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title: "STUDI CONFARTIGIANATO – Tassi BCE: in Italia 35,6% della spesa per interessi dell’Uem e 190,2 miliardi € titoli di stato in scadenza entro fine anno"
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author: "Redazione"
published: 2022-06-14T07:05:49+02:00
modified: 2022-06-13T18:31:08+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
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# STUDI CONFARTIGIANATO – Tassi BCE: in Italia 35,6% della spesa per interessi dell’Uem e 190,2 miliardi € titoli di stato in scadenza entro fine anno

*Redazione · 14 Giugno 2022 · Il Giornale delle PMI*

Le ultimi previsioni sull’economia italiana sottolineano l’incertezza che domina i mercati. Martedì scorso l’Istat stima una **crescita del PIL** per il 2022 del 2,8%, mercoledì l’Ocse la ritocca al ribasso al 2,4%, mentre venerdì Banca d’Italia stima una crescita del 2,6%, che sale al 3% incorporando la revisione dei conti nazionali di fine maggio. Rispetto alle previsioni di dicembre 2021, la crescita per l’Eurozona stimata dall’Ocse è revisionata al ribasso di 1,7 punti, più severa per Italia (-2,1 punti) e Germania (-2,2 punti).

 

Si registra una accelerazione del tasso di crescita dei prezzi. Nell’ambito delle [proiezioni macroeconomiche](https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/proiezioni-macroeconomiche/index.html) la Banca d’Italia a luglio 2021 stimava per quest’anno un **tasso di inflazione** dell’1,3%, a dicembre del 2,8% e a gennaio del 3,5%; questa settimana l’Ocse lo colloca al 6,3% e la Banca d’Italia al 6,7%.

 

Le previsioni di una ‘inflazione temporanea’ sono cadute: nel [Bollettino della Bce pubblicato a fine aprile](https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/bollettino-eco-bce/2022/bol-eco-3-2022/bolleco-BCE-3-2022.pdf) si esaminano gli **errori nelle proiezioni di inflazione** formulate dagli esperti dell’Eurosistema e della Bce. Il rialzo dell’inflazione attiva **politiche monetarie deflazionistiche**, in particolare per la Banca centrale europea, il cui [statuto, all’articolo 2](https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:12016M/PRO/04&from=IT), indica l’obiettivo principale del mantenimento della stabilità dei prezzi. Ma anche la Fed, con l’[inflazione al consumo che negli Usa a maggio è salita all’8,6%,](https://www.bls.gov/news.release/pdf/cpi.pdf) il valore più elevato da dicembre 1981, potrebbe aumentare ulteriormente i tassi.

 

Il **[rialzo dei tassi di riferimento attuato dalla Bce giovedì scorso](https://www.bancaditalia.it/media/bce-comunicati/documenti/2022/ecb_mp220609_it.pdf?pk_campaign=EmailAlertBdi&pk_kwd=it)** – era da dieci anni che non avveniva – conclude la [stagione del credito a basso costo](https://bit.ly/3wQV4D1). È stata discusso ma non ancora delineato lo **scudo anti-spread** a protezione della stabilità finanziaria. Come già [anticipato da precedenti analisi](https://bit.ly/3uEAVPt) il rialzo dei tassi è utile per raffreddare la domanda, ma è meno adatto a contenere gli shocks inflazionistici determinati da costi energetici. Una politica monetaria restrittiva affiancata da una **politica fiscale prudente** finalizzata ad “*assicurare una riduzione credibile e graduale del debito* – come indicato nelle [Raccomandazioni della Commissione europea pubblicate lo scorso 23 maggio](https://ec.europa.eu/info/sites/default/files/2022-european-semester-csr-italy_it_0.pdf) – potrebbe avere pericolosi **effetti pro-ciclici**.

 

L’Italia affronta questa nuova fase in condizioni particolarmente critiche sul fronte del **debito pubblico**: a marzo 2022 il debito delle Amministrazioni pubbliche ammonta a 2.755 miliardi di euro, pari al 152,6% del PIL. Il **termine degli acquisti di titoli da parte della Bce** a partire dal 1° luglio, confermato nelle decisioni di politica monetaria di giovedì scorso, influenza i prossimi collocamenti del Tesoro italiano, a fronte di 190,2 miliardi di **titoli di stato in scadenza** nella seconda metà di quest’anno. Gli acquisti delle autorità monetarie hanno assorbito quasi totalmente lo shock della pandemia sul debito pubblico italiano: tra febbraio 2020, prima dello scoppio della pandemia, e marzo 2022 lo stock di debito è salito di 308,6 miliardi di euro, di cui il 94,6% è detenuto dalla Banca d’Italia, la cui quota di debito sottoscritto passa dal 16,8% di due anni fa all’attuale 25,5%, con un aumento di 8,7 punti.

 

Nel 2022 l’Italia spende il 3,5% del PIL per **interessi sul debito**, per un controvalore di 65,7 miliardi di euro: si tratta di oltre un terzo (35,6%) del totale dell’Eurozona e dell’importo più elevato nell’Ue, superiore a quello di Francia (37,2 miliardi) e Spagna (26,9 miliardi) messe insieme. Il rialzo dello spread aumenta questa posta di bilancio: secondo le stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio, un incremento permanente di 100 punti base sulla curva dei rendimenti dei titoli di Stato italiani a partire dal 2023, porta ad una maggiore spesa per interessi di 2,5 miliardi di euro nel 2023, di 6,7 miliardi nel 2024 e di 10,1 miliardi nel 2025.

 

Infine, va ricordato che l’inflazione, oltre a produrre diversi effetti negativi sull’economia, favorisce i debitori, lo Stato in primis. Una [analisi della Corte dei conti](https://www.corteconti.it/Download?id=531628a1-b86e-4486-9f04-b5dccdfd106a#page=102) relativa alla dinamica del debito pubblico tra il 2022 e il 2025, evidenzia che la crescita del costo medio del debito è totalmente compensata dall’effetto di crescita dei prezzi.

 

**Spesa per interessi nei paesi Ue**

 

Anno 2022, miliardi di euro e % del PIL – Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Commissione europea

 

[![](https://www.confartigianato.it/wp-content/uploads/2022/06/news_20220613_crescita_BCE_debito_v01_2ID-3.png)](https://www.confartigianato.it/wp-content/uploads/2022/06/news_20220613_crescita_BCE_debito_v01_2ID-3.png)

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Fonte: [STUDI CONFARTIGIANATO – Tassi BCE: in Italia 35,6% della spesa per interessi dell’Uem e 190,2 miliardi € titoli di stato in scadenza entro fine anno](https://giornaledellepmi.it/studi-confartigianato-tassi-bce-in-italia-356-della-spesa-per-interessi-delluem-e-1902-miliardi-e-titoli-di-stato-in-scadenza-entro-fine-anno/), Il Giornale delle PMI.
