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title: "Qual è il rischio che l’inflazione rialzi la testa?"
url: https://giornaledellepmi.it/qual-e-il-rischio-che-linflazione-rialzi-la-testa/
author: "Lorenzo Forni"
published: 2021-01-18T07:08:45+01:00
modified: 2021-01-16T23:08:03+01:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["INFOIMPRESA", "La rassegna dell'una"]
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# Qual è il rischio che l’inflazione rialzi la testa?

*Lorenzo Forni · 18 Gennaio 2021 · Il Giornale delle PMI*

> Oggi i mercati stanno assegnando una probabilità non nulla al fatto che l’inflazione possa salire sopra il 2%.

**Vi ricordate la stagflazione?** Per chi si fosse scordato il significato del termine, si riferisce a una situazione in cui un livello di inflazione elevato si accompagna a recessione o comunque attività economica debole. La stagflazione ha caratterizzato gli anni ’70 del secolo scorso, quando l’inflazione era relativamente sostenuta (tra il 1973 e il 1984 l’inflazione in Italia oscillò tra il 10 e il 20% all’anno) e sostenuta da aspettative che rimanesse tale, nonostante la disoccupazione elevata. È una situazione che potrebbe verificarsi di nuovo?

 

**Rispetto agli anni 70, le banche centrali dei principali paesi avanzati sono diventate più indipendenti** e con un chiaro mandato di controllo dell’inflazione (in Italia il “divorzio” tra Banca d’Italia e Tesoro avvenne nel 1981 e avviò un notevole processo di contenimento dell’inflazione nel corso degli anni ‘80). Fintanto che gli istituti centrali godono di buona credibilità, l’aspettativa più diffusa è che, se l’inflazione dovesse risalire, essi interverrebbero aggressivamente. **Quindi l’inflazione non dovrebbe preoccuparci**.

 

**Tuttavia, nel corso della scorsa estate la Federal Reserve americana ha adottato un cambio di strategia che prevede che i tassi di interesse non vengano alzati anche quando l’inflazione supera la soglia del 2%** e finché la disoccupazione non abbia raggiunto un valore valutato sufficientemente basso. Questo significa che la Fed potrebbe non rispondere subito ad un aumento dell’inflazione sopra il 2%.

 

Tradizionalmente nei modelli macroeconomici, l’inflazione raggiunge il livello obiettivo stabilito dalla banca centrale se quest’ultima risponde in modo aggressivo ad aumenti attesi dell’inflazione (il cosiddetto *Taylor principle*). La funzione di risposta della banca centrale è di solito rappresentata da una *Taylor rule*, dove il tasso di interesse scelto dipende dall’inflazione attesa e dall’output gap. Quando l’output gap è nullo, se la banca centrale aumenta il tasso di interesse nominale meno di quanto aumenti l’inflazione attesa, il tasso di interesse reale atteso scenderà, stimolando così la domanda e quindi facendo ulteriormente aumentare l’inflazione. Quando l’output gap è negativo, come in questa fase, la banca centrale può rispondere in modo meno che proporzionale e comunque raggiungere obiettivo di inflazione. **Ma se reagisce in modo troppo debole l’equilibrio risulta indeterminato, cioè l’inflazione potrebbe crescere indefinitamente**. In questa situazione le aspettative di inflazione potrebbero salire nell’immediato anche in presenza di un livello di disoccupazione ancora elevato.

 

Se guardiamo a cosa si aspettano oggi i mercati, possiamo dire che stanno assegnando una probabilità non **nulla al fatto che l’inflazione possa salire sopra il 2%**. Le aspettative di mercato mostrano che l’inflazione attesa è risalita dal minimo di questa primavera a oltre il 2% recentemente (figura sotto). Non solo. L’oro, tipico asset che protegge dall’inflazione, si è apprezzato molto negli ultimi mesi. Molti operatori pensano che Bitcoin sia un po’ come l’oro. Essendo la sua offerta limitata per ragioni tecniche e avendo la potenzialità di diventare una valuta di riserva internazionale sganciata da autorità sovranazionali, potrebbe anch’esso proteggere dall’inflazione. Insomma, i segnali di mercato indicano che la probabilità di un’inflazione superiore al 2% non è nulla.

  Fig.1 – USA: 10 year breakeven tasso di inflazionevalori percentuali   

![](https://www.prometeia.it/flex/tmp/imgResized/T-f1c49944cdf435d16de273360a540b3a-498x282.png)

 Fonte: Federal Reserve    

**Tuttavia, la situazione oggi è diversa da quella degli anni ‘70**. Innanzitutto, le aspettative sono ancora nell’intorno del 2%, dunque vicine agli obiettivi delle banche centrali. In secondo luogo, l’aumento della domanda di oro e Bitcoin (al netto dei ribassi di questi ultimi giorni) riflette una protezione contro il rischio di inflazione, non l’aspettativa di un’inflazione elevata. Cioè gli agenti comprano protezione contro un rischio – inflazione elevata – che al momento non è nello scenario di base ma che ha una probabilità non nulla di verificarsi. Tuttavia, non si può escludere che le aspettative di inflazione possano salire oltre il 2% senza che la Fed intervenga, in tale modo riducendo i tassi di interesse reali attesi e sostenendo la domanda interna, quindi validando le attese di inflazione più elevata.

 

**La sensazione è che ci stiamo incamminando su un terreno inesplorato**, perché i mercati potrebbero voler testare la credibilità delle principali banche centrali, dopo che per vent’anni nessuno ne ha minimamente dubitato.

  

### Fonte: [Prometeia, Market Insights Outlook](https://www.prometeia.it/prometeiamio)

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Fonte: [Qual è il rischio che l’inflazione rialzi la testa?](https://giornaledellepmi.it/qual-e-il-rischio-che-linflazione-rialzi-la-testa/), Il Giornale delle PMI.
