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title: "Nuova grammatica per il welfare aziendale? Per il 60% dei lavoratori determina la felicità"
url: https://giornaledellepmi.it/nuova-grammatica-per-il-welfare-aziendale-per-il-60-dei-lavoratori-determina-la-felicita/
author: "Redazione"
published: 2025-03-21T06:40:59+01:00
modified: 2025-03-20T19:23:10+01:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["LAVORO"]
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# Nuova grammatica per il welfare aziendale? Per il 60% dei lavoratori determina la felicità

*Redazione · 21 Marzo 2025 · Il Giornale delle PMI*

> Annunciati i primi dati della quinta edizione della ricerca dell’Associazione Ricerca Felicità.

*Donne, GenZ e lavoratori autonomi sono i più felici del proprio lavoro in un’Italia che in generale è lievemente meno felice rispetto al 2024 (con una media di 3.09 punti su 5 rispetto al 3.24 dell’anno scorso). La Great Resignation rallenta, pur molto lentamente. Il 48% degli intervistati cambierebbe il proprio posto di lavoro per lo stipendio, oltre 25 punti percentuali in più rispetto alla flessibilità (22%) e all’opportunità di crescita (21%)*

 

*Si riconosce il valore del welfare: alla domanda “Secondo te, quanto il welfare aziendale determina la felicità dei/delle collaboratori/collaboratrici in azienda?” il 60% ne è convinto molto o moltissimo*

 

*Up Day: Serve una grammatica su cos’è il welfare aziendale e cosa non lo è, perché emerge un disincanto dovuto anche alle eccessive aspettative di un welfare aziendale che non può competere o sostituirsi al welfare pubblico*

 

*Secondo i dati, solo il 13% degli intervistati ritiene che nella propria azienda od organizzazione vengano promossi programmi di supporto alla genitorialità e il 10% a programmi di supporto al caregiving*

 

Il concetto di welfare aziendale sta cambiando. Lo fotografa la nuova indagine dell’Osservatorio BenEssere Felicità, realizzata con la partnership tecnica di Up Day, dove emerge come **il 60% dei lavoratori riconosce il welfare aziendale come utile alla felicità al lavoro e il 45% lo vede come un elemento di benessere in azienda**, ma non un plus per cambiare.

 

In un’**Italia meno felice del 2024** (con una media di 3.09 punti su 5 rispetto al 3.24 dell’anno scorso), la ricerca dell’Osservatorio BenEssere Felicità rileva che **alla domanda “*****Quanto ti senti felice del tuo lavoro?”*** **le donne superano gli uomini (3.28 vs 3.23)**, la Generazione Z è capofila con un valore medio di 3.34 e seguono a ruota Baby Boomers (3.31), Millennials (3.27) e Generazione X (3.21).

 

*“Quest’anno abbiamo visto che* ***rallenta lievemente la Great Resignation**: alla domanda se “ti piacerebbe avere la possibilità di cambiare posto di lavoro o lavoro nei prossimi 12 mesi?” il 59.9% dice di no (nel 2024 era il 55%). Rimane costante il 24% di chi vorrebbe cambiare azienda o posto di lavoro, ma scende la percentuale di chi vorrebbe cambiare lavoro o mestiere al 17% (l’anno scorso era il 21%)*” afferma [Elisabetta Dallavalle](https://www.ipresslive.it/it/ipress/persone/view/23193/)**, Presidente dell’Associazione Ricerca Felicità “***Tra gli aspetti considerati più importanti nello scegliere un nuovo posto di lavoro **rimane alla prima posizione*** **“avere uno stipendio maggiore*****”**, che rispetto al 42% dell’anno scorso sale al 48%, oltre 25 punti percentuali sopra flessibilità (22%) e opportunità di crescita (21%). Scende “l’avere un welfare dell’azienda o del settore migliore” dal 17% del 2024 al 13%* e anche quest’anno *lavorare in un ambiente/azienda con un marchio noto risulta essere l’ultima scelta per i lavoratori e le lavoratrici italiane.”*

 

Tra dipendenti e autonomi sono più felici del proprio lavoro questi ultimi (3.40 vs 3.22) e i laureati lo sono più di chi non ha avuto un percorso formativo universitario (3.33 vs 3.21).  
 Alla domanda “Secondo te, quanto il welfare aziendale determina la felicità dei/delle collaboratori/collaboratrici in azienda?” emerge che uomini e donne sono pressoché allineati con rispettivamente una media di 3.59 e 3.58, **tra le generazioni i più positivi sono i Millennials con 3.66**, seguono Baby Boomers (3.61) Generazione Z (3.57) e Generazione X (3.53). Il Sud e le Isole, con 3.71, guidano geograficamente questa consapevolezza, seguono Nord Ovest (3.56), Nord Est (3.52) e chiude Centro con 3.50.

 

*“Questi dati ci spingono a **riflettere su una nuova grammatica del welfare**. Questo perché emerge un disincanto forse dovuto anche alle eccessive aspettative in un welfare erogato dalle aziende, che non può competere o sostituirsi al welfare pubblico: basti pensare che quest’ultimo nel 2022 era di poco inferiore a 650 miliardi, a fronte dei 3 miliardi di quello privato*. *Paradossalmente, **le risposte che vedono più determinante il welfare aziendale nella felicità dei lavoratori sono distribuite nei territori con un minor grado di diffusione degli stessi strumenti di welfare**. Crediamo che questo sia dovuto al fatto che, chi l’ha ottenuto, ha compreso quanto il vero welfare non sia solo buoni pasto o buoni carburante, ma è qualcosa che promuove l’accompagnamento ai bisogni dei cicli di vita, la promozione dell’unicità delle persone, dello smart working, dei programmi di supporto alla genitorialità o del caregiving”* afferma [Mariacristina Bertolini](https://www.ipresslive.it/it/ipress/persone/view/23973/) **– Vice Presidente, DG Up Day e Direttrice zona Euromed di UP.** “*Non può più essere solo un pacchetto di benefit, ma deve evolversi verso un modello che metta al centro ciclo di vita, bisogni reali, relazioni, flessibilità e supporto alla vita personale. La ricerca dimostra che il 45% degli italiani ritiene che i servizi di welfare fanno parte del benessere in azienda e solo il 34% li vede come un benefit in più per scegliere dove andare a lavorare. Per il 18% degli intervistati la propria azienda non eroga nulla, ma quello che ci ha fatto riflettere è che solo il 13% ritiene che nella propria azienda od organizzazione vengano promossi programmi di supporto alla genitorialità e solo il 10% programmi di supporto al caregiving. Quello che servirebbe al nostro Paese”.*

 

La raccolta dei dati è stata affidata **all’Istituto di ricerca SWG S.p.A.** e si è svolta nel periodo compreso tra il 3 e l’8 marzo 2025 con rilevazione CAWI (Computer Assisted Web Interviewing) mediante l’utilizzo di diversi device quali PC, Tablet e smartphone a seconda delle preferenze dell’intervistato.

 

Il numero di interviste raccolte è stato pari a **1.000** e il campione è stato distribuito tenendo in considerazione variabili territoriali (Zona Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole), dimensione del centro abitato, genere, generazione culturale (Generazione Z, Millennials, Generazione X e Baby Boomer) e sono state monitorate anche le variabili sulla tipologia di rapporto di lavoro (dipendente/autonomo), fasce reddituali e titolo di studio (laureati/non laureati).

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Fonte: [Nuova grammatica per il welfare aziendale? Per il 60% dei lavoratori determina la felicità](https://giornaledellepmi.it/nuova-grammatica-per-il-welfare-aziendale-per-il-60-dei-lavoratori-determina-la-felicita/), Il Giornale delle PMI.
