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title: "Noia da lockdown: il vero rischio cyber del 2021?"
url: https://giornaledellepmi.it/noia-da-lockdown-il-vero-rischio-cyber-del-2021/
author: "Adenike Cosgrove"
published: 2021-03-22T07:04:49+01:00
modified: 2021-03-21T19:06:04+01:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["La rassegna dell'una", "TECNOLOGIA"]
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# Noia da lockdown: il vero rischio cyber del 2021?

*Adenike Cosgrove · 22 Marzo 2021 · Il Giornale delle PMI*

> Nell'anno che è appena cominciato, il fattore umano sarà probabilmente la più grande minaccia informatica: lavorare lontano dai colleghi, attività aggiuntive da gestire, come la didattica a distanza, e livelli di stress più elevati potrebbero portare rapidamente i dipendenti a comportamenti meno rigorosi e a un generale rilassamento rispetto all'igiene della sicurezza cyber.

Dalla primavera del 2020, il coronavirus ha messo i team di cybersecurity di fronte a una prova senza precedenti, e il passaggio di massa al lavoro remoto, imprevisto e improvviso, ha incrementato rapidamente superficie di attacco e rischi connessi.

 

L’aumento dei controlli tecnologici, unito all’aggiornamento dei processi e alla formazione sulla sicurezza, ha aiutato molte organizzazioni a superare una prima fase di rischio. Purtroppo, con la maggior parte degli utenti ormai abituati a lavorare da casa e ad affrontare molti più mesi fuori dall’ufficio, una seconda ondata di rischio ha fatto capolino.

 

Nell’anno che è appena cominciato, il fattore umano sarà probabilmente la più grande minaccia informatica: lavorare lontano dai colleghi, attività aggiuntive da gestire, come la didattica a distanza, e livelli di stress più elevati potrebbero portare rapidamente i dipendenti a comportamenti meno rigorosi e a un generale rilassamento rispetto all’igiene della sicurezza cyber.

 

I giorni che si ripetono, la commistione tra lavoro e vita personale, un’interazione ridotta al minimo e l’incertezza legata alla pandemia contribuiscono a quello che gli psicologi hanno chiamato il “[malessere pandemico](https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/pandemic-fatigue-stanchezza-oms/)“.

 

La noia che ne deriva, a causa di una vita che sembra ripetersi, ha un impatto sul nostro benessere e sul nostro comportamento. Diversi studi mostrano come la noia influisca sulla concentrazione, sulle prestazioni e sulla produttività. In altre parole, quando siamo annoiati, gli standard si abbassano e tendiamo a commettere errori.

 

Se questo non fosse già una manna per i cybercriminali, le persone devono fare i conti anche con le molte distrazioni del lavoro a casa. La didattica a distanza, la condivisione dello spazio di lavoro con eventuali compagni, le faccende domestiche e la tentazione delle comodità di casa possono ripetutamente distogliere l’attenzione dalla giornata lavorativa.

 

Ed è dimostrato che cambiare costantemente focus in questo modo comporti un affaticamento cognitivo, che aumenta il rischio di errori, omissioni e vuoti mentali.

 

Tutto ciò è una cattiva notizia per i team di sicurezza e una grande notizia per i cybercriminali, che puntano proprio sugli errori. Basta un allegato aperto frettolosamente, una password riutilizzata o un dettaglio trascurato per causare danni all’organizzazione. E il rischio è tutt’altro che teorico.

 

La negligenza è la causa più comune delle minacce interne, che rappresentano quasi i due terzi degli incidenti di sicurezza registrati. Le conseguenze possono essere devastanti per chi le riceve, e [costano alle organizzazioni 4,5 milioni di dollari all’anno – 307.111 dollari per singolo evento insider](https://www.proofpoint.com/sites/default/files/2020-04/gtd-pfpt-us-tr-ponemon-institute-2020-cost-of-insider-threats.pdf).

 

Oggi, i criminali hanno ben chiaro che la via più veloce per superare le difese aziendali passa attraverso le persone. Anche prima della pandemia, oltre il 94% dei cyberattacchi prendeva di mira le persone via e-mail e il 99% richiedeva un’interazione umana per avere successo.

 

Un obiettivo potenziale ansioso, annoiato e distratto aiuta solo ad amplificare il rischio. Non appena il coronavirus ha colpito la coscienza collettiva, anche [le esche di phishing legate al COVID](https://www.proofpoint.com/uk/threat-insight/post/coronaviruscovid-19-payment-lures-rise) si sono allineate al tema, offrendo test, cure, pagamenti di supporto e la promessa di un vaccino in cambio di informazioni personali e credenziali.

 

Gli utenti stanno affrontando una serie continua di attacchi, dove anche il più semplice dei comportamenti può mettere a rischio l’organizzazione. E, purtroppo, molti di questi comportamenti sono comuni.

 

[Una persona su quattro che ha ricevuto e-mail di phishing ammette di averle aperte](https://www.proofpoint.com/sites/default/files/proofpoint-catching-credential-phishing-white-paper_0.pdf). Peggio ancora, il 10% ha successivamente aperto un allegato dannoso.

 

Al centro del problema c’è la mancanza di consapevolezza sulla sicurezza. Secondo una ricerca condotta da Proofpoint l’anno scorso, il 31% degli utenti non era in grado di definire il termine phishing, e tanto meno di dimostrare il livello di conoscenza necessario per tenerlo a bada.

 

Una difesa incentrata sulle persone non è affatto un concetto nuovo. Se i criminali informatici raddoppiano i loro sforzi per attaccare le nostre persone, anche chi le difende dovrebbe raddoppiarli.

 

Alla base di questo approccio c’è una formazione completa, continua e contestuale sulla consapevolezza della sicurezza. Non è sufficiente che gli utenti riconoscano la definizione da dizionario di phishing o ransomware. Devono sapere come individuare queste minacce nel mondo reale e come il loro comportamento può aumentare significativamente le possibilità di successo di un attacco.

 

Purtroppo, questa è un’area in cui molte organizzazioni sono ancora carenti. Secondo una [recente ricerca Proofpoint](https://www.proofpoint.com/it/newsroom/press-releases/secondo-l85-dei-ciso-i-dipendenti-rendono-la-loro-azienda-vulnerabile-agli), il 65% dei CISO italiani ha ammesso di formare i propri dipendenti sulla consapevolezza della sicurezza IT una volta all’anno o meno, addirittura il 17% dichiara non effettuare mai alcuna formazione. E quello che è probabilmente peggio, solo il 17% delle imprese ha un programma di formazione continua.

 

Questo deve cambiare. E in fretta. Le più robuste difese perimetrali possono essere minate da un solo clic su un link pericoloso. Senza una formazione regolare e completa degli utenti, il rischio è di chiudere a doppia mandata la porta e lasciare la finestra spalancata.

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Fonte: [Noia da lockdown: il vero rischio cyber del 2021?](https://giornaledellepmi.it/noia-da-lockdown-il-vero-rischio-cyber-del-2021/), Il Giornale delle PMI.
