---
title: "Povertà, Legacoop-Ipsos: il 54% degli italiani si colloca sotto al ceto medio"
url: https://giornaledellepmi.it/poverta-legacoop-ipsos-il-54-degli-italiani-si-colloca-sotto-al-ceto-medio/
author: "Redazione"
published: 2026-10-22T06:50:29+02:00
modified: 2026-10-21T18:30:45+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["INFOIMPRESA"]
---

# Povertà, Legacoop-Ipsos: il 54% degli italiani si colloca sotto al ceto medio

*Redazione · 22 Ottobre 2026 · Il Giornale delle PMI*

> Il 68% degli italiani si sente economicamente più fragile rispetto a cinque anni fa. Il 39% considera lo stipendio insufficiente rispetto al costo della vita, il 26% rinuncia a cure mediche o dentistiche. Nel ceto popolare il 48% teme un futuro peggiore per i propri figli.

Incertezza, paura, arretramento economico e relazionale. Un Paese nel quale **la povertà non coincide più soltanto con la mancanza di reddito**, ma assume la forma di una **progressiva discesa sociale** che investe lavoro, salute, casa, consumi, relazioni e aspettative per il futuro.

 

È il quadro che emerge da **FragilItalia 2026** – **Le povertà contemporanee**, l’indagine Ipsos realizzata per Legacoop. Secondo i dati emersi nella rilevazione, il **54% degli italiani si colloca sotto il ceto medio: il 34% si definisce “in caduta”, il 16% fragile e il 4% lower class**. Il **25% dichiara di essere sceso nella scala sociale**, mentre soltanto il 7% ritiene di aver migliorato la propria posizione.

 

Una dinamica che il rapporto definisce di “**de-cetomedizzazione**”: il ceto medio in caduta, pari al 34%, si avvicina ormai numericamente a quello stabile, al 37%. La povertà appare così sempre meno come una condizione statica e sempre più come una **traiettoria verso il basso**.

 

A confermarlo è innanzitutto la percezione degli italiani: il **68% si sente economicamente più fragile** rispetto a cinque anni fa. Il 25% ha difficoltà ad arrivare a fine mese, il 19% rinuncia a spese necessarie e il 17% non sarebbe stato in grado di sostenere una spesa imprevista di 600 euro.

 

“Questi numeri ci dicono che dobbiamo cambiare il modo in cui guardiamo alla povertà – afferma il presidente di Legacoop, **Simone Gamberini** –. Non riguarda più soltanto chi si trova ai margini. Il problema si sta diffondendo e riguarda una **parte crescente della società che lavora**, ha una casa, costruisce una famiglia, ma sente progressivamente **ridursi le proprie sicurezze**. È una povertà di reddito, certamente, ma anche di opportunità, di relazioni e, soprattutto, di futuro”.

 

Particolarmente significativo è il dato sul lavoro. Il **39% degli intervistati considera il proprio stipendio insufficiente rispetto al costo della vita**. La percentuale sale al 49% tra i 31-50enni, al 50% nelle Isole e al 54% nel ceto popolare.

 

La fragilità economica incide inoltre su **bisogni essenziali**. **Il 26% ha rinunciato a cure mediche o dentistiche per ragioni economiche**, percentuale che **raggiunge il 57% nel ceto popolare**; il 29% ha rinviato la manutenzione della casa o dell’auto e il 22% l’acquisto di vestiti o calzature necessari. Nel ceto popolare **il 23% ha dovuto ridurre persino qualità e varietà dell’alimentazione**.

 

Anche la casa fotografa la crescente vulnerabilità: il 31% ha rinviato lavori di manutenzione necessari per ragioni economiche, mentre **soltanto un intervistato su quattro dichiara di essersi sentito in una condizione abitativa stabile e sicura**.

 

Ma **le nuove povertà non sono soltanto materiali**. Negli ultimi dodici mesi **il 24% degli intervistati ha avuto poche o nessuna occasione di socialità e il 23% si è sentito solo**. Nel complesso, quando viene chiesto quali condizioni di difficoltà abbiano interessato direttamente l’intervistato o il suo nucleo familiare, dopo le difficoltà economiche (29%) emergono **il senso di vuoto o la mancanza di prospettive (21%)**, le difficoltà di accesso alle cure sanitarie (19%) e l’isolamento o la solitudine (15%).

 

“Il dato che deve interrogarci di più è forse proprio questo **intreccio tra fragilità economica e fragilità sociale** – prosegue Gamberini –. Quando diminuiscono contemporaneamente il potere d’acquisto, l’accesso alle cure, la sicurezza abitativa, le relazioni e la fiducia nel futuro, non siamo davanti a una somma di problemi individuali. **Siamo davanti a una questione che riguarda il modello di sviluppo del Paese**“.

 

Il fenomeno assume infine una **dimensione generazionale**. Nel ceto popolare **il 48% teme che i propri figli scenderanno ulteriormente nella scala sociale**.

 

“Per questo – conclude Gamberini – la risposta non può essere soltanto assistenziale. Occorre **ricostruire condizioni che consentano alle persone di tornare a progettare il proprio futuro**: lavoro dignitoso, casa accessibile, salute, servizi, comunità e possibilità di partecipare. È su questo terreno che la cooperazione può **dare un contributo al Paese**: Infatti non è più soltanto povertà di reddito. È una progressiva **perdita di sicurezza, relazioni e fiducia nel futuro**. Il Paese deve reagire. Non servono solo soluzioni di breve periodo in vista delle scadenze elettorali. **Facciamo decollare il Patto per l’Italia** che abbiamo lanciato pochi giorni fa durante la nostra Biennale dell’Economia Cooperativa”.

---

Fonte: [Povertà, Legacoop-Ipsos: il 54% degli italiani si colloca sotto al ceto medio](https://giornaledellepmi.it/poverta-legacoop-ipsos-il-54-degli-italiani-si-colloca-sotto-al-ceto-medio/), Il Giornale delle PMI.
