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title: "Unimpresa: debito pubblico, fondi esteri a 1.062 miliardi (34%), da 2022 +330 miliardi di Bot e Btp"
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author: "Redazione"
published: 2026-03-17T06:50:17+01:00
modified: 2026-03-16T19:25:47+01:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
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# Unimpresa: debito pubblico, fondi esteri a 1.062 miliardi (34%), da 2022 +330 miliardi di Bot e Btp

*Redazione · 17 Marzo 2026 · Il Giornale delle PMI*

> Analisi sulla composizione dei sottoscrittori di titoli di Stato. Cambia la geografia del debito pubblico: diversificata la base. Crescono i privati dopo la crisi del 2012. Gli stranieri hanno oltre 1.000 miliardi (34%): investiti in bot e btp 331 miliardi in più dal 2022. Nei portafogli delle famiglie 449 miliardi: raddoppiata la quota rispetto al 2021. In mano alle banche italiane 622 miliardi: quota ridotta al 20% dal 30% del 2013. Per Banca d’Italia 574 miliardi: l’istituto centrale scende sotto il 20%.

Cambia in modo significativo la geografia del debito pubblico italiano. Nel 2025 è cresciuta in maniera marcata la presenza degli investitori stranieri e delle famiglie, mentre si è ridotto il peso della Banca d’Italia rispetto agli anni del quantitative easing e la crisi del 2012. Su **3.095,5 miliardi di euro complessivi**, la composizione dei sottoscrittori di bot e btp vede al primo posto **gli investitori stranieri**, con **1.061,8 miliardi**, pari al **34,3% del totale**. Seguono **le banche italiane** con **622,2 miliardi (20,1%)**, **la Banca d’Italia** con **574,1 miliardi (18,6%)**, **le famiglie** con **448,9 miliardi (14,5%)** e **i fondi d’investimento** con **386,9 miliardi (12,5%)**. Il confronto con il **2024** evidenzia soprattutto la forte crescita della componente estera. Gli investitori stranieri sono passati da **916,0 miliardi a 1.061,8 miliardi**, con un aumento di **145,8 miliardi in un solo anno** e una quota salita dal **30,9% al 34,3%**: dal 2022 al 2025 gli investitori stranieri hanno portato oltre 330 miliardi aggiuntivi sul debito italiano, segnando un inequivocabile ritorno di fiducia dei mercati internazionali verso i titoli di Stato della Repubblica. Nello stesso periodo si riduce la presenza della **Banca d’Italia**, scesa da **642,1 miliardi (21,6%)** a **574,1 miliardi (18,6%)**, con una diminuzione di oltre **68 miliardi**. Crescono invece le **famiglie**, che aumentano le loro detenzioni da **417,5 miliardi a 448,9 miliardi**, cioè **+31,4 miliardi**, portando la quota dal **14,1% al 14,5%**. In aumento anche le **banche italiane**, passate da **596,6 miliardi a 622,2 miliardi** (**+25,6 miliardi**), mentre i **fondi d’investimento**registrano un lieve calo da **394,7 miliardi a 386,9 miliardi**.

 

È quanto emerge da una ricerca del Centro studi di Unimpresa. Per quanto riguarda le **banche**, il dato del 2025 va letto anche alla luce di un confronto storico. Gli istituti di credito italiani detenevano circa **195 miliardi di titoli di Stato nel 2000**, pari al **14,4% del debito pubblico**. La loro esposizione è cresciuta progressivamente negli anni successivi, soprattutto durante la crisi del debito sovrano europeo, fino a raggiungere il **picco nel 2013**, quando le banche possedevano **circa 654 miliardi di BTP**, pari al **30,6% del debito complessivo**. Negli anni successivi si è avviato un progressivo ridimensionamento della quota bancaria, che nel **2022 era scesa a 666,3 miliardi (24,1%)**, fino ad arrivare ai **622,2 miliardi del 2025**, pari al **20,1% del totale**. Si tratta di una riduzione graduale e ordinata, che ha consentito al sistema bancario di diminuire l’esposizione verso il debito sovrano domestico senza creare tensioni sul mercato dei titoli di Stato, grazie al contemporaneo rafforzamento di altri sottoscrittori. Il confronto con il **2022** mostra cambiamenti ancora più marcati nella struttura dei sottoscrittori. In tre anni gli **investitori stranieri** sono cresciuti da **731,4 miliardi a 1.061,8 miliardi**, con un aumento complessivo di **330,4 miliardi**, mentre la loro quota sul debito è salita dal **26,5% al 34,3%**. Nello stesso periodo si riduce il peso della **Banca d’Italia**, che passa da **721,1 miliardi (26,1%)** a **574,1 miliardi (18,6%)**, con una diminuzione di oltre **147 miliardi**. Molto significativa anche la crescita delle **famiglie**, che aumentano la loro esposizione da **262,8 miliardi nel 2022 a 448,9 miliardi nel 2025**, cioè **+186 miliardi** in tre anni. La quota dei risparmiatori italiani sul debito pubblico sale così dal **9,5% al 14,5%**. I **fondi d’investimento** restano invece sostanzialmente stabili nel periodo considerato, con circa **387 miliardi di titoli detenuti** nel 2025.

 

> «I dati sulla composizione del debito pubblico italiano mostrano un cambiamento strutturale che merita di essere sottolineato. Negli ultimi anni la base dei sottoscrittori si è progressivamente ampliata e diversificata, con una presenza più equilibrata tra investitori internazionali, sistema bancario, famiglie e investitori istituzionali. È un segnale importante di maturità del mercato dei titoli di Stato italiani e di fiducia complessiva verso il Paese. Il fatto che gli investitori stranieri siano tornati a detenere oltre mille miliardi di titoli e che, allo stesso tempo, le famiglie italiane abbiano rafforzato la loro partecipazione al finanziamento del debito pubblico dimostra che l’Italia riesce ad attrarre capitali sia all’interno sia all’estero. Allo stesso tempo, la graduale riduzione del peso della banca centrale dopo gli anni delle politiche monetarie straordinarie indica che il mercato è in grado di assorbire l’offerta di titoli senza dipendere in modo eccessivo dagli interventi delle autorità monetarie. In questo quadro, anche il ridimensionamento dell’esposizione delle banche rappresenta un segnale di maggiore equilibrio del sistema finanziario. Una struttura del debito più diversificata e meno concentrata su pochi soggetti rende il Paese più solido e meno vulnerabile agli shock dei mercati. È una trasformazione che rafforza la credibilità dell’Italia e che dimostra come il debito pubblico, pur restando elevato, poggi oggi su basi finanziarie più ampie e più stabili» commenta il presidente di Unimpresa, **Paolo Longobardi**.

 

Secondo il Centro studi di Unimpresa, che ha rielaborato le statistiche della Banca d’Italia, su un totale di 3.095,5 miliardi di euro, nel **2025** la quota maggiore del debito pubblico italiano è detenuta dagli **investitori stranieri**, con **1.061,8 miliardi di euro**, pari al **34,3% del totale**. Seguono **le banche italiane**, che possiedono **622,2 miliardi**, pari al **20,1%**, quindi la **Banca d’Italia**, con **574,1 miliardi** e una quota del **18,6%**. Le **famiglie italiane** detengono **448,9 miliardi**, pari al **14,5% del debito**, mentre i **fondi d’investimento** possiedono **386,9 miliardi**, cioè il **12,5%**.

 

Il confronto con il **2024, quando il debito totale era pari a 2.966,9 miliardi,** mostra cambiamenti rilevanti. Gli investitori stranieri passano da **916,0 miliardi**, pari al **30,9% del debito**, a **1.061,8 miliardi**, con un aumento di **145,8 miliardi** e un incremento della quota di **3,4 punti percentuali**. Nello stesso periodo la **Banca d’Italia** riduce la propria esposizione da **642,1 miliardi (21,6%)** a **574,1 miliardi (18,6%)**, con una diminuzione di **68,1 miliardi** e un calo di **3 punti percentuali**. Le **famiglie** aumentano la propria presenza da **417,5 miliardi (14,1%)** a **448,9 miliardi (14,5%)**, con un incremento di **31,4 miliardi**. Anche le **banche italiane**crescono in valore assoluto, passando da **596,6 miliardi** a **622,2 miliardi**, cioè **+25,6 miliardi**, pur mantenendo una quota percentuale sostanzialmente stabile intorno al **20%**. I **fondi d’investimento**, invece, registrano una lieve riduzione da **394,7 miliardi (13,3%)** a **386,9 miliardi (12,5%)**, con una diminuzione di circa **7,8 miliardi**.

 

Il dato più significativo riguarda il **forte ritorno degli investitori esteri**, che tornano a essere il principale sottoscrittore del debito pubblico italiano. Nel **2025** superano per la prima volta la soglia dei **1.000 miliardi di euro**, raggiungendo **1.061,8 miliardi**, pari al **34,3% del totale**. Il raffronto con il **2022** è particolarmente significativo: in quell’anno gli investitori stranieri detenevano **731,4 miliardi**, pari al **26,5% del debito pubblico**. In tre anni l’aumento è stato quindi di **330,4 miliardi**, con una crescita della quota di quasi **8 punti percentuali**. In termini dinamici, la presenza estera è passata da **731 miliardi nel 2022** a **781 miliardi nel 2023**, quindi a **916 miliardi nel 2024** e infine a **1.062 miliardi nel 2025**, con una crescita complessiva di circa **331 miliardi**, pari a circa **+45%**.

 

Anche rispetto al periodo precedente alla pandemia si osserva un rafforzamento. Nel **2019** gli investitori esteri detenevano **764,8 miliardi di titoli**, pari al **31,7% del debito pubblico**. Nel **2025** la loro esposizione risulta quindi più alta di quasi **300 miliardi** e la quota percentuale è aumentata di circa **2,6 punti**. Se si guarda ancora più indietro, agli anni Duemila, la presenza estera oscillava tra il **31% e il 39% del debito pubblico**. Il livello più elevato si registra nel **2006**, quando gli investitori stranieri detenevano **659,7 miliardi di titoli**, pari al **39,8% del totale**. Dopo la crisi finanziaria globale e la crisi dei debiti sovrani europei questa quota si è progressivamente ridotta, per poi tornare a crescere negli ultimi anni. Il rafforzamento della domanda estera rappresenta un indicatore di **credibilità internazionale del debito italiano** e contribuisce a sostenere la liquidità del mercato dei titoli di Stato, con effetti favorevoli sul livello dei rendimenti.

 

Parallelamente al ritorno dei capitali internazionali si osserva una **riduzione graduale del peso della Banca d’Italia**, legata alla normalizzazione delle politiche monetarie della Banca centrale europea. Nel **2000** la banca centrale deteneva **64 miliardi di titoli di Stato**, pari al **4,7% del debito pubblico**, e per oltre quindici anni il suo ruolo è rimasto relativamente marginale. Nel **2014** la quota era ancora pari a **107 miliardi**, cioè circa il **4,8% del debito**. La vera discontinuità si è prodotta a partire dal **2015**, con l’avvio del **Quantitative Easing** della BCE. In pochi anni la Banca d’Italia è diventata uno dei principali sottoscrittori del debito pubblico italiano.

 

Nel **2022** la banca centrale deteneva **721,1 miliardi di titoli di Stato**, pari al **26,1% del debito pubblico**, il livello più alto dell’intera serie storica. Nel **2023** la quota è scesa al **24,2%**, nel **2024** al **21,6%** e nel **2025** al **18,6%**, con **574,1 miliardi**. Nel complesso, tra il**2022 e il 2025** la riduzione è stata superiore a **140 miliardi di euro**. La Banca d’Italia ha quindi svolto negli anni del QE una funzione di **ammortizzatore sistemico**, contribuendo a stabilizzare i mercati finanziari durante le fasi più critiche, per poi avviare un progressivo **ritiro ordinato** dal mercato dei titoli di Stato.

 

Un’altra dinamica molto interessante riguarda il **rafforzamento del ruolo delle famiglie italiane**. Nel **2025** i nuclei familiari detengono **448,9 miliardi di titoli di Stato**, pari al **14,5% del debito pubblico**. Nel **2024** la cifra era di **417,5 miliardi (14,1%)**, mentre nel **2022** le famiglie possedevano **262,8 miliardi**, pari al **9,5% del debito**. In tre anni la crescita è stata quindi di **186 miliardi**, cioè circa **+71%**. Il confronto con il **2021** rende ancora più evidente il recupero: in quell’anno le famiglie detenevano appena **213 miliardi**, pari al **7,9% del totale**, il minimo storico dell’intera serie. Già nel **2023** si era registrato un incremento particolarmente intenso, con un aumento delle detenzioni da **262 miliardi a circa 380 miliardi**, cioè quasi **117 miliardi in un solo anno**. Nel **2024** la cifra è salita a **417 miliardi**, per poi raggiungere **449 miliardi nel 2025**.

 

Dal punto di vista storico, tuttavia, la presenza delle famiglie resta ancora inferiore ai livelli di inizio anni Duemila. Nel **2002** la loro quota aveva raggiunto il **30,4% del debito pubblico**, con oltre **437 miliardi di titoli di Stato detenuti direttamente dai privati**. Negli anni successivi la partecipazione delle famiglie è progressivamente diminuita fino a ridursi drasticamente nel decennio scorso, per poi tornare a crescere negli ultimi anni. Il rafforzamento della componente retail è stato favorito anche dalle emissioni rivolte ai piccoli risparmiatori, come **Btp Italia, Btp Futura e Btp Valore**, che hanno contribuito a canalizzare una parte del risparmio privato verso il finanziamento del debito pubblico.

 

Questa dinamica ha un significato che va oltre la semplice variazione percentuale. Il risparmio privato delle famiglie italiane è storicamente abbondante e stabile. Quando questo risparmio si orienta verso i titoli di Stato, si crea un canale di finanziamento particolarmente robusto: i piccoli investitori tendono infatti a mantenere i titoli fino alla scadenza e reagiscono meno alle oscillazioni di breve periodo rispetto agli investitori istituzionali. Il risultato è una maggiore stabilità della domanda di titoli di Stato e una minore volatilità nelle aste del Tesoro.

 

Le **banche italiane** continuano a rappresentare uno dei pilastri del finanziamento del debito pubblico. Nel **2025** detengono **622,2 miliardi di titoli di Stato**, pari al **20,1% del totale**. Nel **2024** la loro esposizione era di **596,6 miliardi**, mentre nel **2022** ammontava a **666,3 miliardi**, pari al **24,1% del debito pubblico**. Rispetto al 2022 si registra quindi una riduzione di circa **44 miliardi**, pari a **–6,6%**, ma il peso del sistema bancario resta comunque rilevante.

 

Su un arco temporale più lungo emerge come il ruolo delle banche sia cresciuto soprattutto dopo la crisi finanziaria globale. Nel **2000** gli istituti di credito detenevano **195,3 miliardi di titoli**, pari al **14,4% del debito pubblico**. Il peso del settore bancario è poi aumentato progressivamente fino a raggiungere il **picco nel 2013**, quando le banche possedevano **653,8 miliardi di titoli**, pari al **30,6% del debito complessivo**. Negli ultimi anni la quota si è stabilizzata tra il **20% e il 25%**, confermando il ruolo delle banche come investitori domestici strutturali.

 

La riduzione graduale della quota bancaria dopo il picco del 2013 può essere letta anche come un processo di **de-risking del sistema bancario**. In quella fase le banche avevano accumulato grandi quantità di titoli di Stato italiani, alimentando quello che gli economisti definiscono **doom loop**, cioè il circolo di interdipendenza tra rischio sovrano e rischio bancario. Il progressivo ridimensionamento dell’esposizione negli anni successivi ha contribuito a ridurre questa fragilità sistemica e a rafforzare la qualità dei bilanci bancari.

 

I **fondi di investimento** rappresentano una componente più stabile ma comunque rilevante del debito pubblico italiano. Nel **2025**detengono **386,9 miliardi di titoli**, pari al **12,5% del totale**. Nel **2024** possedevano **394,7 miliardi**, pari al **13,3%**, mentre nel **2022** la loro esposizione era di **382,9 miliardi**, pari al **13,9%**. Nel lungo periodo la loro presenza ha oscillato tra il **11,9% nel 2007** e il **24,8% nel 2004**. In valore assoluto i fondi detengono **circa 387 miliardi nel 2025**, livelli sostanzialmente in linea con i **395 miliardi del 2023** e i **383 miliardi del 2022**.

 

La relativa stabilità di questa componente è un elemento spesso sottovalutato. I fondi operano generalmente con orizzonti temporali di medio-lungo periodo e tendono a ribilanciare i portafogli gradualmente. La loro presenza costituisce quindi una base di domanda istituzionale relativamente stabile, che contribuisce a ridurre la volatilità delle aste e dei rendimenti.

 

Nel complesso, il triennio **2022-2025** rappresenta una fase di trasformazione significativa della struttura del debito pubblico italiano. Nel **2022** la distribuzione dei sottoscrittori era fortemente influenzata dalle politiche monetarie espansive della BCE, con la Banca d’Italia che deteneva oltre **721 miliardi di titoli**, pari al **26,1% del debito pubblico**. Tre anni dopo la situazione appare profondamente cambiata: la quota della banca centrale si è ridotta di oltre **140 miliardi**, mentre gli investitori esteri sono cresciuti di oltre **330 miliardi**, superando la soglia dei **1.060 miliardi**. Parallelamente le famiglie hanno aumentato la propria esposizione di quasi **190 miliardi**.

 

Il risultato è una **struttura del debito più equilibrata e più orientata al mercato**, con una maggiore partecipazione degli investitori privati e una minore dipendenza dagli interventi straordinari delle banche centrali. L’aumento della domanda internazionale, il rafforzamento del risparmio domestico e la stabilità del sistema bancario indicano quindi una **maggiore capacità del mercato di assorbire le emissioni di titoli di Stato italiani**. Guardando all’insieme dei dati, il quadro che emerge è quello di un mercato del debito pubblico italiano che nel **2025 appare più diversificato e più profondo rispetto al passato**, con una base di sottoscrittori ampia e articolata. Nessuna singola categoria detiene ormai una quota dominante tale da rappresentare un rischio sistemico autonomo. La pluralità dei sottoscrittori riduce la vulnerabilità del sistema a shock specifici e contribuisce a rafforzare la resilienza complessiva del mercato dei titoli di Stato italiani. Il fatto che il mercato abbia assorbito senza difficoltà il progressivo ritiro della Banca d’Italia, oltre 140 miliardi di riduzione nel periodo in esame, è una prova concreta della solidità e della profondità raggiunte dalla base di sottoscrittori del debito pubblico italiano. In pochi anni, le famiglie italiane hanno più che raddoppiato la loro quota sul debito pubblico, portando quasi 236 miliardi aggiuntivi di risparmio privato a sostegno delle finanze dello Stato. La diversificazione dei sottoscrittori è un indicatore di solidità strutturale: riduce la dipendenza da singoli canali e aumenta la capacità del sistema di assorbire eventuali shock di mercato senza discontinuità nel finanziamento del debito.

  

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*Composizione Assoluta per Sottoscrittore  
 MILIONI DI EURO*

   

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*Distribuzione 2025  
 QUOTA % • ANNO 2025*

   

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*Variazioni Quinquennali per Sottoscrittore  
 VARIAZIONE ASSOLUTA IN MILIARDI DI EURO*

   

![DEBITO PUBBLICO ITALIANO: RIPARTIZIONE DETENTORI](https://www.unimpresa.it/wp-content/uploads/2026/03/Screenshot-2026-03-13-alle-17.45.36-1024x640.png)

*DEBITO PUBBLICO ITALIANO: RIPARTIZIONE DETENTORI*

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Fonte: [Unimpresa: debito pubblico, fondi esteri a 1.062 miliardi (34%), da 2022 +330 miliardi di Bot e Btp](https://giornaledellepmi.it/unimpresa-debito-pubblico-fondi-esteri-a-1-062-miliardi-34-da-2022-330-miliardi-di-bot-e-btp/), Il Giornale delle PMI.
