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title: "Tornate a casa, dati. Oppure ni?"
url: https://giornaledellepmi.it/tornate-a-casa-dati-oppure-ni/
author: "Michele Zunino"
published: 2024-04-23T06:50:24+02:00
modified: 2024-04-21T19:56:41+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["TECNOLOGIA"]
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# Tornate a casa, dati. Oppure ni?

*Michele Zunino · 23 Aprile 2024 · Il Giornale delle PMI*

> La Cloud Repatriation, un’opzione nell’ottica di una strategia multi-cloud.

La storia ci insegna come ci sia spesso un momento, al termine delle grandi rivoluzioni, in cui è forte la tentazione della restaurazione allo *status quo ante*. Nella tecnologia è un fenomeno inedito, perché nella realtà nessuno ha mai fermato l’innovazione, quando presenta vantaggi tangibili per l’umanità.

 

Se questo è vero, come possiamo allora interpretare il cosiddetto fenomeno della ***Cloud Repatriation***, ovvero il “rimpatrio” di carichi di lavoro e/o applicazioni dalle piattaforme di Public Cloud a soluzioni on-prem proprietarie, tecnicamente preesistenti e da cui erano stati inizialmente trasferiti?

 

Secondo alcune stime IDC, la Repatriation ha fatto tendenza sin dal momento in cui il Public Cloud è diventato il modello prevalente: tra il 70% e l’80% delle aziende ha cominciato a riportare a casa *almeno una parte* dei propri dati. Una [survey](https://blog.451alliance.com/cloud-repatriation-the-who-the-where-the-why/) di fine 2022 condotta da 451 Alliance, il ramo dedicato all’Hi-Tech di S&P Global, riporta che il 54% delle aziende ha spostato dal Public Cloud dati o applicazioni.

 

Quanto agli obiettivi perseguiti, le organizzazioni fanno ricadere le motivazioni in quattro grandi aree, **le 4 C della Repatriation**: compliance – costi – controllo – competenze. In particolare, le aziende vogliono:

 

- COMPLIANCE: rispettare le normative locali, specie in mercati iper regolamentati;
- COSTI:
  - ridurli, nella convinzione che l’investimento iniziale sia più che compensato dai risparmi a medio e lungo termine;
  - prevederli meglio, visto che persino grandi aziende dotate di articolati modelli di pianificazione dichiarano di essersi trovati di fronte alla doccia fredda di costi Public Cloud anche più che raddoppiati;

 

- CONTROLLO:
  - presidiare i dati più critici, specialmente in settori ad alta sensibilità come finanza o sanità;
  - controllare l’infrastruttura e ridurre il rischio di vendor lock-in;

 

- COMPETENZE: contare su capacità interne di sviluppo e manutenzione.

 

Alle 4 C si aggiunge la P, di **performance**: ricorrere a soluzioni proprietarie on-prem appare come un modo per incrementare la prestazione delle applicazioni *core*, quelle che incidono sulla continuità operativa, e soprattutto **ridurre la latenza**, specie in quei settori e per quelle funzioni per cui questo aspetto è sempre più nodale.

 

### **I vantaggi del Public Cloud sono qui per restare**

 

Quindi, chi ha ragione? Il modello Public avrebbe già fatto il suo tempo? In realtà, la narrazione che vorrebbe il modello Public Cloud principalmente una fonte di risparmi è sbagliata e fuorviante. I vantaggi del Cloud non si sono mai appoggiati sulla riduzione dei costi, almeno non su quelli diretti.

 

Il Public Cloud cambia i modelli di business, abilita nuove attività *core*, velocizza le funzioni perché modifica i paradigmi: non riduce i costi, ma aumenta i ricavi in modi prima impensabili. I carichi di lavoro tradizionali, le applicazioni *legacy* trasferite con approccio *lift & shift* non sono i servizi su cui confrontare l’incidenza dei costi. Non si possono raffrontare i costi/ricavi on-prem vs. in cloud di un vecchio gestionale con quelli dello sviluppo applicativo di LLM o di intelligenza generativa.

 

Stiamo andando verso uno scenario completamente cloud-native, in cui la compatibilità standard, dunque più conveniente, sarà quella legata al Public Cloud. Anche perché raggiungere alti picchi è sempre più ricorrente e garantire scalabilità attraverso infrastrutture proprietarie è costoso e talvolta difficile. Le economie di scala contano sempre di più anche in materia di dati, archiviati e processati.

 

Oggi non possiamo nemmeno rinunciare ad ambienti altamente affidabili: garantire affidabilità comporta sfridi spesso incolmabili da architetture proprietarie. Solo un’infrastruttura dedicata e aggiornata può garantire adeguati livelli di sicurezza in ottica dinamica. Inoltre, la gestione dell’infrastruttura fisica ha una complessità spesso trascurata o necessariamente delegata.

 

Vanno valutati correttamente anche i costi di manutenzione, che il Public Cloud include nel servizio. Infine, le competenze per ingegnerizzazione ed esercizio sono difficilmente reperibili, con i talenti specializzati che spesso preferiscono una carriera presso operatori di settore piuttosto che ruoli fissi in azienda.

 

### **Hanno tutti ragione: da cloud-only a cloud-also, verso una data governance ibrida e variegata**

 

Da che parte andare allora? La buona notizia è che non c’è una risposta univoca. Perché la Cloud Repatriation il più delle volte è solo una parte della *data strategy* aziendale, che è perlopiù ibrida e multi-cloud, dedicata a soddisfare logiche che hanno al centro i workload.

 

La tecnologia evolve: oggi il Public Cloud lavora in ottica HPC e sempre più con approccio Edge, che elimina il problema della latenza per i settori iper sensibili. Tornare indietro, inoltre, non è un’operazione a costo zero: le applicazioni che hanno subito *refactoring* sono ormai inseparabili dal Cloud, anche perché sempre più spesso interdipendenti da altre, anche nella logica dei microservizi.

 

### **Public Cloud non è sinonimo di hyperscaler: con gli operatori locali, i vantaggi si moltiplicano**

 

Rispetto agli obiettivi menzionati, la Cloud repatriation, dunque, non è necessariamente la soluzione migliore perché il Public Cloud non è solo quello delle Big Tech.

 

Esistono invece operatori locali qualificati che offrono la stessa qualità intrinseca, ma che sono in grado di garantire anche i vantaggi tipicamente associati alle soluzioni proprietarie: residenza fisica, normativa e giuridica sul territorio, compliance by design e sovranità digitale nativa, assistenza personalizzata e disegno sartoriale delle soluzioni, negoziazione contrattuale e assenza di lockin tecnologici, controllo della filiera del dato dall’origine alla cancellazione, competenze specializzate e culturalmente vicine, appartenenza a una filiera che opera nell’interesse di un ecosistema più grande all’interno del perimetro nazionale.

 

Affidarsi a un CSP locale consente di valorizzare aziende che investono sui territori, i cui interessi coincidono con quelli delle aziende cliente e con il sistema nel quale operano, a dispetto di ogni eventuale mutamento geopolitico: una situazione win-win. Anche grazie alla grande spinta del PNRR la Pubblica Amministrazione sembra averlo capito bene, con risorse ingenti dedicate alla migrazione in Cloud per gli enti pubblici.

 

È importante accompagnare anche le imprese private italiane in questo passaggio: stiamo costruendo la nuova società ed economia digitale soprattutto grazie a loro. È fondamentale che il tessuto industriale italiano faccia rete e possa innestare quel circolo virtuoso che ci consentirà di operare verso obiettivi convergenti per lo sviluppo del sistema Paese.

 

Per saperne di più, visita [www.netalia.it](http://www.netalia.it)

 

[Immagine di rawpixel.com su Freepik](https://it.freepik.com/foto-gratuito/sfondo-di-archiviazione-cloud-progettazione-di-reti-aziendali_21629689.htm#fromView=search&page=1&position=9&uuid=2686af42-cb7b-47a9-8edd-9b9daf34452c)

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Fonte: [Tornate a casa, dati. Oppure ni?](https://giornaledellepmi.it/tornate-a-casa-dati-oppure-ni/), Il Giornale delle PMI.
