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title: "Unimpresa: Cina, India e Russia valgono 25,5 trilioni di dollari di Pil"
url: https://giornaledellepmi.it/unimpresa-cina-india-e-russia-valgono-255-trilioni-di-dollari-di-pil/
author: "Redazione"
published: 2025-09-09T06:55:21+02:00
modified: 2025-09-08T18:43:33+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["INTERNAZIONALIZZAZIONE"]
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# Unimpresa: Cina, India e Russia valgono 25,5 trilioni di dollari di Pil

*Redazione · 9 Settembre 2025 · Il Giornale delle PMI*

Cina, India e Russia valgono circa **25,5 trilioni di dollari di Prodotto interno lordo (PIL)** nel 2025 e consolidano una filiera economica fondata su **energia a sconto**, **pagamenti alternativi** e **corridoi logistici Est-Est**. Nel 2024 l’interscambio **Cina-Russia** ha toccato circa **240 miliardi di dollari**; **India-Russia** circa **70 miliardi** (trainati dal greggio); **India-Cina** circa **130-140 miliardi** con ampio deficit per Nuova Delhi.

 

Sul petrolio, Pechino ha importato nel 2024 oltre **100 milioni di tonnellate (Mt)** di barili russi (oltre **2 milioni di barili al giorno (mbg)**), mentre l’India ha coperto **un terzo-40%** del proprio fabbisogno.

 

Gas: **gasdotto Power of Siberia 1** a **38 miliardi di metri cubi/anno**, **memorandum su Power of Siberia 2 (PS-2)** per **50 miliardi di metri cubi/anno** con prezzo e tempi ancora da definire. Nei pagamenti, lo **yuan renminbi (RMB)** domina il **mercato dei cambi (FX)** russo ma pesa solo **circa il 3%** nei flussi globali (de-dollarizzazione “operativa”).

 

Logistica: **International North–South Transport Corridor (INSTC)** in forte crescita (**circa il +20%** nel 2024), **porto di Chabahar** nodo in espansione.

 

Impatti per **Unione europea (UE)** e Italia: **minore leva** su greggio, possibili ritorsioni su **veicoli elettrici (EV)** e componenti, necessità di **dual-sourcing**, contratti **multi-valuta** e clausole **sanzioni** più stringenti.

 

> «Siamo dentro un multipolarismo di filiera che non va demonizzato, ma governato. Per l’Italia significa giocare d’anticipo su India, corridoi logistici e sistemi di pagamento affidabili, senza chiusure ideologiche e senza ingenuità. Chiediamo a governo e Unione europea di ricostruire un ruolo di alto livello dell’Occidente partendo da ciò che conta per le imprese: energia a prezzi competitivi, regole stabili, infrastrutture materiali e digitali moderne, finanza per l’export semplice e rapida. Le nostre piccole e medie imprese possono reggere la sfida se aiutiamo la diversificazione delle forniture, l’uso di più valute nei contratti con adeguata compliance e la formazione manageriale per presidiare i mercati asiatici. Dobbiamo tessere partnership industriali con Nuova Delhi e mantenere canali pragmatici con Pechino dove esistono convenienze reciproche, tutelando al contempo gli interessi strategici nazionali. Non servono muri, ma una politica economica che dia certezza e orizzonte: così l’Occidente può tornare al centro del tavolo, con l’Italia protagonista» **commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.**

 

Secondo il **Centro studi di Unimpresa**, Cina, India e Russia valgono intorno a **25,5 trilioni di dollari di PIL nominale** nel 2025: una massa economica che combina la prima manifattura mondiale (Cina), la crescita più rapida tra le grandi economie (India) e uno dei principali esportatori globali di energia (Russia).

 

Sul piano commerciale, l’asse **Cina-Russia**ha toccato nel 2024 un record nell’ordine dei **240 miliardi di dollari**; la relazione **India-Russia** è salita attorno ai **70 miliardi**, trainata dal petrolio; mentre gli scambi **India-Cina** restano nell’area **130-140 miliardi** con un ampio deficit a sfavore di Nuova Delhi.

 

L’energia è la spina dorsale: nel 2024 la Cina ha importato oltre **100 milioni di tonnellate** di greggio russo (più di **2 milioni di barili/giorno**), e l’India ha coperto **un terzo-40%** del proprio fabbisogno con barili russi in sconto, arrivando in alcuni mesi oltre il **40%**. Sul gas, **Power of Siberia 1** è a regime (38 bcm/anno) e nel 2025 è stato firmato un memorandum su **Power of Siberia 2** (50 bcm/anno potenziali), con prezzo e tempi ancora da definire.

 

Nei pagamenti, lo **yuan** è diventato di fatto la valuta di riferimento sul mercato FX russo, mentre a livello globale il suo uso nei pagamenti resta **intorno al 3%**: una “de-dollarizzazione operativa”, non un cambio di paradigma. A sostegno della logistica, corre il **corridoio INSTC** (India-Iran-Russia), con volumi in forte crescita (intorno a **+20%** nel 2024) e il porto di **Chabahar** sempre più rilevante.

 

Questi dati ci dicono che il CRAI è **pragmatismo economico** prima che geopolitica. C’è una **specializzazione reciproca**: la Russia riversa idrocarburi scontati verso Asia; la Cina scambia energia contro manufatti, macchine e tecnologie; l’India compra feedstock low-cost, alimenta le proprie raffinerie e monetizza margini anche attraverso il re-export di prodotti raffinati. È una filiera che, per struttura, **ammortizza shock tariffari e sanzionatori** meglio delle relazioni “a due” con l’Occidente.

 

Il fronte energetico è il perno. La **ri-direzione strutturale** dei flussi russi dall’Europa all’Asia stabilizza l’offerta globale ma **riduce il potere contrattuale** europeo sul greggio; sul gas, l’eventuale PS-2 sposterebbe nel medio periodo ulteriore capacità verso est, rafforzando il pivot asiatico di Mosca e la **posizione negoziale di Pechino**. Per l’India, i barili scontati sono un moltiplicatore macro: migliorano partita corrente, sostengono crescita e consentono politiche anti-inflazionistiche meno costose.

 

Sul **credito e i pagamenti** il CRAI non crea (almeno per ora) un sistema alternativo al dollaro, ma costruisce **binari paralleli**. In Russia lo yuan domina i volumi sul listino FX domestico; tra Cina e Russia proliferano schemi di netting e clearing dedicati, pur con costi e intermittenze bancarie; l’India ha esteso i meccanismi in rupie per regolare parte del commercio, rendendo più flessibile l’uso degli avanzi in INR. È una de-dollarizzazione **di servizio**: riduce i colli di bottiglia delle sanzioni, ma non sostituisce l’infrastruttura del dollaro nell’economia mondiale.

 

Il **fattore logistica** completa il quadro. L’INSTC accorcia tempi e costi tra subcontinente indiano, Caspio e Russia, mentre una porzione della Belt and Road cinese si **innesta** su questi percorsi. Il risultato è un reticolo di **corridoi est-est**ormai di serie A, non più semplici alternative di ripiego, con **Chabahar** come cerniera verso l’Oceano Indiano.

 

Gli effetti sull’Occidente sono concreti. Primo: nella misura in cui Asia assorbe la gran parte dell’offerta russa, l’Europa **perde leva** negoziale su prezzi e volumi, dovendo affidarsi a una pluralità di fornitori e a rotte più lunghe. Secondo: l’uso di valute e canali alternativi **indebolisce l’interdizione** delle sanzioni, aumentando il fabbisogno di **compliance granulare** su shipping, assicurazioni e dual-use. Terzo: il triangolo energia-manifattura-pagamenti crea un **quasi-mercato interno asiatico** da oltre tre miliardi di persone, con capacità di attrarre investimenti e capitali e di fissare standard tecnici e commerciali.

 

Per **Italia ed Europa** la sfida è duplice: competitiva e regolatoria. Sul fronte competitivo, l’auto-elettrico e le catene della transizione rischiano di ritrovarsi nel mezzo tra dazi occidentali e possibili ritorsioni asiatiche su componenti, minerali e agri-food. Servono **dual-sourcing** su input critici (ASEAN/India/Turchia), ridondanza di fornitori e scorte strategiche selettive. Sul fronte regolatorio, Bruxelles guarda a **chiudere scappatoie** su prodotti raffinati da greggio russo in Paesi terzi e ad alzare l’asticella delle verifiche di origine: per le nostre PMI significa **clausole sanzioni** ben scritte, pagamenti in **più valute** (yuan, dirham, rupia) e contratti con **covenant** su re-routing logistico e compliance documentale.

 

Nei prossimi 6-12 mesi occorre monitorare tre variabili. **(1)** Il negoziato su **Power of Siberia 2** (prezzi, capex, tempi): dirà molto dell’equilibrio di forza Pechino-Mosca. **(2)** La divergenza tra uso dello **yuan** nei mercati **domestici** (Russia) e la sua **quota globale** nei pagamenti: se resterà bassa, confermerà che siamo in una fase di regionalizzazione, non di sostituzione. **(3)** I **volumi sull’INSTC** (e in particolare a Chabahar): proxy della robustezza dei corridoi est-est e del loro effetto prezzo sui noli.

 

Il CRAI è una **catena del valore geopolitica** che funziona perché è conveniente: energia a prezzi competitivi, mercati per manufatti e canali di pagamento meno vulnerabili. Non è (ancora) un’unione economica, ma ha già la **massa critica**per condizionare prezzi, standard e rotte. Per l’Occidente – e per l’Italia – non ha senso negare questa realtà: occorre **riallineare ambizioni e strumenti**, investire nei nostri corridoi e nelle nostre piattaforme di pagamento, stringere partnership industriali con l’India, e ritrovare una **proposta di alto livello** su innovazione, energia e regole del commercio. È così che si resta al centro del tavolo, anche quando il tavolo non ha più un solo capotavola.

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Fonte: [Unimpresa: Cina, India e Russia valgono 25,5 trilioni di dollari di Pil](https://giornaledellepmi.it/unimpresa-cina-india-e-russia-valgono-255-trilioni-di-dollari-di-pil/), Il Giornale delle PMI.
