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title: "Studio BDO Global Risk Landscape 2022: per il 78% dei C-level nel mondo, le tensioni geo-politiche costituiscono la principale fonte di rischio per le organizzazioni"
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author: "Redazione"
published: 2022-07-19T07:03:35+02:00
modified: 2022-07-18T16:14:50+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
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# Studio BDO Global Risk Landscape 2022: per il 78% dei C-level nel mondo, le tensioni geo-politiche costituiscono la principale fonte di rischio per le organizzazioni

*Redazione · 19 Luglio 2022 · Il Giornale delle PMI*

> Seguono la trasparenza delle catene di approvvigionamento (75%) e le minacce di attacchi informatici (72%). A livello globale, solo il 22% del campione considera i cambiamenti climatici come uno dei principali fattori di rischio. Questo dato sale al 59% tra i manager europei, che si dimostrano più attenti agli aspetti di sostenibilità. Per il 68% dei C-level europei intervistati, la maggior fonte di rischio è però rappresentata dal conflitto in Ucraina e per il 60% dal rallentamento della ripresa economica.

**BDO**, una delle principali organizzazioni internazionali di revisione e di consulenza aziendale in Italia e nel mondo, ha pubblicato i dati relativi all’indagine **Global Risk Landscape 2022,** svolta su un campione di 500 C-level in tutto il mondo, che esplora le modalità con cui i manager si stanno concentrando sulla **resilienza, efficienza e sostenibilità delle supply chain** all’interno di un quadro globale dominato dall’**incertezza**, causata dalle tensioni geo-politiche, dalla crisi climatica, dagli strascichi della pandemia e dalle minacce derivate dagli attacchi informatici.

 

Secondo lo studio, le conseguenze legate al COVID-19 e alle misure per il suo contenimento hanno continuato a far sentire i loro effetti fino ad oggi, in particolare sulle supply chain, tanto è vero che il **48% degli intervistati** ha riportato **gravi interruzioni nella catena di approvvigionamento negli ultimi 18 mesi**. Per trovare una soluzione a questi problemi, il **59%** del campione ha creato delle **supply chain alternative** rispetto a quelle già esistenti, mentre un ulteriore **23%** intende farlo nel corso dei prossimi 18 mesi. La metà dei rispondenti ha inoltre dichiarato di aver **accorciato le catene di approvvigionamento**, tramite anche il reshoring delle attività, e il **40%** ha introdotto **tecnologie di analisi dei dati** relativi alla supply chain per permettere una loro migliore efficienza.

 

In questo contesto, il Global Risk Landscape ha fatto emergere che il **principale fattore di rischio** per le aziende è costituito dalle **tensioni geo-politiche**, indicate dal **78% degli intervistati**. Questo fattore risulta legato al **conflitto in Ucraina** e alle conseguenti sanzioni che hanno colpito attività e patrimoni russi: a questo proposito, la survey di BDO ha rilevato che il 55% del campione ha stretto accordi con nuovi fornitori per cercare di mitigare gli effetti della guerra in Ucraina. Un altro elemento di incertezza emerso dalla ricerca è legato ai timori di una **guerra commerciale fra USA e Cina**, che porterebbe a un ulteriore peggioramento del quadro internazionale.

 

La seconda maggior fonte di rischio è rappresentata dalla **trasparenza delle catene di approvvigionamento**, come dichiarato dal **75% del campione**. Una sua mancanza porta infatti a un crescente **rischio reputazionale** per l’azienda, per non essere in grado di raggiungere gli alti standard etici ormai richiesti dai consumatori, e a una maggiore **difficoltà di comprendere e affrontare le sfide a livello regionale e locale**, portando così a perdite in termini di denaro e tempo.

 

Il terzo maggiore rischio individuato dalla survey risiede nella **minaccia degli attacchi informatici alle supply chain**, indicato dal **72% dei rispondenti**. Per prevenire e affrontare questa potenziale fonte di criticità, il **67% delle aziende** intervistate ha dichiarato di aver effettuato **investimenti nella digitalizzazione** della catena di approvvigionamento negli **ultimi 18 mesi** e il **51%** ha aumentato le risorse disponibili a seguito dello scoppio del **conflitto in Ucraina**.

 

**Solamente il 22% del campione** ha invece indicato i **cambiamenti climatici** e gli **eventi meteorologici estremi** fra le più alte priorità di rischi per il business, evidenziando un basso livello di priorità da parte di manager e organizzazioni per questi aspetti, in grado, però, di poter generare danni a livello finanziario e reputazionale. Inoltre, **solo il 23%** degli intervistati ritiene che gli eventi naturali avversi potranno avere un **impatto significativo sulle attività aziendali** e il **14%** ha definito **piani e processi** per mitigare le possibili interruzioni alle supply chain causate dai cambiamenti climatici.

 

Infine, un’area di miglioramento nella gestione dei rischi per le organizzazioni è legata allo status dei **Chief Risk Officer (CRO)** nell’organigramma aziendale: lo studio di BDO ha infatti evidenziato che nel **29% delle aziende** intervistate il **CRO non fa parte del top management**. A livello globale, tra le regioni in cui gli specialisti di gestione dei rischi occupano un posto nella direzione aziendale ci sono il Medio Oriente (nel 72% dei casi) e USA (nell’80%). In Europa questa percentuale si ferma al 44%.

 

### **FOCUS SULL’EUROPA**

 

L’analisi dei dati relativi ai **100 manager C-level** intervistati da BDO all’interno dell’area europea mostra che il **68% di essi** individua il maggiore fattore di rischio per le organizzazioni nel **conflitto in Ucraina**, che ha portato un significativo aumento dei costi delle materie prime e delle fonti energetiche e una crescita dell’inflazione, oltre a difficoltà nell’approvvigionamento di semilavorati.

 

In seconda posizione, con una **quota del 60%**, si trovano i **timori di un rallentamento dell’economia e di un recupero più lento del previsto** dopo l’impatto della pandemia, che non viene più percepito come principale elemento di rischio in Europa grazie anche all’alto tasso di vaccinazione nel continente.

 

La survey ha inoltre mostrato che i manager europei hanno una **sensibilità verso le questioni ambientali e il cambiamento climatico di gran lunga superiore rispetto alla media globale**: i rischi derivati da eventi naturali imprevedibili e estremi sono stati infatti indicati dal **59% del campione**, rispetto al 22% del dato globale. Questo perché l’EU Green Deal sta introducendo i fattori di rischio ESG nel risk management degli operatori dei mercati finanziari con il preciso scopo di impattare nella sostenibilità dell’economia reale; attraverso la leva della finanza sostenibile.

 

Gli intervistati europei non sembrano invece essere particolarmente preoccupati dalle **minacce di attacchi informatici**: solo il **42%** ha dichiarato di aver **aumentato gli investimenti in cybersecurity** per mitigare i rischi di interruzione della catena di approvvigionamento in seguito al conflitto in Ucraina, rispetto al dato globale del 51%, e solo il 13% li ritiene il rischio principale per le organizzazioni.

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Fonte: [Studio BDO Global Risk Landscape 2022: per il 78% dei C-level nel mondo, le tensioni geo-politiche costituiscono la principale fonte di rischio per le organizzazioni](https://giornaledellepmi.it/studio-bdo-global-risk-landscape-2022-per-il-78-dei-c-level-nel-mondo-le-tensioni-geo-politiche-costituiscono-la-principale-fonte-di-rischio-per-le-organizzazioni/), Il Giornale delle PMI.
