con intensità maggiore**: la crescita reale dei redditi legata all’occupazione ha prodotto un contributo equivalente a **oltre 5 punti percentuali**, mentre le **misure fiscali e sociali adottate dal governo** hanno immesso **31,3 miliardi di euro**, pari a **+3,9 punti percentuali** di crescita del reddito disponibile.

 

Nel bilancio complessivo, **oltre 31 miliardi di risorse aggiuntive e circa +9 punti percentuali di contributi positivi**, con un saldo positivo di 11,7 miliardi, hanno più che compensato il drenaggio, consentendo al reddito disponibile delle famiglie di crescere **in linea con l’aumento dei prezzi** e di preservare il potere d’acquisto medio.

 

In media, **per ogni euro drenato dal fisco ne rientrano 1,6 alle famiglie**.

 

Sul piano distributivo **il ceto medio tiene**, le **disuguaglianze si riducono** e si afferma una **redistribuzione di fatto:**ridotte, infatti, le distanze tra fasce di reddito, con i **redditi medi cresciuti più dei prezzi**, quelli più bassi che hanno tenuto il passo e quelli più alti rimasti sotto l’inflazione.

 

È quanto emerge da un report del **Centro studi di Unimpresa**, secondo cui tra il 2022 e il 2025 il **fiscal drag** ha sottratto alle famiglie **17,9 miliardi di euro**, a cui si aggiungono **1,7 miliardi** legati all’**erosione di alcune prestazioni sociali**, per un impatto complessivo di **quasi 20 miliardi**.

 

L’effetto combinato di questi due fattori ha ridotto la crescita del reddito disponibile di **circa 2,5 punti percentuali**, riflettendo l’aumento dell’aliquota media effettiva sui redditi nominalmente cresciuti e il mancato adeguamento tempestivo di soglie e benefici.

 

Sul fronte opposto, hanno agito le **misure fiscali e sociali adottate dal Governo**, che nel periodo 2022-2025 hanno avuto un impatto complessivo stimato in **31,3 miliardi di euro**. L’insieme di riforme fiscali, trasferimenti e sostegni al reddito ha determinato un contributo positivo pari a **3,9 punti percentuali** alla crescita del reddito disponibile.

 

A completare il quadro sono intervenuti – compensando integralmente gli effetti negativi del drenaggio fiscale e dell’erosione delle prestazioni – **l’aumento delle retribuzioni e la dinamica positiva dell’occupazione**: gli **adeguamenti nominali di stipendi e redditi** hanno contribuito per **circa 11,8 punti percentuali** alla crescita del reddito disponibile, mentre la **crescita reale legata soprattutto all’espansione del lavoro** ha aggiunto **circa 5,1 punti percentuali**, rafforzando il reddito complessivo delle famiglie anche in presenza di un’inflazione elevata. Nel saldo finale, la **prevalenza delle componenti positive**, sia in termini di risorse mobilitate sia di effetti macroeconomici, ha consentito al reddito disponibile delle famiglie di mantenere una dinamica coerente con l’inflazione, rafforzando la tenuta economica complessiva nel periodo post-shock.

 

## **LONGOBARDI: «NON C’È STATA FRATTURA IRREVERSIBILE IN REDDITI FAMIGLIE»**

 

> **«L’inflazione ha colpito duro**, ma **non ha prodotto una frattura irreversibile nei redditi delle famiglie**. Il fatto che, tra il 2022 e il 2025, a fronte di quasi **20 miliardi di drenaggio fiscale** siano rientrate **oltre 31 miliardi di risorse**, con un **saldo positivo di 11,7 miliardi**, indica che il sistema ha retto grazie a una combinazione virtuosa di **lavoro, politiche fiscali e misure redistributive**. Non si tratta di minimizzare il peso del fiscal drag, che resta un tema strutturale da affrontare, ma di riconoscere che **l’azione pubblica e la crescita dell’occupazione hanno svolto una funzione di compensazione reale**, evitando che l’aumento dei prezzi si traducesse in un impoverimento diffuso. È particolarmente significativo che **per ogni euro drenato dal fisco ne siano rientrati circa 1,6 alle famiglie**: questo dato racconta più di molte dichiarazioni politiche. Racconta di un sistema che, pur sotto stress, ha saputo **restituire più di quanto ha sottratto**. Va sottolineato anche l’effetto distributivo: la **tenuta del ceto medio** e la **riduzione dei divari tra redditi bassi, medi e alti** dimostrano che la compensazione non è stata regressiva. I redditi medi sono cresciuti più dei prezzi, quelli più bassi hanno tenuto il passo, quelli più alti sono rimasti sotto l’inflazione. È una **redistribuzione di fatto**, che ha attenuato le disuguaglianze prodotte dallo shock inflattivo. La lezione che emerge è chiara: **senza occupazione e senza politiche fiscali espansive attuate dal governo di Giorgia Meloni il drenaggio fiscale avrebbe lasciato segni profondi**. Con questi strumenti, invece, il Paese ha dimostrato di saper assorbire uno shock eccezionale. Ora la sfida è rendere questa tenuta **strutturale**, riducendo il fiscal drag e rafforzando in modo stabile il reddito delle famiglie e la capacità competitiva delle imprese» **commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi**.

 

Secondo il Centro studi di Unimpresa, che ha rielaborato dati della Banca d’Italia, l’ondata inflattiva che ha colpito l’economia italiana tra il 2022 e il 2023 ha prodotto un aumento cumulato dei prezzi pari a **circa il 18,5% nel periodo 2021-2025**, una variazione di intensità tale da mettere seriamente a rischio il potere d’acquisto delle famiglie. In questo contesto, il fatto che nel 2025 il reddito disponibile medio risulti cresciuto **di circa il 18,4%** – quindi sostanzialmente in linea con l’inflazione – non è il frutto di un singolo fattore, ma l’esito di una combinazione di dinamiche economiche e fiscali che hanno agito in direzioni opposte e che, nel saldo finale, si sono compensate.

 

Sul lato positivo, il primo contributo alla crescita del reddito disponibile deriva dagli **adeguamenti nominali dei redditi**, che nel quadriennio spiegano **circa 11,8 punti percentuali** dell’aumento complessivo. Salari, pensioni e altre fonti di reddito hanno quindi incorporato una quota rilevante dell’inflazione, anche se non in modo pieno e uniforme. Questo adeguamento nominale, da solo, avrebbe lasciato scoperta una parte consistente dell’aumento dei prezzi, perché una quota degli incrementi si è trasformata automaticamente in maggiore imposizione media.

 

È qui che entra in gioco il **fiscal drag**, insieme all’erosione di alcune prestazioni sociali. Nel complesso, questi due effetti hanno sottratto **circa 2,5 punti percentuali** alla crescita del reddito disponibile nel periodo considerato. Tradotto in valori assoluti, il drenaggio fiscale e l’erosione dei benefici ammontano a **quasi 20 miliardi di euro cumulati tra il 2022 e il 2025**. Di questi, **circa 17,9 miliardi** sono riconducibili al solo fiscal drag, ossia all’aumento dell’aliquota media effettiva dovuto alla progressività dell’imposta sul reddito in presenza di scaglioni e soglie non indicizzati; **circa 1,7 miliardi** derivano invece dall’erosione dei benefici, in particolare di quelli legati a soglie reddituali che non si muovono con la stessa velocità dei redditi nominali. Questo meccanismo ha operato come un trasferimento implicito di risorse dalle famiglie al bilancio pubblico, con un’intensità crescente nel tempo e un picco nel 2025, quando si sono manifestati anche effetti ritardati legati ai meccanismi di verifica dei redditi su base pluriennale.

 

Se il quadro si fosse fermato qui, il risultato sarebbe stato una perdita strutturale di potere d’acquisto. La tenuta osservata nel dato finale dipende invece da altri due contributi, entrambi quantitativamente rilevanti. Il primo è la **crescita reale dei redditi**, stimata in **circa +5,1 punti percentuali** nel periodo 2021-2025. Questa componente non è legata ai prezzi, ma all’espansione dell’occupazione: l’aumento del numero di occupati e, più in generale, della massa salariale reale ha sostenuto il reddito complessivo delle famiglie anche in presenza di salari individuali che rincorrevano solo parzialmente l’inflazione. In termini macroeconomici, è la dinamica del lavoro ad aver funzionato come principale ammortizzatore reale dello shock inflattivo.

 

Il secondo fattore compensativo è rappresentato dalle **misure fiscali e sociali adottate nel periodo**, che hanno contribuito **per circa 3,9 punti percentuali** alla crescita del reddito disponibile. In valori assoluti, l’impatto cumulato di queste politiche è stimato in **circa 31,3 miliardi di euro** tra il 2022 e il 2025. La parte preponderante di questo importo – **circa 28,2 miliardi** – deriva da interventi strutturali sul sistema di imposte e trasferimenti, mentre **circa 2,1 miliardi** sono riconducibili a misure anti-inflazione mirate e temporanee e **circa 0,9 miliardi** a riduzioni contributive transitorie, il cui effetto netto risulta attenuato dal successivo ritiro. Nel saldo complessivo, dunque, le politiche pubbliche hanno restituito alle famiglie più risorse di quante ne siano state assorbite dal drenaggio fiscale e dall’erosione dei benefici.

 

Il risultato finale di queste forze contrapposte è una crescita del reddito disponibile che, nel quadriennio, si colloca **quasi esattamente sul livello dell’inflazione**, consentendo un recupero medio del potere d’acquisto. Tuttavia, questa media nasconde differenze significative. Analizzando la distribuzione per quintili di reddito equivalente, emerge che i **tre quintili centrali** hanno registrato una crescita del reddito disponibile **superiore all’inflazione**, con un aumento medio intorno al **19,7%**; il **quintile più basso** si colloca sostanzialmente in linea con i prezzi, con una crescita di circa **18,0%**; il **quintile più alto** rimane invece sotto, con un incremento intorno al **16,9%**. Questo riflette una combinazione di effetti: maggiore incidenza dei trasferimenti nei redditi bassi, maggiore esposizione al fiscal drag nei redditi più elevati e una concentrazione degli interventi fiscali a favore del ceto medio.

 

Ancora più marcate sono le differenze per fonte di reddito. Le famiglie il cui reddito principale deriva dal lavoro dipendente mostrano una crescita cumulata del reddito disponibile superiore al **20%**, beneficiando sia dell’espansione occupazionale sia delle misure fiscali. Gli autonomi si collocano su valori inferiori ma comunque prossimi alla media. I pensionati, invece, risultano i più penalizzati: la loro crescita cumulata del reddito disponibile si ferma intorno al **14,3%**, ben al di sotto dell’inflazione, a causa dell’assenza di crescita reale, di un impatto più limitato delle politiche fiscali e di un drenaggio fiscale relativamente più intenso legato ai meccanismi di indicizzazione parziale.

 

Nel complesso, la dinamica numerica mostra che il fiscal drag ha effettivamente operato e ha sottratto risorse in misura non marginale, ma **non ha determinato una perdita permanente di potere d’acquisto** perché è stato più che compensato dalla crescita del lavoro e dall’intervento pubblico. La tenuta delle famiglie è quindi il risultato di un equilibrio fragile e costruito, non di un automatismo: senza occupazione e senza politiche fiscali espansive, il drenaggio fiscale avrebbe prodotto un saldo negativo netto; con questi fattori, l’impatto è stato neutralizzato sul piano medio, pur lasciando aperte disuguaglianze tra gruppi sociali e categorie di reddito.

 

## **Drenaggio fiscale ed erosione delle prestazioni sociali**

 

Nel periodo 2022-2025 il meccanismo del drenaggio fiscale ha inciso in modo significativo sulla dinamica dei redditi delle famiglie. A fronte di un’inflazione cumulata pari al **18,5%**, l’aumento nominale dei redditi ha attivato la progressività dell’imposta sul reddito in un contesto di scaglioni, detrazioni e soglie non indicizzati, determinando un incremento dell’aliquota media effettiva. L’impatto complessivo del solo **fiscal drag è stimato in 17,9 miliardi di euro** nel quadriennio. A questo si è aggiunta l’**erosione di alcune prestazioni sociali**, pari a **1,7 miliardi**, dovuta soprattutto al mancato adeguamento tempestivo di soglie e importi di benefici legati al reddito, in particolare quelli basati su indicatori con riferimento a redditi di anni precedenti. Nel complesso, drenaggio fiscale ed erosione dei benefici hanno sottratto **quasi 20 miliardi di euro** alle famiglie e hanno ridotto la crescita del reddito disponibile di **circa 2,5 punti percentuali** nel periodo considerato. L’effetto è stato progressivo nel tempo e ha raggiunto il massimo nella fase finale del quadriennio, quando gli adeguamenti nominali dei redditi si sono pienamente trasmessi al prelievo e alle soglie di accesso alle prestazioni.

 

## **Aumento degli stipendi e misure fiscali del Governo**

 

Sul fronte opposto hanno operato due fattori di compensazione. Da un lato, **gli stipendi e i redditi da lavoro** hanno registrato un incremento nominale rilevante, che nel complesso ha contribuito per **circa 11,8 punti percentuali** alla crescita del reddito disponibile, sostenuto anche da una dinamica occupazionale favorevole che ha prodotto un contributo di **crescita reale pari a circa 5,1 punti percentuali**. Dall’altro lato, le **misure fiscali e sociali adottate dal Governo** hanno avuto un impatto cumulato stimato in **31,3 miliardi di euro** tra il 2022 e il 2025. In termini macroeconomici, questo intervento pubblico si traduce in un contributo positivo di **3,9 punti percentuali** alla crescita del reddito disponibile, più che sufficiente a compensare l’effetto negativo del drenaggio fiscale e dell’erosione delle prestazioni. Il sostegno deriva in larga parte da interventi strutturali sul sistema di imposte e trasferimenti, affiancati da misure mirate di sostegno al reddito e da riduzioni temporanee del carico contributivo. Nel saldo complessivo, l’azione combinata dell’aumento dei redditi da lavoro e delle politiche fiscali ha neutralizzato l’impatto restrittivo del fisco in una fase di elevata inflazione, consentendo al reddito disponibile delle famiglie di mantenere una dinamica complessivamente in linea con l’aumento dei prezzi.

 

## **Distribuzione per quintili di reddito e riduzione dei divari**

 

La lettura per quintili del periodo 2022-2025 mostra non solo una tenuta complessiva dei redditi, ma anche **una riduzione dei divari interni alla distribuzione**, determinata dal modo in cui hanno operato i diversi fattori economici e fiscali. I **tre quintili centrali** hanno registrato una crescita cumulata del reddito disponibile **superiore all’inflazione (circa +19,7%)**, beneficiando pienamente dell’aumento dell’occupazione e delle misure fiscali, che hanno inciso in modo più diretto su lavoratori dipendenti e famiglie con redditi medi. I

 

l **quintile più basso**, pur partendo da livelli di reddito inferiori, ha mantenuto il passo con i prezzi (**circa +18%**), grazie al peso relativamente maggiore dei trasferimenti e degli strumenti redistributivi, che hanno compensato la minore partecipazione ai redditi da lavoro.

 

Il **quintile più alto**, invece, ha mostrato una crescita più contenuta (**circa +16,9%**), risentendo maggiormente del fiscal drag e beneficiando in misura limitata delle politiche di sostegno. Si tratta di una dinamica che ha prodotto **un effetto di compressione della distribuzione dei redditi**. Da un lato, le famiglie a reddito più basso non hanno subito un arretramento reale, evitando un ampliamento della distanza rispetto al resto della popolazione; dall’altro, le famiglie più abbienti hanno assorbito una quota più elevata dell’aggiustamento, con una crescita inferiore all’inflazione.

 

Al centro, la combinazione tra dinamica occupazionale e politiche fiscali ha rafforzato il reddito disponibile, sostenendo la fascia intermedia della distribuzione. In sintesi, la struttura delle misure adottate e il funzionamento del sistema fiscale hanno fatto sì che **la compensazione del drenaggio fiscale operasse in modo progressivo**, contribuendo non solo a preservare il potere d’acquisto medio, ma anche a **ridurre i divari tra quintili**, attenuando le disuguaglianze generate dallo shock inflattivo.

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Fonte: [Unimpresa: Fisco, da 2022 redditi famiglie +31,3 miliardi contro 19,6 miliardi di drenaggio](https://giornaledellepmi.it/unimpresa-fisco-da-2022-redditi-famiglie-313-miliardi-contro-196-miliardi-di-drenaggio/), Il Giornale delle PMI.
