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title: "Perché il Neuropositoning sarà la vera arma delle aziende nell’era dell’IA"
url: https://giornaledellepmi.it/perche-il-neuropositoning-sara-la-vera-arma-delle-aziende-nellera-dellia/
author: "Redazione"
published: 2026-02-27T06:45:26+01:00
modified: 2026-02-26T19:26:49+01:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["MARKETING"]
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# Perché il Neuropositoning sarà la vera arma delle aziende nell’era dell’IA

*Redazione · 27 Febbraio 2026 · Il Giornale delle PMI*

> Nell’era dell’Intelligenza Artificiale, la comunicazione è diventata più veloce, economica e accessibile: la produzione di contenuti cresce a ritmo esponenziale. Oltre il 57% dei contenuti presenti online è già generato o tradotto con supporto dell’IA, una quota destinata ad aumentare con la diffusione dei tool generativi.

Negli ultimi mesi la comunicazione aziendale è stata investita dall’uso crescente dell’Intelligenza Artificiale, che ha reso la produzione di contenuti più veloce, economica e accessibile. Il risultato è una saturazione informativa: molte aziende riescono a “farsi vedere”, ma poche riescono a “farsi ricordare”.

 

Secondo un’analisi pubblicata da Wired, **oltre il 57% dei contenuti presenti online è già generato o tradotto con il supporto dell’IA**, una percentuale destinata ad aumentare nei prossimi anni con l’espansione dei tool generativi dedicati a testi, immagini e video. In uno scenario in cui i contenuti diventano sempre più simili tra loro, **la vera competizione si sposta dalla quantità alla memorabilità.**

 

È qui che entra in gioco il **Neuropositioning®**, un metodo certificato da [Tecnostudi](https://tecnostudi-comunicazione.it/) che non si limita a costruire un’immagine o un racconto, ma lavora sulla **memoria** e sulle **associazioni emotive** che il cervello crea con un brand.

 

Il Neuropositioning®, infatti, permette di capire **cosa resta davvero nella mente delle persone**, quali segnali attivano il ricordo e quali elementi differenziano un brand in un mercato di contenuti sempre più indistinti.

 

“L’esplosione di contenuti IA sempre più simili tra loro e la SEO in trasformazione, asserisce **Elena Sabattini** – Founder di **B Side Lab**, laboratorio di neuromarketing e AD di Tecnostudi – rende il **Neuropositioning®** uno strumento che aiuta l’azienda a distinguersi, perché chiarisce come il brand è percepito oggi e quali associazioni mentali attiva, permettendo di correggere e rafforzare gli elementi che lo rendono davvero riconoscibile agli occhi del mercato. In pratica aiuta a conoscere cosa di quel brand il pubblico ricorda e se lo ricorda”.

 

## **Le ricerche di mercato non bastano più**

 

Tradizionalmente il posizionamento di un brand si è basato su dati, analytics e ricerche di mercato classiche, strumenti utili ma spesso insufficienti a cogliere la percezione profonda del pubblico. Il successo di un brand dipende infatti anche dalla sua capacità di attivare emozioni e processi cognitivi.  
 È in questo spazio che si inserisce il **Neuropositioning®**, che grazie a strumenti neuroscientifici permette di accedere a reazioni meno consapevoli — come attenzione, emozione e attivazione — più efficaci nel prevedere i comportamenti di consumo.

 

**Come un’azienda può stimolare il suo ricordo nel pubblico?**

 

Per farsi ricordare, un’azienda può costruire la propria comunicazione lavorando su quattro asset neuroscientifici specifici:

 

- **Effetto mera esposizione**: ciò che vediamo spesso diventa familiare, e ciò che è familiare ci convince di più.
- **Priming sensoriale:** associare il brand a stimolazioni sensoriali particolari (es. audio logo, texture, suono componenti etc.) fa sì che queste da sole siano sufficienti ad attivare il ricordo del brand. (Ad esempio, sento ta-dum, logo sonoro, e penso a Netflix).
- **Priming affettivo:** associare il brand a emozioni (di solito positive) ne migliora il ricordo in termini di probabilità, durata e vividezza.
- **Peak End rule:** in un arco narrativo (ad es. spot adv) posizionare il brand in concomitanza dei picchi a maggiore intensità emotiva (di solito in fase risolutiva e finale) ne migliora il ricordo.

 

## **Uno sguardo nei prossimi cinque anni**

 

Nei prossimi cinque anni cambierà radicalmente il “come” si producono i contenuti, ma non cambierà il “perché” i brand vincono.

 

- In un contesto in cui tutto sarà generabile, replicabile e simile, il valore di un brand si giocheràsulla capacità di costruire un sistema di **segnali riconoscibili** – parole, stile, colori, suoni – perché il cervello premia ciò che è familiare.
- Quando i contenuti diventano così standardizzati, la differenza la fanno gli **asset distintivi**: non solo il logo, ma audio-logo, palette cromatica, grammatica visiva ed emozioni coerenti legate al brand.
- Paradossalmente, l’IA aumenta il **bisogno di autenticità**: non quella dichiarata, bensì dimostrata. La fiducia torna centrale, perché in un contesto in cui tutto può essere artificiale, **le persone cercano riferimenti** che riducano l’incertezza.

 

“In questo scenario il Neuropositioning® diventerà sempre più centrale – continua Sabattini – perché permette di passare da *ci piace* a *funziona*: cioè misurare cosa resta davvero nella memoria, quali associazioni si attivano in modo implicito, e come si può rendere un brand più distintivo e più forte nella testa del pubblico.

 

In sintesi: l’IA accelererà l’esecuzione, ma la strategia sarà ancora più determinante. Perché la scarsità non sarà più di contenuti, ma di **attenzione, memoria e fiducia**”.

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Fonte: [Perché il Neuropositoning sarà la vera arma delle aziende nell’era dell’IA](https://giornaledellepmi.it/perche-il-neuropositoning-sara-la-vera-arma-delle-aziende-nellera-dellia/), Il Giornale delle PMI.
