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title: "PMI, AI e finanza: non è la tecnologia il vero ostacolo, è la fiducia"
url: https://giornaledellepmi.it/pmi-ai-e-finanza-non-e-la-tecnologia-il-vero-ostacolo-e-la-fiducia/
author: "Redazione"
published: 2026-07-20T06:40:22+02:00
modified: 2026-07-18T20:41:37+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["SOLDI"]
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# PMI, AI e finanza: non è la tecnologia il vero ostacolo, è la fiducia

*Redazione · 20 Luglio 2026 · Il Giornale delle PMI*

> 8 imprenditori su 10 non delegano decisioni finanziarie all'AI e chiedono un referente umano, ma il vero spartiacque è la maturità d'impresa: tra le aziende con 6–10 anni di attività 3 su 10 trainano innovazione e neobank, mentre le startup restano più diffidenti (2 su 10).

Nonostante la crescente diffusione delle tecnologie digitali, la gestione finanziaria delle PMI italiane resta fortemente ancorata alla fiducia nel fattore umano. Il **78% degli imprenditori non delegherebbe decisioni finanziarie all’intelligenza artificiale**, sia per una mancanza di fiducia (36%), sia per la volontà di mantenere un controllo diretto (42,3%). Coerentemente, per il **78% degli intervistati è fondamentale poter contare su un referente umano nei servizi bancari**, confermando come la relazione resti un pilastro centrale anche nell’era della digitalizzazione. È quanto emerge dalla nuova ricerca di **Qonto, la soluzione di gestione finanziaria per PMI e liberi professionisti con oltre 600.000 clienti in Europa**, che ha analizzato il rapporto tra aziende e professionisti italiani con la gestione delle proprie finanze, con focus su adozione dell’AI, fiducia nei servizi bancari e differenze generazionali e di maturità aziendale.\[1\]

 

In questo contesto, la vera linea di trasformazione non è solo generazionale, ma legata alla maturità delle imprese. **Le aziende con 6–10 anni di attività si confermano il segmento più dinamico**, con il più alto livello di ottimismo a tre anni (**sei su dieci)**, la maggiore adozione dell’AI (**20%**) e la più elevata propensione a delegare decisioni finanziarie all’intelligenza artificiale (**33%**). Al contrario, le **startup risultano più prudenti**: solo il **19,5%** delle imprese con meno di due anni delegherebbe decisioni finanziarie all’AI, mentre il **43,4%** dichiara esplicitamente di non fidarsi. Anche sul fronte bancario emerge con chiarezza il peso della maturità: il **27% delle imprese con 6–10 anni utilizza neobank**, contro il **15% delle startup**, a dimostrazione che la propensione all’innovazione cresce con l’evoluzione del business.

 

“*La ricerca evidenzia come l’adozione delle tecnologie digitali nelle PMI italiane sia sempre più una questione di equilibrio tra innovazione e fiducia*”, commenta **Lorenzo Pireddu, Managing Director Sud Europa di Qonto**. “*Le imprese più mature mostrano una maggiore capacità di integrare l’intelligenza artificiale nei processi decisionali, mentre resta centrale il bisogno di strumenti semplici, trasparenti e affiancati da un supporto umano. La sfida è rendere la tecnologia un fattore abilitante concreto per la crescita e l’efficienza. Nel complesso, l’ecosistema delle piccole e medie aziende italiane è caratterizzato da una trasformazione digitale che procede a velocità differenziata, dove le imprese più strutturate accelerano su AI e modelli finanziari evoluti, mentre il fattore fiducia continua a rappresentare il vero discrimine nell’adozione delle nuove tecnologie”.*

 

All’interno di questo scenario, permane comunque una marcata frattura generazionale nell’adozione dell’intelligenza artificiale: il **69,8% degli imprenditori tra i 18 e i 34 anni utilizza strumenti di AI**, contro appena il **37,5% degli over 55**, mentre il 42,6% di questi ultimi dichiara di non avere alcuna intenzione di adottarla. L’utilizzo quotidiano diminuisce progressivamente con l’età, delineando una separazione netta tra generazioni.

 

Secondo l’indagine di Qonto, condotta su un campione di 1000 tra PMI e lavoratori autonomi, il divario tecnologico si inserisce in un quadro macroeconomico percepito come complesso. Il **52,4% delle PMI e dei freelance italiani considera l’Italia meno competitiva rispetto agli altri Paesi europei**, mentre quasi il **60% non ha riscontrato benefici concreti dal PNRR**. Il livello di fiducia resta contenuto anche nel medio periodo, con un ottimismo a tre anni pari a 5,66 su 10 e solo il 37,6% degli intervistati che esprime una valutazione superiore a 7.

 

Eppure, proprio tra chi sente di più il peso del contesto, emergono i segnali di resilienza più forti. I 18–34enni sono la fascia più critica sul clima macroeconomico — il 47% lo giudica sfavorevole — ma paradossalmente registrano le performance aziendali migliori: il 26% dichiara un miglioramento dell’attività nell’ultimo anno, quasi tre volte la quota degli over 55 (10%). Un dato che suggerisce come il pessimismo sistemico e la vitalità imprenditoriale possano coesistere, soprattutto nelle generazioni che non hanno ancora normalizzato le difficoltà strutturali del Paese

 

Sul fronte dell’intelligenza artificiale, quasi 1 PMI su 2 utilizza già questi strumenti (45%, in linea con la media europea), con il 14% che li adotta in modo regolare e il 31% in modo occasionale. Chi ne fa uso segnala benefici concreti in termini di risparmio di tempo operativo. Resta tuttavia un 38% che non prevede di adottare l’AI, frenato principalmente da preoccupazioni legate a privacy e sicurezza dei dati (30%), scarsa fiducia nell’affidabilità degli strumenti (29%) e una limitata percezione del valore aggiunto (28%). Il 42% di chi la usa non rileva ancora un impatto significativo nella propria operatività quotidiana: un segnale che l’adozione c’è, ma la maturità d’uso è ancora in costruzione.

 

Sul fronte dei servizi finanziari, il modello tradizionale resta prevalente: il **46% delle imprese gestisce le proprie finanze tramite una banca tradizionale**, mentre solo il **21% utilizza una neobank**. Il primo criterio di scelta è rappresentato da  **costi e commissioni basse (60%)**, seguito dalla qualità dell’assistenza (42%) e dalla facilità d’uso (35%). Accanto agli istituti bancari, il 25% si affida a un commercialista e il 18% a software di contabilità, mentre il 11% utilizza ancora strumenti manuali come Excel o carta.

 

Guardando alle prospettive, emerge una forte attenzione all’efficienza: la **riduzione dei costi e l’ottimizzazione dei processi** rappresentano la priorità per il 36% delle imprese nel 2026, seguite dalla crescita dei ricavi (34%). Il mercato resta prevalentemente domestico, con il **63% delle realtà focalizzate esclusivamente sull’Italia** e solo l’9% con piani concreti di espansione internazionale.

 

Infine, sul fronte del lavoro, il carico operativo è rimasto stabile per il 53,5% delle imprese negli ultimi sei mesi, mentre il 24% segnala un aumento. Il **56% non prevede nuove assunzioni** e, tra chi incontra difficoltà nel recruiting, il principale ostacolo resta il costo del lavoro (35%), seguito dalla carenza di competenze adeguate (22%).

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Fonte: [PMI, AI e finanza: non è la tecnologia il vero ostacolo, è la fiducia](https://giornaledellepmi.it/pmi-ai-e-finanza-non-e-la-tecnologia-il-vero-ostacolo-e-la-fiducia/), Il Giornale delle PMI.
