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title: "STUDI CONFARTIGIANATO – Venti di guerra e instabilità geopolitica, rischi per 9,8% del made in Italy e 40,7% dell’import di energia"
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author: "Redazione"
published: 2025-06-18T07:05:48+02:00
modified: 2025-06-17T18:41:01+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
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# STUDI CONFARTIGIANATO – Venti di guerra e instabilità geopolitica, rischi per 9,8% del made in Italy e 40,7% dell’import di energia

*Redazione · 18 Giugno 2025 · Il Giornale delle PMI*

Con l’attacco di Israele all’Iran nella notte tra giovedì e venerdì scorsi si intensificano i venti di guerra che nell’estate del 2025 interessano i paesi del **Medio Oriente**, con alcune aree limitrofe – **Egitto**, **Libia** e **Turchia** – su cui si possono riverberare gli effetti della crisi mediorientale, i paesi coinvolti nella **guerra russo-ucraina** a cui si aggiungono **India** e **Pakistan**, interessati da scontri ai confini a inizio maggio.

 

L’acuirsi della crisi in Medio Oriente ha determinato un rialzo delle **quotazioni delle commodities energetiche**, accentuando l’incertezza sugli scambi internazionali, già elevata a causa dell’annunciata guerra dei dazi. Per l’Italia è a rischio la ripresa delle esportazioni avviata nel primo quadrimestre dell’anno.

 

L’Italia presenta una elevata **dipendenza energetica** dalle aree maggiormente interessate dai conflitti, con un import per petrolio greggio e raffinato e gas naturale da 17 dei 25 paesi in esame che nel 2025 ammonta a 27,6 miliardi di euro, rappresentando il 40,7% degli acquisti di energia dall’estero. Si tratta di una dipendenza elevata, ma in discesa (era del 64,0% nel 2021) a seguito del taglio delle forniture di gas e petrolio russo.

 

Nel dettaglio dall’area in esame l’Italia nel 2025 (ultimi dodici mesi a marzo) importa 13,2 miliardi di petrolio greggio pari al 50,9% dell’import di questa commodity, di 8,8 miliardi di euro di gas naturale, pari al 37,3% del totale e di 5,7 miliardi di petrolio raffinato, pari al 47,0% del totale. Assenti gli acquisti di carbone ed energia elettrica.

 

**Tensioni sui prezzi dell’energia e impatto sulla crescita** – L’analisi di rischio effettuata dal MEF nel Documento di finanza pubblica indica che un livello dei prezzi che, dal terzo trimestre del 2025 a tutto il 2026, risultasse più elevato rispetto allo scenario di riferimento di 10 dollari al barile per il petrolio e di 10 euro al MWh del gas determinerebbe un impatto negativo sul tasso di crescita del PIL di 0,2 punti percentuali nel 2026 e di 0,1 punti nel 2027.

 

La spinta dei prezzi dell’energia determinerebbe un rialzo delle **aspettative di inflazione** e potrebbe determinare un rinvio dei prossimi tagli dei **tassi da parte della BCE** che metterebbe un freno alla ripresa degli **investimenti**, indicati in crescita dell’1,2% nel 2025 e dell’1,7% nel 2026 nelle [ultime previsioni dell’Istat](https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/06/Prospettive-per-leconomia-italiana_giugno2025.pdf).

 

**Nelle aree in guerra il 9,8% dell’export** – Una crescente instabilità geopolitica potrebbe compromettere la **ripresa dell’export**, già [a rischio nel caso di esito negativo dei negoziati sui dazi](https://www.confartigianato.it/2025/06/studi-come-sta-andando-leconomia-italiana-alle-porte-dellestate-2025-nellanalisi-dellufficio-studi-su-ilsussidiario-net/), e rallentare il tentativo di recupero della crisi della manifattura, [sottolineato da Confartigianato nei giorni scorsi](https://www.confartigianato.it/2025/06/attualita-granelli-dalla-produzione-industriale-un-segnale-incoraggiante-da-rafforzare/https:/www.confartigianato.it/2025/06/attualita-granelli-dalla-produzione-industriale-un-segnale-incoraggiante-da-rafforzare/). I dati pubblicati dall’Istat venerdì scorso confermano nei primi quattro mesi del 2025 una dinamica tendenziale dell’export positiva (+2,5%), con un maggiore dinamismo dei paesi UE (+2,8%) rispetto ai paesi extra UE (+2,1%), manifestando una inversione di segno rispetto al -0,4% del 2024.

 

Nel complesso il rischio geopolitico determinato dai conflitti interessa un’**area che complessivamente include 25 mercati** – di cui 17 in Medio Oriente – e nella quale nel 2025 (ultimi dodici mesi a marzo) il made in Italy vale 61,4 miliardi di euro, pari al 9,8% dell’export totale e il 19,9% delle esportazioni dei paesi extra Ue. Nel dettaglio le esportazioni ammontano a 27,1 miliardi in Medio Oriente, a 21,9 miliardi nei tre paesi confinanti di Egitto, Libia a Turchia, 6,6 miliardi tra Russia, Ucraina e Bielorussia e 5,8 miliardi in India e Pakistan.

 

Nel complesso dei mercati in esame nel primo trimestre del 2025 si osserva un ristagno (-0,6%) dell’export, combinazione di diminuzioni del 14,7% nei paesi confinanti l’area mediorientale di Egitto, Libia e Turchia e del 10,4% sui paesi interessati dalla guerra russo-ucraina non sufficientemente compensati dagli aumenti del 13,7% in Medio Oriente, e del 6,0% in India e Pakistan.

 

I **maggiori mercati** del Medio Oriente sono Emirati Arabi Uniti con 8,4 miliardi di euro (+21,5% nel primo trim. 2025 vs +19,4% nel 2024), Arabia Saudita con 6,4 miliardi (+10,1% nel primo trim. 2025 vs +27,9% nel 2024), Israele con 3,4 miliardi (+12,0% nel primo trim. 2025 vs -1,1% nel 2024), Qatar con 2,3 miliardi (-18,3% nel primo trim. 2025 vs -9,4% nel 2024), Kuwait con 1,6 miliardi (+154,2% nel primo trim. 2025 vs -43,2% nel 2024) e Libano con 0,8 miliardi (-4,6% nel primo trim. 2025 vs -25,1% nel 2024).

 

Tra i paesi confinanti l’area di crisi mediorientale troviamo la Turchia con esportazioni per 16,8 miliardi di euro (-17,8% nel primo trim. 2025 vs +23,9% nel 2024), Egitto con 2,8 miliardi (-0,7% nel primo trim. 2025 vs -16,6% nel 2024) e Libia con 2,3 miliardi (-5,5% nel primo trim. 2025 vs +34,2% nel 2024). La guerra alle porte d’Europa in corso da oltre tre anni interessa Russia con l’export che vale 4,1 miliardi di euro (-17,1% nel primo trim. 2025 vs -7,2% nel 2024), Ucraina con 2,2 miliardi (+8,3% nel primo trim. 2025 vs +21,9% nel 2024) e Bielorussia con 0,3 miliardi (-23,2% nel primo trim. 2025 vs +23,7% nel 2024 mentre sul fronte dei conflitti nel continente asiatico troviamo l’India con 5,3 miliardi (+5,7% nel primo trim. 2025 vs +1,0% nel 2024) e il Pakistan con 0,5 miliardi (+8,7% nel primo trim. 2025 vs +9,0% nel 2024).

 

**Export di 20,3 miliardi di euro in settori di MPI** – I settori con le maggiori esportazioni nei mercati in esame sono quelli di macchinari e impianti con 14,3 miliardi di euro nel 2024 (23,2% dell’export nei 25 paesi in esame), altre manifatture con 9,7 miliardi (15,7%), metallurgia e metalli con 5,1 miliardi (8,2%) e moda con 5 miliardi (8,2%). Un terzo (33,0%) dell’export nell’area dei 25 paesi del Vicino Oriente e del Nord Africa è prodotto in **settori di micro e piccola impresa**, per un totale di 20,3 miliardi di euro. In questi comparti a maggiore vocazione di MPI, oltre alla moda troviamo le altre manifatture, dominate da gioielleria e occhialeria, con 8,4 miliardi di euro (13,7%), alimentari con 2,8 miliardi (4,6%), prodotti metallo con 2,5 miliardi (4,1%) e mobili con 1,3 miliardi (2%).

 

### **Export nei mercati coinvolti da conflitti per settore e totale settori MPI**

 

*2024, milioni di euro, Medio Oriente, Egitto, Libia, Turchia, Russia, Ucraina, Bielorussia, India e Pakistan, settori MPI: C10, CB, C16, C18, C25, C31 e C32*

 

*Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat*

 

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Fonte: [STUDI CONFARTIGIANATO – Venti di guerra e instabilità geopolitica, rischi per 9,8% del made in Italy e 40,7% dell’import di energia](https://giornaledellepmi.it/studi-confartigianato-venti-di-guerra-e-instabilita-geopolitica-rischi-per-98-del-made-in-italy-e-407-dellimport-di-energia/), Il Giornale delle PMI.
