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title: "POLIMI Graduate School of Management ha pubblicato i risultati del primo European Responsible Start-up Practice Barometer: l’81% delle start-up europee agisce sulle pratiche responsabili, ma solo il 28% ne misura l’impatto"
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author: "Redazione"
published: 2026-02-12T06:40:25+01:00
modified: 2026-02-11T19:36:38+01:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["INFOIMPRESA"]
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# POLIMI Graduate School of Management ha pubblicato i risultati del primo European Responsible Start-up Practice Barometer: l’81% delle start-up europee agisce sulle pratiche responsabili, ma solo il 28% ne misura l’impatto

*Redazione · 12 Febbraio 2026 · Il Giornale delle PMI*

> La ricerca – la prima indagine internazionale sulle pratiche responsabili delle start-up europee – evidenzia un divario ancora significativo tra impegno dichiarato e capacità di monitorare in modo strutturato gli effetti delle azioni intraprese.

Le start-up europee mostrano una crescente attenzione alla responsabilità ambientale e sociale, ma faticano a trasformarla in pratiche strutturate e soprattutto misurabili. È quanto emerge dal primo European Responsible Start-up Practice Barometer, realizzato da **POLIMI Graduate School of Management** in collaborazione con la coalizione accademica INNOVA Europe.

 

Lo studio, condotto dagli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, ha analizzato atteggiamenti, ostacoli e fattori abilitanti nell’adozione di pratiche responsabili su un campione di 433 start-up europee.

 

Il Barometer offre una fotografia concreta del livello di diffusione delle pratiche responsabili, delle modalità con cui vengono implementate e della capacità delle start-up di monitorarne l’impatto, fornendo indicazioni utili a investitori, incubatori, università e istituzioni impegnate nello sviluppo dell’ecosistema imprenditoriale europeo.

 

## **Pratiche responsabili: un obiettivo** **di valore****, ma non ancora una priorità**

 

Sebbene il 93% delle start-up intervistate dichiari di integrare pratiche responsabili nelle proprie operazioni, solo l’81% ha effettivamente intrapreso azioni in almeno uno dei quattro ambiti individuati: **Ambiente, Sociale, Governance e** **Civico**.

 

A complemento dei tre tradizionali pilastri ESG, il barometer introduce il pilastro “civico”, che include iniziative che vanno oltre gli obiettivi strettamente aziendali, come investimenti nella comunità, sostegno a progetti educativi o sociali, partecipazione a iniziative di rigenerazione locale o innovazione sociale, e molto altro.

 

- **Sociale:** quasi 4 start-up su 5 hanno avviato iniziative sociali, in particolare a favore del benessere dei dipendenti (61%) e del marketing responsabile (63%).
- **Governance:** il 78% delle start-up adotta pratiche di buona governance.
- **Ambiente:** il 67% mette in atto pratiche ambientali responsabili. È l’ambito più frequentemente scelto come punto di partenza: tra le start-up impegnate in un solo pilastro, il 39% sceglie quello ambientale.
- **Civico:** solo il 51% delle start-up considera prioritario questo pilastro, e quasi un quarto afferma che non lo sarà nemmeno nel prossimo anno.

 

La **mancanza di risorse finanziarie (69%)** e di **tempo sufficiente (58%)** rappresentano i principali ostacoli che impediscono alle start-up di intraprendere azioni responsabili, anche se le difficoltà variano da Paese a Paese.

 

- In **Francia**, la mancanza di tempo è citata più spesso (66%) rispetto a **Germania (42%)** e **Italia (36%)**.
- In **Italia**, il 64% delle start-up afferma che le pratiche responsabili competono con altre priorità aziendali (contro il 25% in Francia e il 37% in Germania).
- In **Germania**, prevalgono i vincoli finanziari: il 79% cita risorse limitate come principale ostacolo, contro il 69% in Francia e il 43% in Italia.

 

La maggior parte delle start-up ritiene che le pratiche responsabili siano utili, ma non ancora strategiche: il 42% riconosce un reale valore aggiunto, il 40% alcuni benefici, mentre il 18% non ne vede alcuno.

 

Le pratiche responsabili, dunque, non vengono accantonate per mancanza di convinzione, ma perché considerate meno strategiche rispetto ad altre priorità in un contesto di risorse limitate.

 

## **Misurare l’impatto: il punto debole**

 

Sebbene l’81% delle start-up abbia agito in almeno uno dei quattro ambiti della responsabilità d’impresa, solo il **28% utilizza indicatori di performance (KPI)** per misurare l’impatto delle proprie azioni. Tuttavia, senza un sistema di monitoraggio, risulta difficile valutare i progressi, comunicare in modo trasparente o adeguare la strategia nel tempo.

 

Il livello di monitoraggio varia in base alla maturità, al settore e ai pilastri considerati:

 

- Il 64% delle start-up in **fase di espansione** monitora i propri KPI, contro il 27% di quelle in **fase di prototip****azione**.
- Il 46% delle start-up attive nel settore **energia e ambiente** e il 47% di quelle attive nell’ambito **inclusione e impatto sociale** monitorano gli indicatori – percentuali superiori alla media, ma ancora modeste per settori naturalmente orientati all’impatto.
- Le categorie più monitorate sono **impatto sociale** e **ambiente**.

 

Le principali difficoltà nel monitoraggio riguardano la **mancanza di risorse finanziarie (27%)**, di **tempo (25%)**, problemi di **supporto interno (19%)** e **carenza di competenze specifiche (18%)**.

 

## **La pressione degli stakeholder: un vero motore di cambiamento**

 

Il numero di start-up che monitorano l’impatto delle proprie pratiche ESG **raddoppia** (40% contro 17%) quando subiscono la pressione del proprio ecosistema – clienti, investitori, incubatori, ecc. Tuttavia, questa pressione è ancora molto disomogenea: una start-up su due non è mai stata interrogata sulle proprie pratiche responsabili, segno di una **dinamica ancora in fase di sviluppo** più che di una **tendenza ormai consolidata**.

 

- Tra le start-up **autofinanziate**, il 38% ha ricevuto domande in merito, principalmente da **clienti (17%)**, **incubatori (14%)** e **partner commerciali (11%)**.
- Durante i **round di finanziamento Series A**, la pressione diventa la norma: l’83% delle start-up riceve domande sul tema, soprattutto da **investitori a impatto (41%)**, **investitori tradizionali (31%)** e **clienti (28%)**, che restano una forza trainante costante.

 

Incubatori e investitori svolgono quindi un ruolo centrale nell’integrare sistematicamente il monitoraggio dell’impatto delle pratiche responsabili nei propri criteri di selezione, supporto e valutazione. Se questo approccio diventasse strutturale, avrebbe un effetto moltiplicatore sull’intero ecosistema, favorendo la trasparenza e l’allineamento dei team aziendali intorno a obiettivi condivisi e responsabili.

 

“*La ricerca evidenzia un cambiamento importante: le start-up europee riconoscono il valore delle pratic**he responsabili, ma non dispongono ancora in modo diffuso di strumenti e metriche per trasformarle in vantaggio competitivo. Colmare questo gap sarà fondamentale per rafforzare la capacità dell’Europa di sviluppare innovazione sostenibile nel lungo periodo*”, ha dichiarato **Tommaso Agasisti****, co-f****ounder** **di INNOVA e Associate Dean for** **International Relations** **di** **POLIMI Graduate School of Management.**

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Fonte: [POLIMI Graduate School of Management ha pubblicato i risultati del primo European Responsible Start-up Practice Barometer: l’81% delle start-up europee agisce sulle pratiche responsabili, ma solo il 28% ne misura l’impatto](https://giornaledellepmi.it/polimi-graduate-school-of-management-ha-pubblicato-i-risultati-del-primo-european-responsible-start-up-practice-barometer-l81-delle-start-up-europee-agisce-sulle-pratiche-responsabili-ma-so/), Il Giornale delle PMI.
