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title: "Unimpresa: con la transizione green non gestita, a rischio produzione industriale (-0,2%) e occupazione"
url: https://giornaledellepmi.it/unimpresa-con-la-transizione-green-non-gestita-a-rischio-produzione-industriale-02-e-occupazione/
author: "Redazione"
published: 2025-04-16T07:40:38+02:00
modified: 2025-04-15T17:59:50+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
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# Unimpresa: con la transizione green non gestita, a rischio produzione industriale (-0,2%) e occupazione

*Redazione · 16 Aprile 2025 · Il Giornale delle PMI*

**Fino a -0,2% di produzione industriale, +0,3% di aumento dei prezzi alla produzione, disoccupazione in crescita e crollo della produttività**: la transizione ecologica, se non gestita con attenzione e accompagnata da misure concrete, corre il rischio di diventare **una trappola economica** per il sistema produttivo italiano, in particolare per le piccole e medie imprese. È quanto spiega un documento del Centro studi di Unimpresa, che lancia l’allarme sui **costi reali, immediati e misurabili** del passaggio a un paradigma tecnologico più sostenibile, in una fase della congiuntura economica resa ancora più incerta e complessa dalla “guerra commerciale” mondiale innescata dall’aumento dei dazi Usa.

 

«*La transizione green ha un impatto ambientale positivo nel medio periodo, ma **nel breve rappresenta uno shock recessivo** per l’economia reale. Aumentano i costi, si riduce la produttività, rallenta la produzione e si bloccano gli investimenti. È un cocktail pericoloso per le micro, piccole e medie imprese*» commenta il direttore generale di Unimpresa, Mariagrazia Lupo Albore.

 

Secondo il report del **Centro studi di Unimpresa**, che ha elaborato alcuni dati statistici della Banca d’Italia, **la produzione industriale si contrae fino al -0,2%**, con un impatto che si manifesta in modo pieno entro i primi 36 mesi dalla riconversione tecnologica. Contestualmente, la **disoccupazione sale di circa 0,04 punti percentuali**, mentre **l’indice dei prezzi alla produzione (PPI)**, che misura l’inflazione “di filiera”, registra un incremento massimo del **+0,3%**.

 

Anche l’indice dei prezzi al consumo (Pce) aumenta, seppur in misura più contenuta (+0,1%). La dinamica è chiara: le tecnologie verdi, meno mature e meno produttive di quelle tradizionali, riducono temporaneamente l’efficienza del sistema produttivo. È il classico **shock dal lato dell’offerta**, che produce un effetto di stagflazione: crescita in calo e prezzi in salita. A soffrire di più sono proprio le **piccole e medie imprese**, che rappresentano oltre il 90% del tessuto produttivo nazionale e che **non dispongono né della forza finanziaria né della capacità organizzativa** per affrontare in autonomia la riconversione green.

 

Tra i segnali più preoccupanti c’è il rischio di **una paralisi degli investimenti**. La combinazione tra incertezza regolatoria, costi crescenti e rallentamento della produttività riduce la propensione all’innovazione, proprio in una fase storica in cui servirebbero investimenti massicci in macchinari, impianti, formazione e digitalizzazione. I benefici della transizione green, sebbene reali, **si manifestano solo dopo 4-5 anni**, quando la tecnologia verde diventa più matura ed efficiente. A quel punto l’attività economica recupera, l’intensità delle emissioni diminuisce in modo strutturale e il sistema produttivo diventa meno dipendente dai combustibili fossili. Tuttavia, nel frattempo, **i danni possono essere irreversibili per migliaia di imprese**.

 

Lo shock green spiega fino al 10% della variazione nelle emissioni di CO2, ma solo tra il 2% e il 6% della volatilità macroeconomica: questo vuol dire che l’ambiente ci guadagna, ma il conto lo pagano soprattutto le aziende e i lavoratori nel breve termine. Per evitare che la transizione si trasformi in una crisi industriale, il governo potrebbe intervenire con un **piano industriale nazionale per la riconversione tecnologica delle PMI**, articolato in quattro direttrici: **incentivi fiscali automatici** per l’innovazione green e digitale; **accesso agevolato al credito** e potenziamento del Fondo di garanzia; **formazione tecnica e riqualificazione professionale** per i lavoratori; **neutralità tecnologica**, evitando imposizioni dall’alto, lasciando che sia il mercato a premiare le soluzioni più efficienti.

 

«*Le grandi aziende possono permettersi di investire, diversificare, accedere a finanziamenti dedicati. Le PMI no: rischiano di subire gli effetti della transizione senza poterne cogliere i benefici. E senza un intervento dello Stato, saranno le prime a fermarsi. Il cambiamento climatico va affrontato con decisione, ma **la sostenibilità ambientale non può avvenire a discapito della sostenibilità economica e sociale**. Senza strumenti adeguati, la transizione rischia di creare più problemi di quanti ne risolva. Serve equilibrio, visione e concretezza. Solo così il Paese potrà affrontare questa sfida senza lasciare indietro nessuno*» osserva il **direttore generale di Unimpresa**.

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Fonte: [Unimpresa: con la transizione green non gestita, a rischio produzione industriale (-0,2%) e occupazione](https://giornaledellepmi.it/unimpresa-con-la-transizione-green-non-gestita-a-rischio-produzione-industriale-02-e-occupazione/), Il Giornale delle PMI.
